sabato 31 gennaio 2026

Cos'è?

(gli scarabocchi di maicol e mirko, facebook)
 

venerdì 30 gennaio 2026

Dove non si parla d'amore

La verità vi prego sull'amore
non ho capito bene che cos'è
è una cosa che si impara o che si vive?
Non è la prima volta che mi capita
di avere le formiche nel cervello
e di guardar dall'alto la città
Illuminar con gli occhi la strada nella notte
Di trattenere il fiato

La verità vi prego sull'amore
Che ad un passo dalla mia mano sta
In una scatola di caramelle
E' per te, se vuoi, puoi prenderla

... a farmi stare in alto come gli uccelli
a farmi immaginare che si può
a liberarmi dal peso e dal tormento

... un fuoco a pelo d'acqua e tutto intorno il vuoto...

- "La sola concreta realtà", Tre allegri ragazzi morti


Prossima lettura

Io direi che l'amore è sopravvalutato, 
ma lo direi da profana,
da ignorante, non avendo mai amato (né essendo capace di amare)
Allora praticamente ho vissuto condizionata, svezzata in questa realtà fittizia
La bimba nella scatola
Che poi è cresciuta ed è diventata la ragazza, e poi la donna, nella scatola
E la scatola è stretta: a un certo punto la traumatizzata bimba vuole trovarci un senso, e va a mettere in mezzo terzi pur di imbastire un teatrino delle bambole in cui lei può vivere nella scatola persino provando l'esperienza dell'innamoramento, in una bara di scatola, ripeto
E così passano vent'anni...
E i vent'anni segnano sul suo volto le rughe e nel suo cuore i tagli di lama
E nulla per il resto è cambiato...

Breve storia drammatica di una bambina schizofrenica e turbata da traumi infantili asperrimi
Siparietto, musichetta strappalacrime, congedo


Pollyanna syndrome


E' colpa di questa stronza e dell'educazione melensa che mi ha impartito, se diventerò una senzatetto.

L'amore è forse più importante della vita
ma questa vita è così importante?

- Il teatro degli orrori, "Rivendico"

In linea di massima se non sei anche solo leggermente idiota non finisci sotto i ponti contro la tua volontà - il "mito" dei laureati sotto i ponti... -, al massimo puoi fare quella scelta per assaggiare la libertà.
In un Paese come il Giappone conformista, c'ha provato, ad esempio, l'autore di Pollon - che ha un nome da giapponese che non ricordo e non ho intenzione da googlare - a vivacchiare sotto i ponti per un certo periodo di tempo, lasciandosi alle spalle tutto per seguire la strada, e lui ne è tornato rinfrancato.

C'è una cosa: ne tornano tutti felici e contenti. Almeno quelli che non subiscono la condizione.

D'altro canto ci sono quelli che per strada ci devono vivere, perché sono finiti in disgrazia, e non sono di un acume spettacolare, e io farò parte di questa enorme fiumana di gente

Non so come mi adatterei alla vita selvaggia e violenta della strada
Immagino verrei derubata di tutto dopo due ore e dopo 48 sarei morta

Non voglio pensarci

Magari tenendo conto delle conseguenze, uscendo dal cono di luce rosata dell'"ottimismo idiota", qualcosa ancora può preservarsi, o no?....

e nella testa va

Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento suona la sua armonica
che voglia di piangere ho...

Qui non piove più. Le temperature sono sotto zero e i monti innevati, ma l'aria è ferma. Vorrei se ne andasse questo gelo. Anche se non servirebbe - "è dentro che ho freddo"

theme d'accompagnamento

https://youtu.be/_mDxcDjg9P4?si=j1-2BflVsZWtKpzx
(Vampire weekend - Step)
 

giovedì 29 gennaio 2026

I ching


(scusate la foto scura) (anzi, che dalla telecamera del mio telefono era venuta capovolta, anche se l'inquadratura era corretta, ho i fascisti nel telefono?...) ("90 la paura!..." ecc. ecc.)

Ieri sera mi è arrivato l'I Ching o "Libro dei mutamenti". Si tratta di un volume basato sul taoismo ed utilizzato a scopo divinatorio. Mi è giunto plastificato assieme a tre monete. Ho chiesto a Chatgpt come si consulta e tornata a casa (sono andata un attimo in città capoluogo di provincia a fare una cosa) ho voluto provare.

Posso solo dire che se prima c'era da avere un po' di fifa, quando l'ha provato l'amico seguendo le mie istruzioni è stato uno sciock. Perché minchia, collimavano entrambe. Collimavano quasi alla perfezione.

Allora vado da Chat e le chiedo se è affidabile più degli oroscopi. Risposta: sì.

La prefazione è di Carl Jung, perciò si capisce che è un testo da prendere per la sacralità che ha - purtroppo le malelingue diffidenti sono tante, e non gode della reputazione che merita: 15 euri su Amazon mi è costato.

Le tre monete hanno un lato "yang" e un lato "yin" (da scegliere arbitrariamente e da non cambiare durante una sessione), formuli una domanda in mente, possibilmente complessa un minimo, che non possa essere esaudita con un semplice "sì" o "no", e che riguardi come fare per..., le tiri in aria dal basso verso l'alto e poi guardi. Il lato yang vale "3", il lato yin vale "2". Perciò ti verrà sempre un risultato da 6 a 9 (se la matematica non è un'opinione).

Ripeti sei volte il lancio e hai un esagramma (sei lineette con numeri da 6 a 9).

"6" e "9" sono rispettivamente yin e yang "mutevoli": lo yang si traccia con una linea retta, lo yin con una tratteggiata. "7" è yang "fermo". "8" è yin "fermo". Le linee mutevoli vanno invertite (se yin è yang, se è yang è yin) per creare un altro esagramma accanto, che riguarda la risoluzione del problema.

Poi consulti il testo e vedi a quale descrizione corrispondono i tuoi esagrammi. (Situazione presente e soluzione).

