giovedì 26 marzo 2026

Odia la gente, ama le persone

Odia la massa dei vermicelli aggrovigliati nei loro psicotici chiacchiericci, pettegolezzi. Ama le persone singolarmente prese, che qualcosa di buono ci si può sempre trovare. 

Se c'è una cosa buona che mi riconosco - e a nessuno permetterò di contraddirmi su questo punto: è un attributo positivo - è il mio sguardo disincantato sulla società come non divisa in recinti chiusi.
Dove i normie vedono recinti e muri, io vedo vaste praterie e ponti.
Non ho nessuna voglia di giudicare le persone. Mi presentassero un tizio a caso che si è reso un mostro con chirurgia estetica, stile Ken Umano, la mia testa sarebbe vuota di pregiudizi negativi. Vedrei un essere umano come un altro.

Arrivo sotto la pioggia nel suo studiolo a due passi da casa mia e mi si para di fronte un tatuato con l'inchiostro nero nelle cornee e in faccia, e svariati piercing. Non penso un cazzo. Anzi. Lui superficialmente educato, composto. Tanto mi basta. 
Al tempo stesso so che che pensieri cova su di me. Spesso le persone che si inchiostrano come una tela sono le più insicure e quindi socialmente aggressive e soggette a pregiudizi. Compensano l'insicurezza con la facciata spaventosa. "Attento che io sono un duro". Ma al di là delle analisi psicologiche ("vadano a dirlo(e) a chi estrae l'uranio dal conflitto in Kosovo"), di cui non me ne frega più un cazzo - io al momento penso solo a cambiare il mio corpo, non ho più tempo per i ditalini mentali, ho bisogno di cose concrete - mi fa tristezza quanto a pari condizione "stramberia" un tizio con i tatuaggi in faccia abbia, sì, pregiudizi verso di me - come palesava il suo comportamento su whatsapp - verso di me, dicevo, che fino a prova contraria non ho la faccia al contrario o altro, mentre io non riesca a dedicargli nessun sentimento preventivamente ostile. Mi si è spenta a livello cerebrale l'area deputata al giudizio. Devo ritrovare un'apparenza desiderabile per riappropriarmene con i denti. E mandarli a farsi fottere dove meritano di andare.
Ho bisogno di essere diversa nel mio corpo per cambiare la mia vita. Il mio corpo è una gabbia da cui sento disperata quasi lacrimando il desiderio di evadere. 

mercoledì 25 marzo 2026

Perché i riti funebri sono una cosa raccapricciante

2026. Anche nel mio paese di campagna provinciale viene istituita la "Casa del commiato", come già si fa da tempo in molte altre zone del Paese (e fuori). Sono finiti i tempi della fiumana di processioni alla casa del defunto per portare lacrime e condoglianze per la veglia. Anche nella più rustica Sicilia, interviene il "progresso". Che questo faccia storcere il naso alle generazioni precedenti, non è di grande sorpresa. Siamo in territorio grandemente avverso alle novità e ai cambiamenti, pieno di gente così rigorosamente tradizionalista...
Ma non è di questo nuovo business che ha attecchito anche lì che vorrei parlare. L'argomento della morte mi segue da tanto tempo; di conseguenza ho avuto così tanto tempo per pensarci che sono giunta ad una conclusione: nessuna casa del commiato. 
Nessuna bara per me. 
Mi farò cremare.

Che pessimo gusto, il cattolicesimo, con il suo necrofilo culto dei morti da omaggiare con fiori profumati che adornano le tombe anche dopo decenni e in qualche raro caso lustri di distanza dal dramma. Porta i fiori ai defunti. E' un modo per mantenerli vivi nella propria memoria, dicono. La parata del cordoglio utile all'ego che in realtà silenziosamente si distacca: tu sei lì, io sono qui, ti ricordo ma devo ricordarmi di essere ancora vivo per scordarmi che farò la tua stessa fine.
Il macabro rito del corpo che chiusa la bara sparisce per tutta l'eternità alla vista. Non ho mai partecipato ai funerali dei miei parenti, per il semplice motivo che è una ricorrenza inutile, inquietante, quasi horror per quanto mi riguarda.
Ricordo eppure perfettamente quando fecero sparire la cassa da morto di mia nonna nel suo eterno sepolcro. Avevo tredici anni e fu l'ultimo funerale a cui assistetti. Loro la spinsero all'interno della buca, così, come se fosse materiale organico da nascondere alla vista per sempre. E così infatti era. La mia mente lo capiva perfettamente. Inutile piangere su qualcosa per cui si coprono gli occhi a non vederla. Seppellito il morto, finito il problema. Scomparso dalla vista. Arrivederci e grazie.
Eppure era una persona, una volta. Com'è possibile che non esista più in nessun angolo di mondo, che il suo destino sia inevitabilmente liquefarsi all'interno di una fossa sul muro (o sotto terra)? Come una cosa tanto orribile può essere integrata in una religione che predica una creazione "amorevole"? Come possiamo sentirci uniti sotto un abbraccio d'amore generativo - la proprietà intrinseca generatrice ma anche, d'altro canto, soppressiva della materia - se un giorno sfumeremo più leggeri dei petali di un soffione trasportati dal vento, polvere nell'aria o meno ancora?

Se non potessi essere cremata, allora vorrei essere gettata in una fossa comune, dove nessuno possa vedermi. Spesso paragonavo il mio continuo tentativo di "partire" all'allontanarsi dei mici fra le frasche... ecco, quando i gatti o i cani sanno che stanno per morire, spariscono alla vista. E così spero di avere il modo di fare io - spegnere il telefono, staccare il citofono, morire in solitudine. E' il modo meno doloroso di andarsene per chi resta - perché ovviamente il dramma è sempre e solo per chi resta. 
(Al limite.)

martedì 24 marzo 2026

Lo sguardo dell'altro

  1. La Sicilia. In Sicilia possono fissarti per due minuti buoni ininterrotti senza nessuna vergogna o imbarazzo. Il tempo medio di fissità di sguardo lì (come in altri Paesi più retrò) va dai 30 secondi ai 2 minuti. Se hai davanti un deficiente andiamo ancora oltre.
  2. Il Nord Italia. Il tempo di fissità si riduce. I passanti distolgono lo sguardo dopo qualche secondo di fissità, guardando il cielo, in basso, a destra, a manca, ovunque tranne che verso il tuo viso.
  3. Paesi asiatici come la Cina e il Giappone. Non c'è contatto visivo con questi individui. Se sei una donna e ti imbatti in un cino-giappo, lo sguardo che ha è fisso inchiodato al pavimento. Lo abbassa istantaneamente, tanto che pensi che si vergogni. In realtà è proprio prassi sociale "d'educazione" e "rispetto" lì. (Così come lo è sucare i noodles sputando brodo a 500 metri di distanza.)
Trovo adorabile l'abitudine cina-giappa di abbassare lo sguardo. Lo faccio anch'io ogni volta che si presenta uno sconosciuto - ma questo sentimento di vergogna e pudore è personale, non deriva dalla cultura. L'amichetto disse che sembravo "una giapponesina" ai primi tempi della nostra frequentazione perché non facevo che scusarmi e ogni cosa era fonte di senso di colpa distruttivo e vergogna (No amichetto, sono afro-araba, dell'Africa bianca in realtà...). Ci sono punti in comune - uno unico in realtà - fra la Sicilia e il Sol Levante. Il concetto di vergogna e cosa-diranno-i-vicini, l'onore, la reputazione pubblica.

