Cerca nel blog

mercoledì 25 marzo 2026

Perché i riti funebri sono una cosa raccapricciante

2026. Anche nel mio paese di campagna provinciale viene istituita la "Casa del commiato", come già si fa da tempo in molte altre zone del Paese (e fuori). Sono finiti i tempi della fiumana di processioni alla casa del defunto per portare lacrime e condoglianze per la veglia. Anche nella più rustica Sicilia, interviene il "progresso". Che questo faccia storcere il naso alle generazioni precedenti, non è di grande sorpresa. Siamo in territorio grandemente avverso alle novità e ai cambiamenti, pieno di gente così rigorosamente tradizionalista...
Ma non è di questo nuovo business che ha attecchito anche lì che vorrei parlare. L'argomento della morte mi segue da tanto tempo; di conseguenza ho avuto così tanto tempo per pensarci che sono giunta ad una conclusione: nessuna casa del commiato. 
Nessuna bara per me. 
Mi farò cremare.

Che pessimo gusto, il cattolicesimo, con il suo necrofilo culto dei morti da omaggiare con fiori profumati che adornano le tombe anche dopo decenni e in qualche raro caso lustri di distanza dal dramma. Porta i fiori ai defunti. E' un modo per mantenerli vivi nella propria memoria, dicono. La parata del cordoglio utile all'ego che in realtà silenziosamente si distacca: tu sei lì, io sono qui, ti ricordo ma devo ricordarmi di essere ancora vivo per scordarmi che farò la tua stessa fine.
Il macabro rito del corpo che chiusa la bara sparisce per tutta l'eternità alla vista. Non ho mai partecipato ai funerali dei miei parenti, per il semplice motivo che è una ricorrenza inutile, inquietante, quasi horror per quanto mi riguarda.
Ricordo eppure perfettamente quando fecero sparire la cassa da morto di mia nonna nel suo eterno sepolcro. Avevo tredici anni e fu l'ultimo funerale a cui assistetti. Loro la spinsero all'interno della buca, così, come se fosse materiale organico da nascondere alla vista per sempre. E così infatti era. La mia mente lo capiva perfettamente. Inutile piangere su qualcosa per cui si coprono gli occhi a non vederla. Seppellito il morto, finito il problema. Scomparso dalla vista. Arrivederci e grazie.
Eppure era una persona, una volta. Com'è possibile che non esista più in nessun angolo di mondo, che il suo destino sia inevitabilmente liquefarsi all'interno di una fossa sul muro (o sotto terra)? Come una cosa tanto orribile può essere integrata in una religione che predica una creazione "amorevole"? Come possiamo sentirci uniti sotto un abbraccio d'amore generativo - la proprietà intrinseca generatrice ma anche, d'altro canto, soppressiva della materia - se un giorno sfumeremo più leggeri dei petali di un dente di leone trasportati dal vento, polvere nell'aria o meno ancora?
Ecco perché amo il sonno - senza sogni. Mi alleno a morire.
Se non potessi essere cremata, allora vorrei essere gettata in una fossa comune, dove nessuno possa vedermi. Spesso paragonavo il mio continuo tentativo di "partire" all'allontanarsi dei mici fra le frasche... ecco, quando i gatti o i cani sanno che stanno per morire, spariscono alla vista. E così spero di avere il modo di fare io - spegnere il telefono, staccare il citofono, morire in solitudine. E' il modo meno doloroso di andarsene per chi resta - perché ovviamente il dramma è sempre e solo per chi resta. 
(Al limite.)

1 commento:

  1. Momenti che mi eviterei sempre. Troppo dolorosi, troppo intimi. Di fatto si nega anche la privacy del morto. Non mi piacciono e non mi sento a mio agio.

    RispondiElimina