Mi rendo conto che scritto così forse non si capisce un cacchio (con tutti questi yangying, scusate ma tale è), bisogna avere il testo fra le mani per capire esattamente. L'unica cosa che posso testimoniare è che funziona.

Mi ha dato una descrizione che definire accurata della mia situazione personale e della soluzione del caso che mi ha ghiacciato il sangue. Impossibile che un librone da 700 pagine lo faccia con così tanta precisione! C'è qualcosa di misterioso e insondabile sotto...

edit.


La suocera, come tutte le suocere che si rispettino, ci tiene ad ordinare dai siti francesi...


mercoledì 28 gennaio 2026

E' vero

"Non serve nient'altro che fare una scelta", cantava Caparezza (che mi piace solo quando tace.)

La scelta è smettere di fare schifo, pensavo stamattina ripassandomi il rimmel sulle ciglione lungherrime e non perché finte ma per bellezza naturale. (In effetti gli occhi sono l'unica cosa bella che posseggo atm. Gli occhi e la pelle bianca. Per il resto per quello che ho fatto di me in questi 32 (e rotti) anni, sono da accartocciare e buttare nel cestino della carta straccia.)

Ad esempio, per una donna (sovrappeso poi) non c'è nulla di più volgare che fumare. Non sono una Beth Ditto che si fa riprendere mentre piscia nei gabinetti pubblici con la cenere che le cade sul panzone. Per meglio dire sono qualcosa di simile, ma non voglio esserlo. Più. Non voglio esserlo più.

Oggi è intervenuto Dio a raddrizzarmi la schiena bifida, curva sotto la tristezza e l'angoscia. Un crampo/storta alla caviglia che mi ha fatto urlare "ahi" anche se non mi lamento di norma dei dolori fisici, così come quelli morali.

Potente.

Allora mi sono raddrizzata (il problema era la postura), ho raddrizzato l'ombrello contro il vento e la pioggia battente e ho proseguito.

Ho fatto poco caso a cose che normalmente mi mandano in tilt, tipo il cassiere sorridente e gentile del discount, i cinesi che attorno a me blateravano nella loro lingua da cinesi mentre pagavo un accendino al loro negozio dei cinesi, i passanti che vedendomi seduta ai tavolini di fuori della biblioteca si tenevano alla larga, manco che cazzo ne so, mostro.

E' che da lontano si vede che sei un tricheco/pachiderma, anche se per il resto sei bellina. E la gente teme il grasso. Come teme ciò che, associato al grasso, è insolito: una ragazza seduta al tavolino di una biblioteca, di fuori, con la pioggia leggera che circonda il portico. E' il motivo principale per cui me lo tengo stretto. (Il grasso). Che non rompano i coglioni.

Ho visto l'umore del migliore amico cambiare dalla notte al giorno mentre mi spazzolavo i capelli e mi facevo bella. Si sa che a una ragazza bella si perdona tutto. Lui poi mi vede assai più bella di quanto sia - mistery of love. Se con gli occhiali e struccata non me lo nasconde: fai cacare. Ieri sera mi ha chiamata "patatona". "Come il nostro coniglio" ha aggiunto per stemperare. "Anche lui è un patatone". E non so come mi siano non scese le lacrime. Ma ho riso e ho detto: "Eh, già, è vero".

Dammi tempo.

Lui è il "patatone"

Intanto non ci siamo più parlati per tutta la serata. A parte per un programma demenziale sugli alieni (aglieni) che ci ha fatto ridere parecchio entrambi.

"Memento mori". "Memento vivi". Vaffanculo.

martedì 27 gennaio 2026

Dio

Ricordo di aver guardato un video sulla metafonia (in cui in realtà non credo) in cui gli spiriti registrati dalle frequenze radio pronunciavano (circa) la frase "L'amore di Dio che salva il mondo". Una bella frase, che mi è rimasta dentro… anche se non so quanto sia veritiera. Oscillo fra prese di posizione differenti riguardo a Dio. Un po' lo vedo come un'Essenza amorevole, l'amore creatore del mondo, un po' come un supremo Assurdo, indifferente, o inesistente.

Se in passato riuscivo a fare pensieri più astratti, al momento sono capace di raccontare solo fatti, parole legate al concreto. Così diciamo, ieri pomeriggio ho rotto i coglioni alla psicologa. 

Mi sovviene sempre alla mente quella scena dei Simpson di Milhouse che veniva mandato al diavolo come "ragazzino disturbato" dalla sua analista ("Pronto? Dottoressa?..."): forse (è verosimile che) lo pensava anche lei. Mi parve annoiata allorché le cose si fecero serie al telefono, e mi liquidò in quattro mosse di karate.

Io come prima. Avevo scoperchiato un attimo il bidone dell'indifferenziata del dolore per dirle poche parole sincere:

"Non è una cosa drammatica, solo razionale e inevitabile... servirò più da morta che da viva, penso... e non sentirò più dolore, sapranno che sto male...".

Psicologa: "Capisco, beh, se hai bisogno chiama domani...", (bisbigliando), "No, Mario (il marito), lascia stare: è di nuovo quella donna disturbata..." tuu... tuu... tuu...

Sola a guardare la stanza vuota, nel buio calante del giorno soppiantato dalla notte.

Più tardi l'amico mi ricorda quello che è vero: ho rovinato la mia vita.

Forse dovrei fermarmi dal prendermi sul serio e continuare a sdrammatizzare (leggi: ridicolizzare) anche quello che concretamente mi fa lacrimare (dentro, ché fuori ho i condotti lacrimali prosciugati).

O forse dovrei raggiungere davvero la boccetta di En. Immagino di non contrarre debiti.

Un modo semplice per uscirne

Non cresci più... a tratti è normale... non si accende più... il mio cuore... cosa ti resta? Il folle ride...
- Verdena, Trovami un modo semplice per uscirne

Mi ritrovo a citar i Verdena e le loro parole a caso per inaugurare il post. Stamattina ricevo una risposta filosofica a una mia domanda "profonda", sui social, che fa circa così:

C'è un modo nella vita per avere così tanti problemi, da non averne neanche uno.