Infatti la Sicilia registra più hikikomori di qualunque altra regione a livello nazionale. (A detta dello psichiatra giapponese più arcinoto (non ricordo il nome) che tratta questi casi in Giappone, interessandosene anche a livello culturale-mondiale).

Nel periodo Edo, in Giappone, i vicini erano responsabili penalmente della reputazione dei vicini di fronte allo shogun - in gruppi di vicinato di cinque famiglie -, perciò va da sé che sia cresciuto un senso di autocontrollo e pudore del giudizio del prossimo. 

In Sicilia Saudita, non so da cosa dipenda. Là si dice "rugnusa fimmina!", "svergognata!". Ci tengono al giudizio degli altri perché ci tengono all'onore e al prestigio sociale. (Specie verso le donne.) Ma non ne ho idea del perché. 

In questo contesto lo sguardo pesa come un macigno perché è correlato al giudizio (negativo). Un siculo si sente addosso tanti di quegli sguardi "spiritati" che si rinchiude in casa per la vergogna. Avrà anche il sangue negro (dicono alcune teorie) ma non ha nulla della disinvoltura e menefreghismo dei negri. Per il siculo (medio) la vita sociale può essere un dramma se non si posseggono i requisiti minimi di figaggine. Una regione divisa fra bulli caustici, "mafiosi" e vittime spaventate terrorizzate dal mondo. Il bullismo - e lo stigma, concetto, fra l'altro, greco come le origini della Sicilia - al Nord sarà anche più diffuso, ma al Sud è (tendenzialmente) più feroce. In società e in famiglia.

L'universo parallelo del canale di Real Time

In mezzo alla guerra, alla fame, alla morte e alla distruzione i programmi di Real Time mantengono ferma la linea di condotta di costituire un mondo a parte. Quando accendi quel canale vieni teletrasportato in una dimensione parallela. Quando pigio, consapevolmente, sul 31, sono sicura di trovare per lo più altra tristezza e altro nervosismo, a fronte di qualche saltuario facepalm. Sarà il masochismo, ma lo faccio spesso.

La mia routine televisiva solita su quel canale parte dal Primo appuntamento - Primo appuntamento (crociera). Primo ed ultimo. Avevo conosciuto una donna che ne era drogata. A suo dire faceva crepare dal ridere, specie la versione della "crociera dell'amore". In effetti guardandolo insieme a lei ci trovavo molti più lati comici. Ma la maggior parte del tempo sono sola davanti all'aggeggio televisivo, sola a considerare quei stramboni che siedono insieme ai tavoli e conversano per studiarsi e annusarsi come babbuini e vedere se è il caso o meno di scopare quella sera stessa e smollare poi il/la partner, o non darle nemmeno questa banale chance. I commenti del presentatore, galante, occhi azzurri, sorriso bianco e perfetto, corroborano il tutto. Un programma demenziale. Demenziale. 

Se ho una sfiga tremenda mi capita una puntata de Il boss delle cerimonie. Wikipedia dice che 'sta merda viene trasmessa anche in Real Time UK sotto il titolo di "My crazy italian wedding"... la faccia a terra, proprio. Di solito resisto poco con questo programma qua, perché a tutto c'è un limite e sebbene possa essere a suo modo dileggiante guardare quei "simil-maranza" della Napoli fango, di dubbi trascorsi penali, tutti ingioiellati e lampadati a volere 'o 18esimo di lusso per la loro bella figghia Rosa... che vergogna per lo più. Che vergogna. Il cringe supera sovente l'ilarità. Per meglio dire io di ilarità non ce ne trovo nemmeno una vaga idea.

A seguire Abito da sposa cercasi. Per ritrovare il sogno del giorno del matrimonio. Che una come me... meh proprio. E' uno degli show più noiosi e pieni di narcisismo - non a caso made in US.

Poi c'è quei programmi di freak show come Vite al limite e Body Bizarre. Nell'assistere al primo nottetempo puoi avere due reazioni possibili: abbuffarti nervosamente per l'angoscia di persone malate (come lo sei tu) riprese mentre mangiano o ignude si docciano, come solo in un documentario sugli animali, ("Dottore, io mangio poco, è la tiroide!" La tiroide: il McDonald sulla Triumplina) o chiuderti lo stomaco alla più estrema anoressia. In Body Bizarre capisci perché scopare con tuo cugino o con tuo fratello come di norma fanno in India e simili non è sempre un'ottima idea. L'effetto desiderato è lo stesso, come in tutti gli "show dei mostri": "Meno male che, almeno, la mia vita è meno merdosa della sua". E qui risiede l'unico, pallido, (non etico) merito di entrambi i programmi.

Altro da menzionare: Il mio grosso grasso matrimonio Gypsy (ma sono tutti napoletani, papà!), o Malati di pulito (ottimo per le pulizie domenicali) e Malati di risparmio (questa gemma era troppo preziosa per essere ancora smerciata alla plebe: eliminato dal palinsesto).

Casa a prima vista. Non potrei permettermi nemmeno la stanzina delle scope o un angolo di garage di quelle lussuose abitazioni. I milanesi (Ida, Mariana e "Biscottino" Gianluca) sono per lo meno simpatici - più dei Romani e dei Toscani, barbosi.

E arriviamo alla ciliegina di merda sulla torta di merda - "Cortesie (e simpatie) per gli ospiti". Le uniche puntate che amo di quel programma sono quelle in cui 'sti tre mangiapane a tradimento (il più odioso dei quali non è - colpo di scena - Csaba, ma per quanto mi riguarda quel "frocella acido" di cui non so neanche il nome - e non voglio saperlo) vengono invitati solo per essere presi per il culo. Ti ho invitato, ti ho comprato il servizio buono, apparecchiato tutto con una precisione fobica e ossessiva, ho passato 7 ore in cucina a preparare a mano le più elaborate squisitezze, e te che fai? Giudichi e anzi vieni pagato per giudicare. Persino 'a casa. Come se, se io dovessi invitare a casa un ospite, che sia amico o conoscente, mi dovessi preoccupare che la casa fosse di lusso (senza maioliche! Le maioliche, la morte!), il servizio elegante, il cibo squisito, la forchettina per il dolce apparecchiata correttamente dinanzi al piatto di porcellana fina ecc... (Ci fu una puntata da morire che vennero invitati in un bilocale ovviamente provvisto di maioliche da una siciliana e un calabrese a Milano che gli misero il bavaglino per i 'du spaghi aglio e olio - bavaglino che Csaba si tolse subito - la "concorrente" con un vestito ghepardato che era una cosa proprio..., fra l'altro. In quella puntata a Csaba venne messa vicino la formaggera che per il bon-ton connota "la più anziana del tavolo". Memorabile.)

