Come persona che soffre di DBP, predisposizione genetica a parte, sono stata alternativamente viziata e calpestata come uno zerbino, in maniera imprevedibile.
Ho anche sviluppato un'impotenza appresa, perché tutti i miei tentativi di operare un fermo alla violenza (emessa essenzialmente dalla mia famiglia paterna, ma anche, tutto sommato, materna) risultavano dei buchi nell'acqua.
Venivo bullizzata e maltrattata da quasi tutti, meno che da mia madre, la quale però alternava - anche lei - comportamenti di apertura ad altri di disgusto e rifiuto, sicché non mi sentivo amata da bambina neanche da lei. Insomma, ero una bambina sola, fra l'indifferenza e l'odio. In società ero anche parecchio stigmatizzata, sin dalle elementari, come bambina "folle" o "stupida" - in quanto forse presentavo tratti neurodivergenti (ADHD o persino autismo ad alto funzionamento. All'epoca si era molto ignoranti in materia.)
Andare bene a scuola non serviva più: alle medie cominciai a dedicarmi a fare la cogliona, convinta che se fossi risultata scema finalmente avrebbero smesso di violentarmi (in famiglia e in società… per il beneficio della tregua che solitamente si dà agli scemi "indifesi"). Nisba: continuarono a tartassarmi di violenze psicologiche e fisiche, ed anzi, con maggiore accanimento ancora.
Giunta ad essere un'adolescente, cominciavo a perdere la bruttezza infantile e a formarmi come "bella ragazza" (sebbene molto trascurata). Mia sorella, che da bambina era assai più graziosa, e da adulta brutta non è, ma, forse, un po' meno aggraziata di tratti della sottoscritta, cominciò a invidiarmi e a trattarmi con finto biasimo in quanto ero "troppo magra" (avevo perso il grasso dell'infanzia). Invece pesavo solo 53 kg, un peso del tutto normale. Stanca del suo odio pensai bene di diventare grassa, cosicché, essendomi superiore esteticamente (lei si era messa nel frattempo a dieta ed era dimagrita tantissimo, tanto da diventare pelle e ossa), come lo era da tempo intellettualmente (mi ero abbassata al rango di scema apposta), mi avrebbe lasciata in pace. Ma lei continuò, con una furia demoniaca, a maltrattarmi; e stavolta aveva il body shaming come arma.
Quando andai via da casa, a 29 anni, cominciò la crisi di coscienza: dovevo riappropriarmi del mio spazio esistenziale anche se a lei non andava a genio?
Continuai a ingrassare o a mantenere il grasso, perché non me la sentivo di esistere quando a mia sorella dava fastidio che esistessi, e di essere bella se a lei provocava invidia e a mio padre (il cui perno della violenza era la mia vera o presunta "bruttezza" che in gran parte era costituita dal grasso) odio e rancore, (perdendo la possibilità di farmi del male fotografandomi e definendomi "brutta"), ma poi venne Natale 2025.
A Natale 2025 io e mia sorella avemmo una lite fu-ri-bon-da come mai ne avemmo avute, e dopodiché ci bloccammo a vicenda sui social e sparimmo l'una dalla vita dell'altra.
Come d'incanto, superati i primi 2–3 mesi di depressione e lutto profondo, cominciai a dimagrire. 5, 6 kg… per adesso. In un mese e mezzo circa. Ma credo che continuerà. E ne sono felice. In fondo mi sto volendo quel tanto di bene che basta per concedermi di essere "la versione migliore di me" e non la peggiore
dipinto pre-Natale in Sicilia, 2025

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