E in effetti è vero: i filosofi si "allenano a morire", perché una volta che lo sterco ti sommerge non hai più considerazione del puzzo. Non hai considerazione di un problema: non lo consideri nemmeno un problema. Sei l'uomo nella scatola, seppellito nella sua merda, che non ha nessun problema perché ne ha troppi. 

Finché hai una vita abbastanza decente, qualunque piccola (o grande) crepa in quel muro compatto di perfezione è un dramma che ti manda in panico. Il panico e l'ansia sono per le menti tranquille. Come una superficie di un mare increspata da un sasso: se le acque sono calme è una frattura visibile e importante, se sono in balia delle tempeste e dei terremoti passa inosservato.

Così sto - tranquilla. Nessun cruccio nella mia testa. Volando - non più sognando. 

lunedì 26 gennaio 2026

Davvero

Erano 20 anni, di giovinezza e di vita da costruire. Ero come un foglio bianco, e su quel foglio bianco potevo scrivere qualsiasi cosa, se non che non ne ero consapevole, pensavo che il mondo mi avesse già scritta e definita. Compensavo il nullo senso della vita con un autocontrollo rigido e la sensazione esaltante di sentirmi "piacente". Non andavo oltre i 50 kg: pur con la mia misera altezza di 1,58 mt, era sempre "essere normali". 

Questo fino ai 21-22, i ricoveri erano già iniziati, già vivevo fra il soffitto con le luci al neon di un ospedale e il pavimento sottostante in lineum. O fra un serafico, fresco boschetto e la sala pranzo interna di una clinica, ove spiluccavo cibo, una fettina di prosciutto e basta era il mio pasto, qualcosa del genere. Nonostante un ipotiroidismo latente e farmaci in dosi da bastonate canine, quindi, scendevo di peso con difficoltà, ma di sicuro non sarei mai ingrassata.

Mi ricordo un episodio avvenuto in una località montanara in particolare, che non ci tengo a riportare nei dettagli. La persona in questione faceva uso di droghe. "Vabbé, ha visto una bella ragazza e se ne è approfittato". Questione chiusa.

Un anno dopo pesavo 70 kg. La scusa ufficiale che diedi a me stessa fu "ero stanca di controllarmi a tavola". Finii ricoverata ancora-una-volta e ricominciò il controllo. Scesi a 52-53 kg in poco più di un anno di sacrifici (i farmaci erano in dosi sempre più massicce: credo che all'epoca ne prendessi un otto-dieci diversi solo al mattino, la metà dei quali causava ritenzione idrica e rallentamento del metabolismo). Conobbi un povero stronzo narcisista che "non mi amava a niente".  

Tornata a casa, non sentendomi più osservata da nessuno, misi su qualcosa come 40 kg nel giro di due o tre anni. Lo stronzo narcisista si defilò.

Sotto-sotto mi sentivo sollevata. La violenza in società diventava sempre più spietata, ciononostante io ero nella mia botte di ferro (di grasso): non sarei mai piaciuta, e questo era già qualcosa rispetto alla mia incolumità. Ma cosa importa poi essere magri o grassi? Che i derelitti sociali, drogati e affini, non ci vanno con le ciccione.

Ecco che mio zio morì nel 2019 - onestamente non avevamo per nulla un buon rapporto. Nella mia testa dev'essere scattato qualcosa come "Adesso che manca questo 'pezzo', sarò centrale come prima?". O qualcosa come "Adesso che non c'è più, la mia rabbia (contro quella madre che mi costringeva a stare rinchiusa fra un ospedale e l'altro) può esplodere con ancora più spietatezza in un facile condotto di espressione". E bum, altri 20-30 kg come nulla fosse, come l'acqua da mandar giù quando si ha sete.

Poi ho conosciuto quella splendidapersona di miomiglioreamico e lui ci teneva molto (ovviamente) che perdessi peso, sia perché era 'preoccupato per la mia salute' che perché 'gli sarei piaciuta molto di più'. Ma non ne avevo nessuna intenzione - che tanto, se ne sarebbe andato comunque. Un anno, due... passava così tanto tempo fuori dalla finestra, e lui sempre lì, e io sempre grassa come un facocèro. Un budino lacrimoso di pianto. Ancora non afferravo l'origine del fenomeno del grasso, negli anni era stato seppellito nella memoria, introvabile, invisibile. Emerse successivamente in terapia. 

Raccontavo all'analista dei miei ricoveri e mi venne una specie di illuminazione. "Eppure, ricordo qualcosa...". L'analista al termine del racconto mi guardò con pietà sincera, con pietà buona. Dopo aver chiesto la sua regolare parcella mi abbracciò.

Ricordo un manga "per adulti" che avevo letto qualche anno fa, incentrato sui disturbi alimentari. Diceva alla fine: "Io non sono mai nuda. Porto un vestito di grasso". 

Perché se milioni di obesi in America perdono peso in massa con la loro punturina settimanale, la punturina settimanale con me non funziona? Perché mangio anche quando vorrei astenermi, qualche volta bevo vino per completare l'opera. Perché non voglio che funzioni. Forse, nonostante tutto il disprezzo, tutta l'irrisione, la violenza, l'isolamento e quant'altro, fino ad oggi sono stata più serena qui, così, nella mia botte di ciccia, nel mio vestito di grasso.

Ma cambierà tutto. Cambierà per-forza.

giovedì 22 gennaio 2026

Soffrire è...