Non so se sono felice o infelice che questo canale sia stato creato. Forse un mix dei due stati d'animo. 

domenica 22 marzo 2026

Il male rende più del bene

Cosa ci guadagnano le persone stronze ad essere stronze? Il mondo. Questo mondo "ormai marcio" è in mano al male e perciò a beneficiare di SSS - Soldi Sesso Successo sono solo i malvagi. Non c'è oggettivamente nessun vantaggio mondano nell'essere "buoni" e "gentili" in questo mondo popolato per lo più da gente superficiale. Il vantaggio si consuma tutto nella gioia solitaria di sapere d'essere buoni e gentili - non sempre, chiaramente, nessuno è perfetto, ma in molte circostanze.

Parlando della mia inettitudine con le persone:

Mentre sto lì a sprecarmi in delicate e profonde confessioni sulla mia vita personale con una normie (cosa da non fare mai nemmeno con chi conosci che al meglio se ne fottono e al peggio sono felici delle tue disgrazie - non lo sai a 30 anni, cazzi tuoi che hai seri problemi) pum, lei manda una videocall in cui si fa vedere in tutta la sua bellerrima bellezza mentre io sto:

  • in macchina
  • truccata ad mentula canis
  • senza un'inquadratura giusta
  • più bella che intelligente 

Tira in dentro le labbra. Ridacchia. "Ma perché mi fai la videochiamata mi vuoi proprio male" lacrima l'alieno. La normie "Non ti sentooo sto alla fermataaaa". Mi vien da pensare che lo trova divertente.

Si tratta solo d'uno stridio d'incompatibilità caratteriale. Sulla gente ho ancora tanto da imparare. Tutto. Tutto.

venerdì 20 marzo 2026

L'arte di non fottersene

Amaro Futtitinni.

Gli stoici insegnano che non devi dare attaccamento né aspettative a nulla e a nessuno nella vita - le occasioni di soffrire non mancano al mondo e derivano tutte dall'attaccamento e dalla dipendenza alle/dalle cose del mondo. La filosofia Zen insegna ad ascoltare le proprie necessità più intime e ad agire in conformità con esse. L'auto-compassione di Carl Rogers ci istruisce che uno dei pilastri più importanti al mondo - sentirsi soli nel proprio dolore - non è che un'illusione; che in realtà nessuno è solo in nessuna circostanza al mondo, e il dolore che provi e che stai provando lo provano e lo hanno provato molte persone al mondo.

"Povera me" ripeto spesso. Ma dovrei dire "poveri noi". Poveri noi umani, con il nostro bisogno degli altri e la nostra dipendenza patologica dal giudizio degli altri. Bisogna apprendere a non battere ciglio nemmeno davanti alla morte. 

"Del resto tutte le vite si equivalgono" - Camus. Se proviamo a fare "i filosofi", la vita è solo un intervallo random fra il nulla della nascita e quello della morte. All'interno di esso puoi soffrire tanto, anche - se sei scemo - più del necessario. Quale che sia la mia vita, in modo "Zen" la accetto. E forse sarà il caffè del mattino, che mi dà sempre calma (paradossalmente), ma sto bene. O forse sono le goccine di Valium. O forse è che il mio cuore non può appesantirsi ulteriormente di altri sentimenti di dolore.

Sto scrivendo con le lacrime agli occhi, ma sebbene non pianga, di norma, e da secoli, comunque devo per forza guardare quel dolore, quella vergogna in faccia, riconoscerla e andare avanti lo stesso. Senza palliativi. Senza tamponare il sangue o le lacrime del cuore - lasciarle scorrere via come dev'essere. 

Per la verità non provo particolare struggimento emotivo, non quanto la vergogna. La vergogna deriva ovviamente dall'alcool e dalle figure che mi fa fare... Ma chiudi gli occhi. Respira. Sei ancora viva. Anche in modo così ridicolo.

Mi sembra impossibile in questa landa depauperata d'ossigeno, ma un giorno starò bene. Felice non lo sarò mai - è probabile così. Ma almeno starò bene. Cercherò di essere fiduciosa nella vita. Questo inferno che ho costruito attorno a me si può grattare via, questa grotta di buio e vergogna avrà pure una via d'uscita...? La via d'uscita si chiama astinenza completa dall'alcool. Ma io, da sola, dove vado? Cosa faccio? Non sono capace di far nulla - dice la mia impotenza appresa. Nemmeno di partire per sempre.

giovedì 19 marzo 2026

La solitudine

Non la solitudine di Pausini - che a guardarla, lei e la sua boria e la sua voce da raccapriccio, uno capisce perché Marco non torna più... -, la solitudine come concetto universale, intimo, personale, condiviso talvolta da ogni persona.

Come i narcisisti patologici mi auto-cito, perché lo scrissi anche altrove: la solitudine (per quanto mi riguarda) è percepirsi nei limiti di un corpo, di una mente, che non può comunicare con l'esterno - che anche se riuscisse a comunicare qualcosa, non verrebbe capita. Incomunicabilità. E' incomunicabilità che sento quando la mia testa galleggia nel nulla - numbness - senza che il mio cuore provi un'emozione, scorrendo diversi post che anche se fossero offensivi non riescono più a toccarmi, passando in rassegna uno per uno gli elementi della alienazione... la mia testa rimane vuota, persa nelle nuvole... 

Non più la capacità di soffrire, ma nemmeno di ragionare se è per questo. Fra il 2019 e il 2022 sono diventata nota su blogger, e non esattamente in modo positivo per via del carattere di merda che mi ritrovavo. Narravo di sofferenze con cui alcuni potevano identificarsi. Quei post li ho raggruppati tutti in un documento Word. Ci va data una revisione. Poi lo sbatto sul web. 

In ospedale erano d'una gentilezza che sapeva di gentilezza-che-si-riserva-ai-ritardati. Finalmente ho la compassione che merito come essere meno che umano.

E vantiamoci, vantiamoci di essere Casi Umani... ma non mi sto vantando, tanto è ovvio e lo sanno tutti. Tornando al 2019, ero là che prendevo molto sul serio tutto ciò che scrivevo e pubblicavo qui, per il mio narcisismo per me rasemblava la letteratura, sebbene fossero cazzate puerili, e dato fra l'altro il carattere da vomito che avevo, altamente paranoica e incapace di fare buon viso a cattivo gioco, avevo sì e no 6 follower in tutto nonostante le mie parole fossero abbastanza condivisibili da persone che ci si potevano immedesimare - alla fine sarà l'inconscio collettivo, ma siamo tutti uniti in un dolore medesimo che prende solo sfumature diverse a seconda dell'esperienza individuale. 

A volte le mie lagne "poetiche" e pompose risultavano efficaci perché mi riconosco una qualche capacità evocativa. Il quoziente intellettivo basso era e basso è rimasto... ma mi viene da dire che non sia necessaria chissà che intelligenza per essere "scrittori" (o imbrattacarte) oggi. Così revisiono con la "maturità" di oggi quegli scritti e tento con Amazon self-publishing. Non ho nulla da guadagnare - ma manco da perdere

mercoledì 18 marzo 2026

Scusa

Ogni mattina il rituale di stordimento comincia da una dose extra di Valium, che mi tiene lontana dall'alcool. Ogni mattina-che-posso-permettermelo. Quando mi lasciano aperto il cassettino dei farmaci, come stamane, me ne approfitto. Se lo avessero lasciato aperto un giorno prima mi sarei di nuovo scolata la boccetta per intero nel tentativo ennesimo di togliermi di mezzo. Non so cosa scateni questa disperazione. Sto a vegetare a letto 20/24h, dormendo, poi mi alzo, mi ingozzo, vado al bagno e vomito. Alcool a fiumi. La casa a soqquadro. Va tutto da cani. As always.