"E dove localizzi il cuore?"
"Credo che al suo posto ci sia un buco. Di anti-materia. Un buco nero che risucchia il mio corpo, organi interni compresi. Mi tremano le mani e le gambe e mi trema la mente, la psiche, l'anima. Tutto frana. Le cose crollano. Il cuore muore come tutto il resto. Marciscono i giorni..."
"Ascolta, andiamo sul concreto..."
"Mi sento come se tutto crollasse, nella mia vita, la cupola sopra la mia testa, il cielo, è un mare di dolore pulsante una luce crudele, cattiva, sadica, sanguinaria. Il mondo è un grumo di sangue e lacrime".
"Puoi finire coi discorsi pseudo-poetici e dirmi cosa provi."
"Non provo proprio nulla. Questo mi spaventa."
"Siamo sicuri di andare via. Siamo sicuri di farlo per il nostro bene. Cosa vuol dire per te?"
"Continuo a leggere come una patetica cogliona quel libro sulle famiglie interne. Non mi dà conforto ma forse mi dà qualche centro. La mia famiglia è piena di esiliati. Stanno lì coi loro straccetti da elfi, brutti e deformi, a mendicare una carezza. Ricevere poi pugni sul viso. Come in un film horror. Una tavola imbandita di carne vista attraverso gli occhi di un agnello - l'agnello sono io".
"Sei la prossima portata?"
"Lo siamo tutti, tutti ci sentiamo così. Io però sono la prossima-prossima. Così dovrei non avvicinarmi al coltello dei desinanti. Ma arriverà un taglio netto. Alla gola. Che guardacaso produce i suoni. E sarà bello".
"Come ti vedi da lontano, se dovessi immaginarti già morta?"
"Mi vedo che appuntano la forchetta sul mio corpo e ci sputano sopra e si sporcano i denti con il mio sangue. E ridono. Dicono che è buona".
"Potresti andartene dalla casa"
"Dove? Fuori, i lupi. Dentro, gli assassini. Nella mia testa, la peggiore torturatrice del cosmo. Non posso andare da nessuna parte. Un tempo sai avevo una casa. Persone vicino. Se ne sono andate. Tutte".
"Resta la tua mamma?"
"Resta la mia mamma".
"Mi è venuto un languorino... ma proseguiamo. Dunque pensi che potrai combinare qualcosa di non idiota da oggi in poi?"
"Senza speranza".
"Posso mangiarti, così ti finisce la pena? A volte è pietà, no?"
"Preferirei essere uccisa anziché morire dissanguata fra le tue fauci."
"Sono ottanta euro, sessanta senza fattura"...

martedì 20 gennaio 2026

Il sottile filo rosso che unisce dittatura a patriarcato (note da "Anatomia della distruttività umana")

"Le primitive società di clan, e probabilmente quella dei cacciatori preistorici a partire da circa cinquemila anni fa, erano fondamentalmente diverse dalla società civile, proprio perché le relazioni umane non erano governate dai principi di controllo e potere, e il loro funzionamento dipendeva dal reciproco aiuto. Chiunque fosse dominato dalla passione di controllare il prossimo sarebbe diventato socialmente un fallito, perdendo ogni prestigio [...]
Il periodo storico successivo, quello dello sviluppo urbano, sembra aver introdotto non solo nuovi tipi di civiltà, ma anche quelle passioni che sono generalmente considerate attributi naturali dell'uomo [...]
Dall'antico complesso neolitico sorse un tipo diverso di organizzazione sociale, non più dispersa in tante piccole unità, ma unificata in una sola unità più grande, non più "democratica", cioè basata su un intimo rapporto di vicinato, sugli usi tradizionali e sul consenso, ma autoritaria, centralizzata e controllata da una minoranza egemonica, non più confinata in un territorio limitato, ma decisa a "straripare" per impadronirsi di materie prime, per ridurre in schiavitù uomini indifesi, per stabilire il proprio predominio, per imporre tributi. La nuova cultura non si proponeva soltanto di migliorare la vita, ma anche di espandere il potere collettivo."

Venere di Willendorf, o "Grande madre"

Cinquemila anni prima della nascita di Cristo, il mondo venerava divinità femminili - Dio veniva connesso direttamente all'idea di fertlità, gravidanza, generazione, creazione "naturali", così la Grande Dea creatrice dell'universo aveva fianchi larghi e addome prominente perché in grado di portare in grembo la vita.
Con l'urbanizzazione successiva presero piede cambiamenti sociali e umani che portarono al mondo che abbiamo oggi - guidato, costruito o meglio distrutto e ricostruito dagli uomini.
Il passaggio da una divinità femminile ad una maschile (YHWH, e le divinità politeiste e monoteiste precedenti) venne descritto in uno dei documenti più antichi della letteratura, ovvero l'inno babilonese della creazione, Enuma Elish. Il mito descrive la ribellione vittoriosa degli dei maschili contro Tiamat, la "Grande Madre" che governava l'universo. 
Tiamat viene massacrata, dopo una lotta durissima, da Marduk, come si esplicita nei seguenti versi:

"E poi misero un indumento nel mezzo;
A Marduk, loro primogenito, dissero:
"In verità, o signore, il tuo destino è supremo fra gli dei,
Comanda di distruggere e di creare, (e) così sarà!
Che l'indumento sia distrutto cpon la parola della tua bocca;
Comanda di nuovo, e l'indumento si riformerà!"
Comandò con la sua bocca, e l'indumento fu distrutto,
Comandò di nuovo, e l'indumento si riformò.
Quando gli dei, i padri suoi, osservarono l'efficacia della sua parola
Si rallegrarono (e) resero omaggio, (dicendo):
"Marduk è re!"."

Fino alle società neolitiche, che vivevano di caccia e di raccolta, sentimenti come l'avidità, l'invidia, l'odio, la sopraffazione, il comando, il controllo, erano concetti inconcepibili e quando sorgevano venivano stroncati sul nascere e severamente puniti dalla collettività. Queste società arcaiche non conoscevano la politica, il dominio, la sopraffazione, la guerra; le loro società erano fondate su un comunismo che metteva a beneficio di tutti ogni proprietà sulla terra percorsa. Se qualcuno poteva rivendicare il possesso di un pezzo di terra o di un albero per evitare che i beni venissero distribuiti in modo iniquo - e il baratto avveniva tramite il gioco -, non c'era nessun capo. Le società matriarcali si organizzavano su concetti quali altruismo, aiuto reciproco, filoxenia (= simpatia per lo straniero), amore, pace. (Eravamo i bonobo della civiltà umana)

Successivamente dall'invenzione della ruota e dell'aratro, i nostri antenati compresero che potevano ottenere ciò che prima ottenevano attraverso duro lavoro (molte risorse e molta fatica venivano impiegati nella lavorazione della terra) sfruttando la forza lavoro degli animali da soma come i buoi; da lì germogliò il seme satanico della persuasione del "potere": così come l'uomo (maschio) poteva dominare il mondo animale, assoggettare le specie inferiori, poteva anche ridurre suoi simili che per ragioni disparate mancavano o avevano perduto prestigio sociale alla schiavitù, permettendo ad una elite agiata (re e imperatori) di dominare e vivere lussuosamente con una grande fetta del ricavato del lavoro di migliaia di schiavi. 

L'urbanizzazione, con a capo gli uomini e le divinità maschili, portò ad una società in cui, a partire dall'esaltazione del potere, si scoperchiò il vaso di Pandora di tutti i mali dell'umanità. Sete di potere vuol dire ingiustizia, gerarchia, vite non egualitarie ma sorteggiate dalla fortuna, una larga differenza fra chi può tutto e chi non può nulla - e ovviamente la guerra, per ampliare i confini dei possedimenti dei re/imperatori, che si servivano della classe dei soldati per espandere la loro influenza e il loro dominio su più territori possibili.

Se da un lato la società "degli uomini" è caratterizzata dal progresso , dall'uso della scrittura (Dio creò il mondo con "la parola") alle scoperte in campo scientifico (il periodo di Marduk fu il più rapido della Storia quanto a scoperte fino ai tempi di Galileo), conteneva in sé tutto ciò che avrebbe portato, dopo un'enorme espansione del potere umano, ad un ritiro intrinseco della qualità del vivere, fino ai giorni nostri. 

Assistiamo ad una drammatica implosione dell'umanità di nuovo dominata dal mito della guerra, del possesso, conseguenza di più di un secolo di assenza di Dio - che nel Nuovo Testamento si fa più pacifico perché tenta di operare una sintesi fra il Dio del Vecchio Testamento e le divinità femminili delle società matriarcali neolitiche antecedenti - e dalla disumanizzante tecnologia avanzata.

La razionalità, che è un attributo tendenzialmente più maschile che femminile, prevale sull'emotività e sul sentimento, entrambe qualità femminili. Descrizioni accurate delle guerre indette dagli Egizi contro i popoli vicini sottolineano l'insorgere di una passione umana sconosciuta alle società matriarcali, ovvero il sadismo. Descrizioni dettagliate di torture e di mutilazioni celebrano il "potere" dell'uomo che poiché distrugge può comandare su ciò che è ridotto in polvere.

Le società patriarcali sono necrofile. Amano la morte, la distruzione, la guerra, e rendere inerte la vita - perché attraverso l'omicidio (o il dolore indotto), possono saziare la propria sete di potere. Combinato a Narcisismo e Simbiosi materna, Fromm definisce il sadismo come una componente della "Triade oscura" di personalità che caratterizzava soggetti come Adolf Hitler, i regimi dittatoriali e totalitari, e definì i più gravi massacri, stermini e genocidi della storia. 

sabato 17 gennaio 2026

Bandura e la normalizzazione del male

“In natura non esiste nulla di così perfido, selvaggio e crudele come la gente normale.” 
Hermann Hesse.

Secondo Albert Bandura, psicologo canadese, prefigurarsi il male non significa pensare a persone disturbate, preda di impulsi incontrollabili, "pazze" o disadattate.
Bandura definiva una serie di meccanismi che i "normali" mettono in atto per compiere il male più distruttivo continuando a sentirsi al contempo "brave persone". Definì questo pensiero "teoria del disimpegno morale".

Il disimpegno morale è composto da una serie di auto-assoluzioni che permettono di mantenere intatta l'immagine idilliaca del sé come "non malvagio", comunque commettendo atti malvagi. 
  1. Giustificazione morale. "Lo faccio per un bene più grande". La violenza diventa necessaria (si ricordi Orwell: "La guerra è pace".)
  2. Eufemismo linguistico. "Ma stavo solo scherzando!". Camuffare la violenza da "scherzo" consente alla persona molesta di molestare indisturbata da ogni responsabilità sul suo comportamento.
  3. Confronto vantaggioso. "C'è chi fa di peggio". Dato che esiste, potenzialmente, un male più grande, il male che il molestatore compie è "assolto". Non so se avete mai sentito parlare di quei che "Non ho mai ucciso nessuno!". Suppongo di sì
  4. Diffusione di responsabilità. "Lo fanno tutti": unirsi al coro di molestie "diluisce" la responsabilità individuale in una responsabilità collettiva, proprio perché così diluita, meno imputabile. Un esempio affine, che rientra nella categoria: Eichmann, come spiega la Arendt in "La banalità del male", si difese fino all'ultimo al tribunale di Norimberga dicendo che "non aveva fatto nulla di sbagliato" e che erano "ordini dall'alto (che non poteva non eseguire)". In questo contesto se la decisione di nuocere è una "delega", condivisa, chi perpetra il male si sente automaticamente auto-assolto.
  5. Negare o minimizzare le conseguenze. "Non le ho fatto nulla di grave", "quanti drammi fa questa drama-queen, per così poco!".
  6. Disumanizzazione della vittima. A mio avviso il disimpegno morale più frequente. "E' un cane", "è un animale", è (comunque sia) "disumana". Non è in grado di soffrire pertanto come un essere umano; sto colpendo una "cosa", non un essere capace di star male assorbendo la violenza che gli uso.
  7. Attribuzione di colpa (alla vittima). "Tu poi, proprio te le cerchi...". Autoassoluzione molto potente. Si giustifica il male sulla base di una provocazione, vera o più spesso presunta, data dalla vittima.
Il male non nasce soltanto da "persone malvage", ma da auto-giustificazioni condivise.