Rispetto al trasferimento semestrale in Spagna, non se ne fa un cazzo di niente perché i costi sono troppo elevati per le finanze materne. Eh vabbé. Sarà per quando vinco all'enalotto. Se non fossi spaventata di farne una nuova dipendenza, comincerei a giocare le schedine, così come di norma fanno tutti i disperati. 

E questo è tutto.

lunedì 16 marzo 2026

Social a-detox

Regina di cuori riavvia la lunga chioma oltre la spalla ossuta, così ossuta da parre scheletrica - e lo dice: "Dunque... fammi ridere di nuovo. Dovrei staccare da qui". 
Regina di picche sospira, lasciandosi sfuggire dalle labbra schiuse un piccolo soffio d'aria, impercettibile. 
"Che ci guadagni a restare?" le chiede a mo' di sfida.
Regina di cuori guarda fisso dinanzi a sé, verso un orizzonte insondabile agli occhi.
"Ci guadagno tante ore vuote colmate dall'illusione di avere  un impegno. Ci guadagno sentirmi meno sola - molto semplicemente".
Regina di picche alza il sopracciglio in un'espressione ironica.
"Non perdi nulla, al contempo?"
"Nulla" ribadisce con forza Regina di cuori, fulminando con uno sguardo Regina di picche, come a volerla azzittire.
Regina di picche fa un altro sospiro, più profondo del precedente. Ed è qui che il suo viso si contorce in una smorfia di irrisorio sarcasmo.
"Hai dimenticato da qualche parte la tua dignità. Probabilmente nello stesso posto ove hai lasciato il cervello. E' impossibile che tu non ti renda conto di questa tua reputazione stracciata sotto le scarpe e riempita di cagate e di sputi dalla plebaglia della rete. Impossibile che a te non importi nulla del concetto di privacy".
"La privacy!", Regina di cuori ride a gola aperta, in modo un po' isterico e forse un po' folle. Folle. "La privacy è un'utopia anno domini 2026. Che si parli di stalker psicopatici, di Google e i suoi ads, dell'Intelligenza Artificiale o di Meta, non ce n'è per nessuno. A che serve dannarsi l'anima per nulla? E" aggiunge, assaporando ogni sillaba per l'originalità del pensiero, "hai considerato che a tanti tutto ciò potrebbe non importare?".
Regina di picche contrae il sopracciglio. Scuote la testa.
"Hai una vita da vivere. E se continui a fare il fenomeno da baraccone 2.0 non potrai viverla in modo lontanamente decente. Ci sono persone..."
"Chiamale persone"
"Ad ogni modo - gente con forti tratti antisociali, pericolosa, che può distruggerti la reputazione in uno schiocco di dita per mezzo della rete. Niente più vita per te. Niente lavoro, niente amici, nessuna possibilità di scappare dal caos della tua vita e della tua mente. Di questo non ti importa, oh..."
Regina di cuori scrolla le spalle anoressiche.
"Sai cosa me ne frega? Una vita è tanto più riuscita quanto più viene vissuta tranquillamente. Ed è così che la vivo io, Regina di picche. Quale che sia la follia e la crudeltà del mondo. Una cosa inconcepibile per una testa quadra come la tua"
"Oh, sì, sei libera"
"Libera"
"E senza nome. Senza dignità, senza vita, ma libera. Bella vita se durasse".
"Non stai drammatizzando?". Regina di cuori allunga la mano verso la bottiglia di latte di suocera. Si bagna le labbra, assaporando il liquore. "Allora, questi 'nemici', 'stalker', 'sociopatici', sono per caso in questa stanza con noi? Dove li vedi?"
"Ovunque! Si materializzano in incomprensibili ban dai siti e dalle aziende, e in un isolamento sempre più spietato. Tutti..."
"Tutti?"
"... tutti sanno chi sono..." sibila Regina di picche. I suoi occhi incastonati nel viso grasso incontrano quelli grandi dell'altra. Mantengono a lungo il contatto visivo.
"Curati" conclude Regina di cuori.
"L'assurdo si è manifestato. L'impossibile è avvenuto..."
"Esiste un nome per il tuo morbo, il quale è 'fobia di Internet'. Avviene quando una bambina molto piccola, come te quando ti hanno regalato il tuo primo computer mettendo una pietra tombale alla tua ragionevolezza, viene esposta alla realtà virtuale senza alcuna protezione e supervisione da parte delle figure di accudimento".
"Questo non cambia i fatti" rilancia Regina di picche. "Vedo che hai una grossolana e autodidatta infarinatura della Scienza della mente... allora", soggiunge, "conoscerai senz'altro la Profezia che si autoavvera".
Queste ultime parole paralizzano Regina di cuori nell'atto di mandar giù dell'altro liquore. Lentamente la donna abbassa la bottiglia e si volta a fronteggiare lo sguardo dell'altra. Nei suoi occhi c'è un misto di confusione e... paura?
"So della profezia che si autoavvera" sussurra piano.
"Bene. Sai cosa può comportare?"
"Comporta che la realtà si adatti alla persuasione" dice Regina di cuori, recitando a memoria da qualche libro di psicologia a caso, con tono via via più annoiato. "Se in ambito scolastico un'insegnante tratta un bambino come se fosse sciocco, egli si adatterà al preconcetto diventando, dati alla mano, sciocco. Se lo tratta come se fosse particolarmente dotato..."
"... diventerà particolarmente dotato. E tu hai sempre temuto di essere perseguitata. Cosa ti dice questo sulla tua realtà?"
"Se stai cercando di insinuare che una mandria di belve feroci, cybercriminali, si sia interessata al mio caso così tanto da farne una persecuzione ossessiva, con tanto di facili vendite su eBay di oggetti che valgono molto di meno di quanto li svendo, da parte di collezionisti evidentemente sociopatici..."
"Hetalia: Le potenze dell'asse"
"Che?!"
"Quel fumetto ammantato di chissà che antiche maledizioni inca. Lo hai messo su eBay un mese fa per la modica cifra di...?"
"200 euro..."
"200 euro, perbacco! Cinque volumi risicati di un'opera che fa ridere - non volontariamente si intende..."
"Tu non capisci!" esclama Regina di cuori. "Sono out of stock, introvabili, nessuno ha la collezione completa in Italia... !"
"E tu pensi che ci siano molti otaku interessati ad acquistarlo per il prezzo di duecento euro. Capisco".
"Ne ho trovato uno, sarà un fanatico, che ne so. Questo non prova nulla..."
"Quel manga ha la reputazione che si merita, anche in Italia, pertanto è assai strambo trovare qualcuno disposto a pagare quella cifra per averlo. In ogni caso. Dato che sei cocciuta, ti riporto alla mente un altro esempio..."
"Non..."
"Che ne dici del Kobo Colour?"
"BASTA!" urla Regina di cuori, pazza di dolore, afferrandosi i capelli con le dita. "Non prova un accidente, ti ho detto! Sta' zitta!"
"Il Kobo Colour... disponibile a 150 euro online, nuovo fiammante... sei riuscita a venderlo al lampo per 100 euro... solo cinquanta euro in meno del prezzo pieno del nuovo... questo non ti fa sorgere dubbi? E anche l'Intelligenza Artificiale era persuasa che fosse sospetto... Tutte quelle richieste di contatto per un aggeggio usato che con 50 euro poteva essere acquistato nuovo... immacolato..."
"Taci". Regina di cuori è perentoria. "Se pure fosse sospetto, questa è la mia via. La serena, imbecille inconsiderazione del male e dei problemi della mia vita. Questo mi fa sentire libera e la libertà è il bene supremo per me. Inoltre se ci sono sospetti, non ci sono ancora prove. Non hai semplicemente prove, Regina di picche".
Regina di picche si stringe nelle grasse spalle. "Un problema non cessa di esistere solo perché non lo consideriamo. Dato che ti piace la filosofia. Occorre una presa di posizione netta sulla questione. Anche se fosse solo un dubbio".
Regina di cuori si chiude nel silenzio. Regina di picche le poggia una mano sulla spalla cadaverica.
"Si tratterebbe di poco" la implora. "Sei... sette mesi... di sparizione totale, dalla rete e dai social. Poi si stancheranno. Perderanno interesse. Guarderanno altrove."
Regina di cuori solleva su Regina di picche uno sguardo ardente d'odio. "Sai cosa penso? Che tu sei la prima a beneficiarne"
"Io... cosa?"
"Ti piace, eh, essere famosa! Ti piace che ti seguano, ti stiano dietro, mettano like alle tue opere più brutte su Deviantart volendole nella loro collezione, ti paghino lauti denari per i tuoi oggetti di scarso o nessun valore su eBay, tenuti da cani fra l'altro spesso e volentieri. Ti piace sognare di essere seguita! E soprattutto, ti piace pensare di non essere mai sola... proprio come a me..."
"E' un grave errore scambiare un reato penalmente perseguibile con 5 anni di reclusione in cella per una fortuna o qualcosa che procuri vantaggi, patologici o reali, immaginari o concreti" replica Regina di picche freddamente. "Cosa pensi che tentassi di ammazzarmi a fare? Cosa pensi motivasse tutto quel dolore, quella paura? La paura tipica di chi è in stato di iper-arousal continuo, subendo stalking. Sì, è stalking. E' una molestia. Non è 'essere famosi'. Sono molestatori che diffondono informazioni delicate sulla tua vita privata sulla rete, e ti hanno già sputtanata per tutto il web".
"E se l'importante fosse vivere sereni?"
"Accontentati pure di questa vita subumana, allora. Io mi chiamo fuori".
Regina di cuori guarda Regina di picche darle le spalle e allontanarsi. La paura striscia all'interno delle sue vene, congelandole.
"E dimenticavo" conclude Regina di picche con sottile e spietato sadismo. "Stai rovinando la reputazione anche a terze persone che risentono della tua stessa egoistica esposizione. Persone che ti amavano, un tempo, e che tutt'oggi tu dici di amare. Le hai perse tutte. Sei sola. E tutto a causa della tua passione per giocare a fare la blogger".
Il silenzio rimbomba nel corridoio buio. Regina di picche apre una porticina sul fondo del corridoio. Una lama di luce colpisce il volto contratto dall'orrore di Regina di cuori. Regina di picche oltrepassa la soglia. Si chiude la porta alle spalle. 
Per sempre.