La "normalizzazione del male" avviene quando il male non è solo intenzione singola, ma ambiente. In alcuni ambienti il male può prosperare attraverso un vicendevole rinforzo reciproco a proseguire nella condotta molesta. Se un gruppo, un'istituzione o una società:
  • ridicolizza le vittime
  • minimizza l'abuso
  • glorifica la forza e il dominio
  • punisce chi denuncia
  • giustifica la prevaricazione
... il male finisce di essere un'eccezione "deviata" e diventa normalità e prassi condivisa. In questa situazione non c'è un argine ad esso che serva a qualcosa, se non, probabilmente, la fuga. L'abusante è anni luce dal trovare remore al suo comportamento deviato, anzi: è una cosa ai suoi occhi "naturale" verso quello specifico bersaglio. Non c'è nessun margine di senso di colpa e quindi di ravvedimento.

Il male più pericoloso non è quello spettacolare o patologico. E' quello praticato da persone normali che credono di avere buone ragioni.



domenica 11 gennaio 2026

Artico

Se "la vita è un sogno" (cit. da Waking life), i sogni che faccio dormendo raccontano di una nevrosi isterica... una nevrosi isterica tormenta le mie notti, e i miei giorni, lungo tutte le ore che passo a dormire, e per quanto ci provi non riesco a sentire nulla svegliandomi, ottundimento emotivo dicono.

"La mia vita non esisteva prima che venissi tu"
"Non riesco a ricordare il mondo prima di te"
ecc. ecc.

Non mi sono goduta un minuto, nemmeno quando la mia vita "era appena iniziata" potevo afferrare che non stesse finendo.
E spingendomi più in là fino oltre al bivio fatale (vita? morte?), ho scelto la strada più tetra. Degenerazione... Ho avanzato tanto lungo la strada sbagliata, tornare indietro significa ripercorrerne uno spaventoso tratto fino a poter imboccare la strada giusta... 

Non cambierò più ormai...

Quando si sta molto male a livello psicologico è facile che si invecchi bambini. 
Prego di non invecchiare bambina. Non sola. Non danzando sotto la pioggia come una matta alienata nella sua scatola cranica.

Ricordo quanto mi sentissi disperata pensando di non essere più nel fiore degli anni e che sarei morta da sola - ho avuto culo ma dato quanto eccello in stupidità ho rovinato tutto. 
Ho rovinato tutto in favore della lotta fra me e la vita: una lotta che fa: gli errori non hanno nessun diritto alla gioia, all'amore, alla luce.
Così trasmettono i genitori, così impariamo a sentirci. 
sono rimasta nel buio tutto il tempo. E in questo buio potrei morirci, senza più nessuno accanto. Salendo in cima sempre meno spettatori sugli spalti... speravo di poter arrivare in cima all'ultimo spalto e raccogliendo le mie cose andare via...

i ghiacciai al tramonto descrivono quello che ho fatto alla mia vita. Un'immensa distesa di bianco. Gelo ghiacciato, ma nessuna precipitazione.

In una delle giornate-tutte-uguali sono andata in un negozio e ho incrociato lo sguardo con una tizia che conoscevo. Mi fissava da dietro la cassa, meravigliata. Ho sollevato lo sguardo e ci siamo incrociate, lei ha distolto il suo, a disagio. Mi avrà riconosciuta anche se sono così diversa da com'ero?, quel che più conta è che in quel momento ho visto davanti a me un essere umano.

vedere una "persona" in un "simbolo" che mi faceva così tanta paura.
cristallizzata per una vita e da una vita nel dolore dell'essere vittimizzati.
seduta ad un banco scolastico che non è mai sparito. sono ancora in quella classe. ancora fra i miei pochi punti di riferimento quando devo pensare a qualcosa come "la mia vita".
prima di pretendere di essere trattata come un essere umano, dovrei abituarmi a non disumanizzare nessuno. è perché sono incline a giudicare che vengo giudicata così tanto. sono sicura che si raccoglie quello che si semina, anche dentro di sé, nel silenzio della propria mente. se sei una pessima persona, troverai e vedrai solo pessime persone attorno a te.

postscriptum

si fa avanti strisciando e congelando il sangue un atroce sospetto da qualche tempo...
lo nego, lo nego perché sarebbe orribile... morirei dandolo per certo...

venerdì 9 gennaio 2026

Sembrava reale

Con un bicchiere di vino mi girava la testa. Mi sono infagottata sotto le coperte e prima di accorgermene sono scivolata nel sonno.
Quando mi sono svegliata mi sembrava un sogno talmente reale che non credevo nemmeno fosse stato veramente un sogno.
E ricordo di quello che leggevo in esoterismo (quando ero appassionata di esoterismo), tipo che il sogno è un ponte fra un universo e l'altro... cazzate che ti prendono (circa). 

C'era un'atmosfera da "Perfect day" di Lou Reed: drink sangria in the park... Io e un tizio che non conoscevo insieme sul verde prato collinoso di un parco pubblico che mi sembrava simile alla piazza Ariostea a Ferrara. Parlavamo di... roba che non ha nulla a che fare con la mia vita da veglia, un sacchetto di droga da sniffare. Pensavamo di andarci a fare la nostra dose a casa (mia), così oltrepassavamo il parco insieme e giungevamo in una casupola un piano ove facevamo ingresso. Ci venivano incontro madre e sorella (mie), che nelle fattezze erano uguali alla veglia. Scoppiava una furiosa lite. Minacciava, la madre, di buttarmi fuori di casa (lo desidera anche in veglia...), se non avessi buttato immediatamente la roba. L'amico di cui non ricordo la faccia si era dileguato o era non pervenuto nel frattempo. Urlavo che me ne sarei andata per sempre. Me ne andavo per sempre.
Recuperavo l'amico ed era improvvisamente notte... un localino molto grazioso, decorato con zucche di Halloween (era Halloween?), ordinavo una specie di fetta di torta arcobaleno "woke" e l'amico forse un cappuccino. Mangiavamo in rigoroso silenzio. La bustina era sempre nella borsa che portavo appesa alla spalla, e quando uscivamo nelle strade immerse nel buio parlavamo di nuovo di dove l'avremmo aspirata... e così terminava il sogno (che ricordi).

Una volta sveglia mi è parso di essere sbalzata da una realtà ad un'altra (più deprimente).
Ecco, alla fine credo di non fottermene granché del significato intrinseco delle cose... sarei solo rimasta lì nel sogno per tutto il resto della mia vita. Se fossi scivolata nel coma e ci fossi rimasta "incastrata" fino alla morte per eutanasia sarebbe stato un bel miracolo, un "bel sogno".

Sono andata in cucina ed ho messo la moka sul fuoco e col caffè in gola (amaro come lo bevo) mi sono sentita piena di sollievo poiché la persona che mi fa da pseudo-compagna non aveva le palle girate e mi ha trattata con gentilezza. Una gentilezza che nemmeno mi merito. O sì? O forse dovrei volermi più bene... 

(Mi pare di starmi "sforzando" di restare cattiva, mentre in realtà sono stanca e sarei felice di poter deporre le armi, come in "Knocking on heaven's door".

Mama, take this badge off of me
I can't use it anymore.
It's gettin' dark, too dark for me to see
I feel like I'm knockin' on heaven's door.

Knock knock knocking on heavens door... )

mercoledì 7 gennaio 2026

Facce nella notte

Sin da bambina ho avuto problemi con il sonno. Tormentavano le mie notti incubi notturni che mi facevano svegliare gridando. Ho seguitato più avanti a soffrire di illusioni ipnagogiche in assenza di paralisi del sonno. Nel buio prendevano forma facce orripilanti di mostri, demoni, streghe, mutilati. Un esempio di ciò che vedo è il disegno di cui sopra. Lampeggiano come flash nel buio pulsante delle retine e svaniscono pochi istanti dopo.
Il fenomeno si è ridotto nel tempo fino a diventare occasionale. L'ausilio maggiore (incredibile, io non sono credente...) me lo ha dato la preghiera.
Nel frattempo c'è una persona che infesta i miei incubi, il motivo per cui stanotte avevo paura di addormentarmi e me ne stavo con gli occhi aperti sul soffitto sperando si calmasse il battito cardiaco e scivolassi nel sonno.
Due ore dopo sto ancora ascoltando musica con le cuffiette. Sono le 2:42 del mattino mentre scrivo. "Bright eyes" con la sua chitarra dolce e tagliente come piccoli coltelli punzecchia i miei timpani.

Il sonno non mi conforta e la realtà della veglia... non riesco a pensarci.

lunedì 5 gennaio 2026

Resta

La fine che hanno fatto i miei progetti di lungo termine di digiuno, un pacchetto di patatine bianche vuote e una padella di pasta ai frutti di mare finiti - forse è il pensiero di aver tradito la promessa che mi rende così triste, per quanto banale sia la cosa in sé, ancora una volta mi sono delusa, ho tradito me stessa in favore di un impulso. Sono una mangiatrice emotiva, e nei momenti di stress non mi accorgo nemmeno di star mangiando in eccesso. Oggi sapevo di dover consumare aria e caffeina, ma non so perché... Ci sono riuscita tante volte, oggi no. 
Sarà che si respira un'aria tutt'altro che allegra in questa casa e in questo mondo e come dice amaramente mia madre "Mangiare: è tutto ciò che resta".
A me piacerebbe sacrificare il gesto del mangiare per tutto il resto, ovviamente. Tuttavia la tristezza è così intensa che mi ritrovo lì con la mano infilata nel pacchetto di patatine bianche, ad artigliarne manciate e morderle e ingoiarle con la disperazione che galoppa.
Mangiare.
Nutri-mento.
Ho bisogno (ho desiderio) di un altro tipo di nutrimento, ma non posso averlo. 

4 gennaio

Ho preso la macchina da ubriaca - volevo solo andare a schiantarmi da qualche parte, o se c'era il rischio non mi importava. Così ho strisciato la macchina di un tizio e sono viva per un pelo. 
Il giorno dopo era tutto cristallizzato in un dolore che non sento più - forse ottundimento emotivo. Stride con più veemenza che mai con la realtà. Come se non vedessi un muro davanti a me - e quel muro, comunque, c'è. Mi impedisce di andare avanti.
Forse che le cose necessitano di tempo per essere superate. Così anche la delusione che prova e che io mi rifiuto di provare. Il lutto che viviamo. Non sono abbastanza adulta da affrontare certe questioni.

sabato 3 gennaio 2026

Puzzle

Sto ricorrendo a una specie di "tecnica spirituale" (non vorrei dire mistica) di radice buddhista per motivarmi ogni mattina. In realtà è una tecnica che ho cercato di usare a più riprese, e non ero mai motivata abbastanza nemmeno da portarla avanti fino in fondo. Si tratta di scrivere su un quadernino i propri desideri e rileggerli ogni mattina / sera, partendo con "io voglio".
Le origini di questa tecnica affondano nella tradizione buddhista. Ai monaci tibetani veniva ordinato di scrivere ciò che desideravano di più su un foglio e rileggerlo ogni mattina per distanziarsi dall'attaccamento alle cose materiali della vita. Se non che si accorgevano poi che quelle cose si avveravano.
Non so se sia superstizione, non so se siano fesserie, ma rileggo i miei desideri (cose piccole: come se non volessi osare più del necessario) ogni mattina e ogni mattina cerco di ricordarli a memoria per sapere come muovermi nel mondo (e quali atteggiamenti tenere con gli altri).
Se funzionasse (parzialmente), sarebbe solo una questione di forza di volontà. L'esercizio ha a che fare con la forza di volontà, non con la lampada di Aladino.

Ho scritto qualche lezione (lekcja) di polacco su un quaderno, stamattina. Leggo parole polacche da un mese e ho ancora problemi a trascriverle in autonomia. L'alfabeto polacco è pieno di segni che non hanno niente a che fare con la grammatica latina. Si avvicina (forse) al cirillico, come fonetica (Russia e Polonia hanno un passato in comune), anche se l'alfabeto non è cirillico ma di base latino.
Il primo obiettivo che mi sono proposta quest'anno è di arrivare alla 100esima lezione del libro.