"Se solo al mondo ci fosse un po' di bene"

Mi sto preparando psicologicamente per un soggiorno-studio di un anno a Barcellona per imparare lo spagnolo sul luogo, mi sono rivolta a EF Italia che organizza viaggi studio per tutte le età in qualunque destinazione, dall'Europa agli Stati Uniti. In realtà in passato c'avevo già provato con quell'agenzia, ma mi ero tirata indietro... mentre adesso andrò fino in fondo. Ovviamente ci vorrà una buona dose di coraggio, ma ho fiducia nella mia volontà sperticata di cambiare la mia vita per sempre. Per la verità avrei preferito come destinazione di apprendimento Madrid, ma Barcellona o Malaga erano le uniche disponibili in territorio iberico. Forse avrei fatto meglio a scegliere l'Andalusia, che assomiglia alla Sicilia sotto più aspetti ma è per forza di cose fatta di gente più intelligente (qualunque popolazione al mondo è più intelligente di quella siciliana). Non so quando mi chiameranno al telefono, ho richiesto un preventivo per una durata di soggiorno superiore ai 5 mesi - non lavorando ed essendo lo stesso tipo di scarto sociale che altrimenti si trova favorevolmente nei centri asociali, parassita a spese di genitore e stato, ecco che si fa più semplice trovare tutto il tempo del mondo. Sarò felice lì? Me la sento di cambiare aria. Ovviamente l'amico resterà in Lombardia. Forse sarà utile separarci per un periodo, ad entrambi.

Passerò un boot camp come nei peggiori film sui militari.

Comincio a capire quale sia la filosofia dell'amico che preferisce non-vivere che avere a che fare con la gente di merda che appesta il mondo. Ma forse si possono coniugare due cose in apparenza opposte - vivere e avere a che fare con persone che probabilmente mi faranno vittima per l'ennesima volta. Ecco come lo vedo il mio prossimo soggiorno all'estero. Sarà, sì, presumibilmente una gran sofferenza - rispetto alle interazioni sociali - come sempre, ma non una sofferenza inutile - forse posso fare esperienze significative al contempo.


Condivido Mark Twain (sebbene non il suo ottimismo di minchia.)

domenica 15 marzo 2026

Milano

Mi sono rassegnata all'idea di fare di me stessa quel che era destino fossi, un cadavere giovane e grasso, in una grassa bara. 

La vita è così bella da vivere, anche in totale-estrema solitudine. E' solo che qui non arriva un fiato di vita. Qui si è come seppelliti da vivi sotto dieci metri di noia e apatia senile. I vecchi nelle osterie che ridono come matti e mandano giù un bicchiere dopo l'altro. E null'altro, davvero null'altro di meno spiacevole. A questo punto "quasi" rimpiango il silenzio lunare della Sicilia. Dev'esserci vita da qualche parte in questo mondo - non riesco nemmeno a immaginare dove. 

Tengo fede al mio desiderio: devo viaggiare un po' prima che mi pigli il cancro e muoia fra atroci sofferenze. Voglio incontrare Bernhard (le sue sacre spoglie) prima di morire. Voglio entrare nella casa ad Amsterdam di Anne Frank. Voglio vedere le stelle da un deserto africano. Voglio assistere all'aurora boreale in un Paese del Nord. 

Venerdì sono riuscita a vedere per la prima volta la Madonnina, abbiamo parcheggiato a Milano dinanzi alla Chiesa di Scientology e proseguito in metro. 

Sguardi strambi e perfidi trafiggenti come lame da gente verosimilmente matta.