Ripenso ad un video di Sysyphus (Youtuber statunitense a tema filosofia) che parlava di come la felicità spesso si trovi sulla strada del dovere più che del piacere. Ci sono molte persone che pur di procurarsi la "sensazione di" essere felici remano contro la vera felicità.
Come mio padre non ha mancato di farmi presente, sono un "vuoto" o "zero", ho buttato 20 anni della mia vita a stordirmi di "piaceri" e comunque non ne ho passato uno a lavorare per la mia vita.
Cerco di ridurre l'invidia (ingiusta) per chi ci lavora da anni e di settarmi su uno stato d'animo più maturo e orientato a una vita tranquilla e consapevole, più che fuggire dalle difficoltà per mezzo di piaceri ed emozioni facili.

venerdì 2 gennaio 2026

Come diventare buoni

La realtà delle cose sembra non andare di pari passo necessariamente con ciò che sembra lampante ed evidente, come suggerisce un romanzo di Nick Hornby (dal nome ononimo al titolo del post).
Cercando di operare una sintesi razionale, sono rari i casi in cui il mondo non riesce a snaturarti se ci mette abbastanza impegno e (soprattutto) se tu collabori con esso nella distruzione-autodistruzione. Quindi (mi) sorge la domanda: è davvero una faccenda genetica il male? O dipende da quanto a lungo ti hanno "tartassata"? Entrambe le cose. Soprattutto si può essere pienamente vittime e proprio perché vittime pienamente (anche) carnefici, perché come esseri umani siamo delle "spugne": assorbiamo ogni violenza e carezza che ci viene fatta. Non esiste una persona abbastaza integra da non farsi snaturare del mondo, se è veramente vittimizzata, se non in qualche serie TV o romanzo di formazione.
E' il discorso di Joker nella trilogia del Cavaliere oscuro: "o muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo". Mi pongo come fermo punto d'orientamento di non aver "ucciso nessuno", anche se, come si controbatte frequentamente, ho comunque moralmente ucciso con le parole. Ma vale un po' per tutti. L'auto-compassione me ne convince.
Questo è solo un momento come un altro di vago disgusto di sé, non va preso sul serio. Forse sarebbe meglio uscire dalle etichette "vittime" o "colpevoli" e considerarsi semplicemente umani.

giovedì 1 gennaio 2026

L'insulto definisce chi lo usa



Un gioco di specchi. Sapresti sopravvivere incontrando il tuo doppio?

Il tuo doppio è in ogni persona che incontri. L'universo di fuori è di dentro. Ciò che troviamo insopportabile nell'altro è ciò che ci rappresenta. L'insulto definisce più chi lo adopera che chi lo riceve. 

Quando colpiamo l'altro con certe parole, sono le stesse che useremmo nei momenti di sconforto per definire noi stessi. Non è mai capitato che nel bel mezzo di una furiosa escalation di violenza, di violenza verbale, una vocina suggerisse: "questo sei tu", "non lui"? Il cardine del senso di colpa successivo è proprio riconoscere in sé il male che si proietta sull'altro.

Non incontriamo altro che parti noi in ciascuna persona. Tanto più se ci provocano delle reazioni: odio, disprezzo, rifiuto. Vediamo le parti di noi che sono inaccettabili nell'altro e per distruggerle le tartassiamo di fuori.

Il processo di individuazione riguarda il guardare in faccia il male interno a ciascuno di noi e smettere di proiettarlo di fuori per ucciderlo - piuttosto "accoglierlo", perché ha bisogno di essere compreso ed ascoltato.

Stigma: note sull'identità degradata (E. Goffman)

“Per definizione, crediamo naturalmente che la persona con uno stigma non sia proprio umana. Partendo da questa premessa, pratichiamo diverse specie di discriminazioni, grazie alle quali gli riduciamo, con molta efficacia anche se spesso inconsciamente, le possibilità di vita. Mettiamo in piedi una teoria dello stigma, una ideologia atta a spiegare la sua inferiorità e ci preoccupiamo di definire il pericolo che quella persona rappresenta talvolta razionalizzando un’animosità basata su altre differenze, come quella di classe.”
E. Goffman, Stigma

Come definire la normalità? è qualcosa che esiste come un contrasto, un non-colore come il bianco o il nero. è solo a partire dal confronto con ciò che "non è normale" che abbiamo una definizione di "normalità". e cioè:

ciò che non si discosta negativamente dalle nostre aspettative (specie in modo reiterato nel tempo).

Se - scrive Goffman in soldoni - si verificano in forma continua violazioni del "codice di normalità" si crea una frattura fra "l'identità sociale virtuale" (attribuita al non-normale) e "l'identità sociale attuale" (la "vera identità" dello stigmatizzato), in modo cristallizzato e stabile nel tempo.
Non si tratta solo di giudizi ma di pregiudizi in quanto potenzialmente qualunque cosa che uno stigmatizzato potrebbe compiere di - pure - normale viene letto attraverso i filtri della sua indiscutibile "non-normalità", che è a tutti gli effetti un'identità negata o degradata attraverso lo stigma che lo disumanizza. (Come sopra: crediamo che una persona con uno stigma non sia "proprio umana").

Finché esisteranno criteri per stabilire cosa è "normale" e cosa "no", all'ingiustizia sociale non ci sarà mai fine. Alla sofferenza dei diversi e dei deboli, mai una fine. 

E' per questo che le lotte cosiddette "woke" sono più importanti di quanto sembrino. Chi vi si oppone semplicemente non accetta di perdere il proprio privilegio trovandosi sullo stesso piano di colui che definisce "non-normale" e che potrebbe essere visto come un essere umano qualsiasi da un normale che sia (come definisce Goffman) "saggio" (non solo da uno stigmatizzato di pari tipo).