Sia come sia ecco qua il Grande Coso.


Per fortuna hanno tolto le palme ancora visibili su Google Maps. Ma in linea generale, una cosa insignificante. Sia il Duomo che la piccola piazza che circonda il Duomo - abbondantemente trafficata da gente "chit" e turisti ridanciani, e un sacco (un sacco) di "amòòòò", "gioiaaaa" da parte delle ragazze che bazzicavano lì. 
Nulla al confronto con Firenze.
Le persone, immigrati o autoctoni, sono sprezzanti, sottilmente (anche esplicitamente) bulli con chi non risponde ai canoni di perfezione estetica e decoro imposti in città. Ma questo si sa già a livello nazionale. 
Milano non è solo la città della moda, la città del fashion. Milano è prima di tutto una città di gente superficiale - e i tentacoli della "chitteria" non ghermiscono solo gli autoctoni, ma anche chi sceglie volontariamente di visitarla - i turisti stranieri che probabilmente è tutta gente ugualmente "chit". 
Questa la mia "recensione" di quel poco che ho visto. Non sento il desiderio di tornare per approfondire.

giovedì 12 marzo 2026

Folie a deux // Fuga

La coesistenza con me stessa?
la cosa più difficile. 
Così accade quando la mente 
è avvolta dai tentacoli di un morbo. 

Io, pesciolino agonizzante sulla sabbia,
sbattuta fuori dalla vita, non posso che lasciare 
il vecchio mondo. 

Lui fa un sogno emblematico e me ne parla. Nel sogno sfuggiamo a dei carcerieri. E se più che essere prigionieri dei sociopatici, lo fossimo di noi stessi? Si parla di delirio indotto in questi casi. Folie a deux. Le paranoie si contagiano come un virus.

Coming soon
- Milano, piazza Duomo
- Vienna, tomba di Thomas Bernhard
- Norvegia, aurora boreale
- Tanto altro

Lontana da un sole che brucia, che uccide. Prima che sia troppo tardi


presa dentro al buio che avanza

martedì 10 marzo 2026

Il mio corpo è una gabbia - la mia mente ha la chiave

La mia mente avrà anche la chiave, come in Peter Gabriel, ma non la sa usare. Non becca il chiavistello nemmeno provandoci in continuazione, come se fosse ubriaca. Come se?, è ubriaca. Anche quando in teoria sarebbe sobria.
In questa foto stilizzata sorrido, stupidamente.
Stupidamente sorrido nelle foto. Così come nelle foto, nella vita. Non c'è più un momento da perdere a prendere qualcosa sul serio. Sono fuori di testa?, sì. Se prendessi qualunque cosa sul serio, dormirei. E, come spesso ho pensato, non c'è nulla di più innocente del sonno. Cosa c'è più innocente di una persona che dorme? E io sono una donna che dorme... e il sonno della ragione genera mostri, ma quei mostri posso non vederli. Non li guarderò in faccia sinché non mi uccideranno. Stanotte sogno: sono in balia dei terroristi islamici. Mi legano le mani e mi fanno cenno con la mitragliatrice di andare a mettermi davanti a loro, dove mi fucileranno. Ma quando cercano di staccarsi dal punto ove si trovano per prendere posizione e fucilarmi, si accorgono che non possono - ché hanno una caviglia attaccata ad un grosso computer. Non possono farti del male, non sono reali. E cosa ne dici delle informazioni che diffondono sui social? Che devo cagarmi in mano nel fare il passaporto o prenotare un volo Ryanair a caso. Che l'unico posto sicuro resta casa - edificio che mi ospita. E l'unico vero rifugio un abbraccio che mi sta lasciando.

lunedì 9 marzo 2026

La Povera Creatura

Ho sempre pensato che a fronte di piccoli isolotti sperduti di genialità, il sud sia sempre stato un oceano di merda stupidità e ignoranza e arretratezza da impallidire con raccapriccio, e le violenze che subivo dagli adulti che ero solo una bambina, non solo in famiglia ma anche nella società, ne erano una prova.

La mia memoria infantile è annacquata, ma ho dei momenti del mio remoto passato che ricordo con straordinaria lucidità, nonostante fossi meno che una bambina: tipo le sbarre della culla attraverso le quali a quattro anni o giù di lì guardavo il lettone matrimoniale, e mi chiedevo "perché io non posso dormire nel letto con mamma e Genoveffa, che se ne sta cullata fra le sue braccia placidamente e felicemente?".

Oggi Genoveffa ha un'immagine profilo Whatsapp con gli sci davanti alla croce con la testa di Cristo in alta montagna, e ho pensato "quella è la mia testa": si fa i selfie con la mia testa mozzata con il viso storto dal pianto e dal dolore e il capo recintato dalla corona di spine, guardando a destra con nonchalance verso un punto imprecisato - "guarda altrove" (dal dolore) (foto "artistiche").

Ciò sull'orlo del baratro della terza guerra mondiale.

Sarà crudele, ma stiamo finendo e non mi sembra malvagio. Questo mondo è governato dal male e mi sembra che non ci sia più traccia di bene - ho sempre avuto il pensiero come un tarlo che Satana (se esistesse Satana o il diavolo) è l'unico principe di questo mondo, e più si va avanti più l'entropia e il caos si accentuano, il male soffoca con sempre più odio e potenza il bene - perciò che si fotta questo mondo, che vadano tutti all'inferno, ormai (me compresa, ovviamente).

sabato 7 marzo 2026

Le domande proibite

Le domande delle 5 del mattino, appena svegli: "che senso ha?". 

Mi giro verso l'amico, che è già sveglio, e glielo chiedo. Mi risponde: "Non si chiede". 

"E' una domanda proibita?"
"E' una domanda a cui non c'è una risposta".
"O forse che la risposta è 'nessuno'?"
"No, la risposta non esiste".

Continuo ad essere persuasa che la risposta sia "nessuno; nessun senso", e che lui cerchi solo di non pensarci, per non cadere nel mio stesso abisso.

Forse i libri sono la risposta. 
(No, disse il contadino rumeno a Cioràn, che ne era drogato: no, ragazzo, non-troverai-la-risposta-lì-dentro... (guastafeste))

Forse anche una corsa contro il tempo per recuperare la Bellezza prima che sia troppo tardi.

La condizione umana è la consapevolezza che la vita in sé non ha nessun senso. Ci sarebbe da impiccarsi. Per (soprav)vivere è necessario tenersi impegnati sempre in un obiettivo. Se non un obiettivo, uno svago.
 
Ma meglio un obiettivo. 
Gli svaghi lasciano il tempo di merda che trovano.

(... se invece fosse l'amore il vero senso? L'amore può essere il senso. Ma tu dimmi l'amore che cos'è se non chimica. Dissolvente. Dissolubile. Forse allora, almeno per adesso, il senso è l'amico. Il senso è l'amico. Il mio senso...)

(L'amore non esiste / esistiamo io e te... e la nostra ribellione alla statistica / un abbraccio per proteggerci dal vento / l'illusione di competere col tempo...)

vado a versare un litro di lacrime.

giovedì 5 marzo 2026

La profezia che si auto-avvera colpisce bene come sempre

Fernando Pessoa

Quello che la scienza ci dice: l'universo è energia.
Quello che noi fedeli crediamo: possiamo interferire con quell'energia e plasmare la realtà (energetica) a modo nostro.

E' così che l'energia del cosmo si è organizzata per venire incontro ai miei desideri e alle mie fissazioni (soprattutto): pensavo tipo di essere perseguitata dalla vita, e la vita m'ha perseguitata... lungo anni ed anni di influenza (tossica, negativa) sulle vibrazioni energetiche della realtà. Così l'assurdo si è manifestato nella mia vita, l'assurdo di una vera e propria persecuzione su scala mondiale che risponde e aderisce alle mie paure più profonde.

Noi possiamo fare quel che vogliamo di questo groviglio di interazioni energetiche, e io di questa vita ho fatto la mia persecutrice - non già sputtanandomi in tutta Internet; anche nel reale. Eppure ci sono ancora persone che regalano un sorriso. Oggi tornando dal supermercato con una busta della spesa appesa alle dita ho incrociato lo sguardo con una donna molto bella. Mi ha sorriso. Le ho sorriso. D'istinto le ho detto: "Ciao...".
Tempo fa odiavo chi mi sorrideva. Non sorridermi, per favore. Mi fai sentire profondamente a disagio. Oggi riconosco l'importanza di uno sguardo gentile. Nel mezzo del disastro di questo mondo e della vita per come l'ho sempre modellata (a forma di cacca-chibi), un sorriso apre uno spiraglio di luce nel nero generale.

Mi fa sperare che al mondo ci sia ancora un po' di bene (come dicono i toscani).

Le ricerche della casa proseguono. Il contratto d'affitto scade a settembre 2027, sicché ho più di un anno di tempo per accasarmi da qualche parte. Possibilmente non sforando i 100.000 euro di acquisto. Che poi c'è il geometra, il notaio, l'agenzia, e cazzi e mazzi, e raddoppiamo la somma.

Io nei miei sogni sarei andata sul lungolago di Garda a guardarlo da una villetta panoramica da 375.000 euro, ma se compissi questo gesto mi mangerei a morsi quasi tutto il mio (non molto cospicuo) patrimonio. Le case all'asta potrebbero essere una scelta, se non ché in genere sono ruderi raffazzonati alla bell'e'meglio per sembrare case. 

Questa zona mi fa tanta tristezza - è priva di vita, non solo di attività, sto parlando di "vita": verde, gioia, cieli azzurri.

Se potessi scapperei in Toscana, che è tutta lì l'Italia propriamente detta, culla dei miei sogni infantili e odierni anche. Lontani dai cieli grigi e dallo smog che si attacca ai panni stesi fuori come una colla oleosa della pianura Padana. In Toscana non ho un cazzo di nessuno; perché, qui ho forse qualcuno? L'obiettivo è proprio vivere da soli apprezzando il vivere da soli senza l'ausilio di alcuno.

Sennò che sologamia è?

Ho chiuso (e non ho riletto).

mercoledì 4 marzo 2026

La felice sologamia

Mi sto appassionando dei podcast youtube di Gabriella Tupini. Potete trovarla con una semplice ricerca su Youtube. E' una donna che ha un grande seguito, il che di per sé non è garanzia di qualità - proprio perché il nostro valore, io credo, non deve e non può essere definito dall'apprezzamento della massa. Tuttavia questa anziana donna sta effettivamente rendendo un piccolo servigio alle masse parlando di argomenti di spiritualità e crescita personale in modo saggio, e pregno di vistosa cultura. In TV ho un suo podcast che parla dell'amore di sé. 

Negli ultimi tempi desidero sposarmi con me stessa, in senso astratto chiaramente, vorrei convolare a nozze con la persona che sono ed amare ogni sua crepa. 

Ho ancora i segni dell'autolesionismo adolescenziale sulle braccia e sulle mani (usavo le braccia e le mani per tagliarmi perché in fondo volevo che sapessero che stavo male... se avessi usato le gambe e le cosce, il che avveniva, ma più raramente, sarebbe stata una prova generale di suicidio, come tutti i gesti di autolesionismo di questo tipo. Ecco, come plurisuicida sono sempre stata motivata dall'incapacità di convivere con me stessa, e un po' - però - un'attention seeker). Raggiungo una di queste indelebili, eterne piaghe e l'accarezzo con il pollice dell'altra mano. Ecco, bisogna amare se stessi e soprattutto le proprie ferite. Non meritavi tutto questo, devi chiederti scusa del male che ti sei fatta, senza rincrescimento, solo con sincero amore e sincera compassione. La vocazione della mia vita è amare me stessa sviando dalla strada maestra verso piccoli vicoli immersi nel verde della quiete interiore. 

Se dimentico mia sorella, mio padre, mia madre, posso pensarmi come un essere umano che non viene definito dal loro odio, dal loro disprezzo, dalla loro svalutazione continua. Sono tranquillamente certa che oggi sarà una giornata buona. Oggi sto bene anche da sola, e il cibo non causa tormento ma è una piccola coccola da concedersi con parsimonia. Le vere coccole sono sentirmi utile per il mio ambiente, curare fin nei più minimi dettagli l'ordine e la pulizia in casa, poi uscire, passeggiare, leggere un libro. Il tutto da soli. Attorno molte persone scrutano con biasimo. Dentro c'è un cielo stellato di infinita quiete, di quiete siderale, non opprimente, non claustrofobica. Qui nel corpo che abito posso essere felice anche quando tutto attorno il mondo grida vergogna e miseria. Riesco a trovare una felice comunione con me stessa. 

Mi amo proprio perché non sono perfetta, non sono nemmeno un abbozzo di perfezione - sono a rovescio, anzi, sono a rovescio e va bene così. Sono belle le mie ferite, belle le mie lacrime, bella la mia forza, bella la mia gentilezza. Sono meno belle le mie sfuriate, le mie incazzature, la mia rabbia - ma ogni vero amore nasce dalla comprensione, e io posso vedere quella bambina maltrattata internamente, che sta facendo del suo meglio anche quando dà performance decisamente scadenti. Non ho giudizio verso di lei. Neanche ho per lei dei progetti di vita. Liberarmi di tutti è l'unico obiettivo. Ritrovare me stessa lontana dal mondo. Stringermi forte e baciarmi forte. Non come narcisista - dato che va di moda il narcisismo patologico. Come una persona che si vuole un bene sano, un bene che parte dalla comprensione profonda di quanto ha vissuto, di quanto ha sofferto, e di come ad un certo punto ha dovuto smettere anche di soffrire pur di salvarsi la mente. Mi scuso con questa me stessa così piccola e innocente che ho abusato. Oltre al male che mi ha fatto la mia famiglia, me ne sono fatta tanto da sola. Ricordo quanto mi sia stato ripetuto che ero scema, che non valevo niente, che non avrei mai ottenuto niente, che ero brutta, grassa, cattiva, inamabile. Chi lo ha detto e chi lo dice?, io qui ho due braccia che possono stringere il mio petto e raccoglierlo in un abbraccio. Ho due mani che si stringono vicendevolmente a farsi forza per sé e non contro chiunque altro. Ho una visione tranquilla sull'umanità, e so che dipende da quanto tranquilla e serena mi senta con me stessa. In pace con me stessa, e di conseguenza anche con il mondo. Innamorata di me stessa - finalmente.



lunedì 2 marzo 2026

Viviamo una sola volta (ed è già qualcosa)

Altaleno tra il pensiero - ricordo del necessario e il necessario dimenticato, in fondo la vita non è nient'altro che questo, andare avanti e indietro fra il ricordo e l'oblio, fra l'impegno del passato e il disimpegno del futuro. Per una mente sana entrambe le prospettive - passato e futuro - dovrebbero incrociarsi e trovare un felice connubio in una considerazione equilibrata delle circostanze presenti e delle conseguenze e prospettive future. In linea di principio senza tante seghe mentali bisognerebbe essere produttivi. Non bruciare un attimo di vita. I sogni della notte scorsa avevano la disperazione della vita non vissuta - i miei personaggi onirici mi ricordavano che sarei morta in questo modo. La disperazione impellente di correre, che non c'è un momento da perdere, che c'è una sola vita, questa che viviamo. Soppressa dalla nebbia del giorno che scende a pioggia sui più spericolati sogni. Non credo che vivere di sogni sia peggio che vivere di solide realtà, alla fine, forse, in fondo... Non credo che ci possano essere vite fallite, fallite secondo quali criteri?, io credo che una vita sia riuscita nella misura di quanto è stata felice, comunque sia stata attraversata, se tagliando traguardi su traguardi o prendendo per strade convenzionalmente inutili, e la mia vita non è comunque sia stata felice, così è davvero fallita - sinora, sinora non mi sono ancora capacitata di come tutto quello che ho vissuto sia stato così sofferto anche quando per auto-difesa non sentito, e di come tutto il mondo, quello di cui dovevo far parte anche io, mi abbia sempre rigettata in tutto e per tutto - dalla culla alla tomba, un nauseabondo sentimento di non doverci essere, d'essere un "più", che non è la terra su cui vivo il mio posto - che il mio posto non c'è, se c'è è in un tempo precedente al concepimento. Non sono così arrogante da pensare che non sia condiviso da altri, sebbene siano pochi a sentirlo con la stessa intensità io credo

The internet is for porn (?)

In quell'intreccio di carne e sudore, c'è qualcosa di satanico - parlo dei porno della rete. Come fai a non provare disagio, a non vedere ai tuoi occhi una specie di macelleria? E ti ecciti pure?

Come donna, per quanto mi consideri gender fluid, provo la naturale ritrosia associata al genere femmineo nel guardare quei video. L'eccitazione può essere un modo fra gli altri per superare la frustrazione, e persino la sofferenza e l'anedonia. In condizioni di depressione maggiore il desiderio in genere si spegne, salvo affacciarsi in momenti in cui ci si sente particolarmente stressati e sotto pressione. Sono il tipo di persona che preferisce i racconti alle immagini, semplicemente perché il filtro è raddoppiato dal doversi immaginare le scene piuttosto che vedersele brutalmente sbattute in faccia. E' una faccenda imbarazzante in ogni caso, ogni volta che sento quell'impulso, il che accade forse una volta ogni tot di mesi. E' comunque qualcosa di cui mi vergogno. 

A volte non so - sono convinta che una donna del 1800 in Svezia sarebbe meno emancipata di me. Non è nemmeno un problema relativo alla cultura, perché tante donne "normali" delle mie zone sono allo stesso livello di emancipazione delle donne medie europee. E' proprio una faccenda che pertiene la mia educazione specifica. Vengo da una famiglia vecchio stampo - con tutte le brutte cose che si porta dietro questo tipo di arretratezza ("boomer che scambiano traumi infantili per preziosi ricordi"), c'è sempre stata in essa una specie di orgoglio: "Non amiamo le cose esotiche", "Temiamo lo straniero", "Siamo rigorosamente tradizionalisti". 

E ovviamente fa un'enorme differenza nascere maschio oppure femmina. In termini di aspettative e ruoli. Nel mio substrato familiare la donna è ancora quella che pulisce e stira, così si diceva, e oggi sono venuta a sapere che finché si era insieme da fidanzati al tempo dei miei, nella famiglia e materna e paterna, il denaro veniva gestito dagli uomini. Mi ha perplessa. Ho domandato a mia madre: "Non capisco: se i soldi venivano guadagnati da te, con il tuo lavoro, perché dovevi sentirti in dovere di darli a tuo marito?". Silenzio imbarazzante. Avrebbe risposto "Perché è giusto così". 

Mi ricordo di un video sulla condizione femminile in Italia negli anni '70. Interviste di ragazze, studentesse, sul tema della divisione dei ruoli in casa. Centro-nord qualcuna esordiva con "Dovete lavare i piatti anche voi" (addirittura!), sud le vecchie (poiché venivano strategicamente intervistate solo quelle delle generazioni precedenti...) dicevano in sostanza "L'uomo lavora e la donna cucina", "Perché? Perché così è per natura!". 

A livello nazionale in termini generali siamo ancora fra le nazioni più arretrate d'Europa rispetto alla questione femminile. Meloni viene ancora aggredita e da uomini e da donne della Sinistra per il suo essere "cafona e sciatta", come se il punto fosse quello rispetto alla sua politica. "Da una donna ci si aspetterebbe più decoro", dice mia madre, classe 1956, e se provo a mettere in dubbio che sia poi così importante, lei ripete a pappagallo: "Eh, perché io sono contenta che una donna sia a capo dell'Italia finalmente, ma a vedere quanto è brutta, arrabbiata e cafona...". Vab-bé. Non sono solo i più vetusti a vederla in questo modo - giusto qualche timido parere femminile più moderno si fa strada nella calca: "Per me può avere il carattere che le pare, e vestire con gli abiti extralarge-pigiamoni che vuole, purché faccia buona politica (e non la sta facendo)". 

Bando alle ciance. (La pastafforno si scuoce.)
Provo avversione per gli uomini e profonda partecipazione per la questione femminile negli ultimi tempi, ma questo non mi limita nell'essere ciò che accidenti voglio essere come donna, e trovo che essere una casalinga disperata sia una scelta comoda e fruttuosa. Mi dà il tempo di dedicarmi agli hobby, il che è piacevole, anche se soffro del disagio del classismo che serpeggia strisciante in queste zone rispetto alla condizione di disoccupazione. Il che non mi rende felice di essere viva in questa società. La maggior parte delle volte un disoccupato non se la spassa, tutt'altro. "Ha un sacco di tempo, e niente da fare", certo, e vivere senza aver nulla da fare è di gran lunga più doloroso e logorante di vivere buttando sangue nel lavoro. 

Questo cercavo di far notare a mia madre (la quale è una stacanovista) stamattina, allorché tentava di buttare le solite provocazioni sulla condizione di disoccupazione dell'a-me-indigesto marito che si è scelta un tempo. "Non che voglia difenderlo, ma, non credo sia felice...", "Quello che ha da fare, se la spassa!", ripeteva lei con lo sguardo fisso all'orizzonte, come se non avessi parlato. Va bene. E' una pacchia esistere come pesi inutili in società.