domenica 22 febbraio 2026

La musica del cosmo

E' quando stringo il corpo di lui al mio e seppellisco il viso nella sua maglia che ritrovo il capo del filo rosso che unisce la mia grama, microbica, inutile esistenza con un progetto grande, infinito quanto e più dell'universo esistente. Stamattina avevo l'impressione che non ci fosse nessun Dio. Guardando le serrande chiuse, tratteggiate di luce, chiedevo "A che serve?", "Qual è il motivo, il senso?" del continuare a esistere, che scopo e che senso ha una vita come la mia, in un mondo che fa della morte l'unico esito possibile e necessario... e della solitudine nell'indifferenza di un universo in cui Dio è morto l'unica vera sostanza primordiale. 

Poi lui ha risvegliato in me uno strano entusiasmo. Il nostro abbraccio è ancora l'unico posto al mondo ove mi senta al sicuro. Siamo congiunti da qualcosa che travalica l'unione fisica e ha più a che fare con un'unione universale. 

Ho ricordato il pezzo di Battiato e Consoli, intitolato Tutto l'universo obbedisce all'amore. Il cosmo in ogni atomo di sé, degli altri, la radiazione cosmica di fondo, il bosone di Higgs o quello che è, Dio, o Amore, siamo congiunti in questo flusso universale di puro amore, diceva il mio cuore ricevendo e trasmettendo amore. E questo è rassicurante. Caldo. Avvolgente. Ma finirà quando si scioglierà l'abbraccio. Tornerà alla mente il grigio pensiero che non abbia nessun senso. 

Ma poi, costruiremo di nuovo la nostra piccola tana a due, sotto un velo, con due paia di braccia che ci limitano e tutto il resto del mondo fuori, tutto l'universo dentro. Tornerò a battere al pulsare della vita e la vita tornerà a pulsare al battito dell'amore, della musica.

giovedì 19 febbraio 2026

Vincere la morte

"Le cose non sono mai permanenti. Non si deve mai stare al centro. È molto meglio stare di lato perché si vedono meglio le cose. Io sono da sempre un'outsider, credo sia una condizione di privilegio. Non so come sono riuscita a sopravvivere. Forse perché ho imparato a far ridere il mio cuore. Ogni giorno fate qualcosa per far ridere il vostro cuore e cercate di pianificare il meno possibile. La depressione rimarrà a distanza di sicurezza."

- Yoko Ono


Se non avessi imparato a prendere con leggerezza e a percepire leggerezza nella mia vita mi sarei già tolta di mezzo - sono lieta di non esserci mai riuscita; questa vita come insegna Calvino è fatta per planare sulle cose dall'alto, solo alleggerendo il nostro cuore e scivolando sulle strade alla Odette Toulemonde potremo capire la vera essenza della vita, che è leggerezza, semplicità, non arzigogolate tesi filosofiche da masturbazione mentale, non grama tragedia, qualcosa che va presa senza nessuna aspettativa, nessuna pretesa e nessun attaccamento, un po' come ci insegnano i maestri buddhisti, i lama del buddhismo: passa sulla vita senza lasciare orme

mercoledì 18 febbraio 2026

La forma del disastro

Sei di una forza incredibile
Ti ammazzerà soltanto il polline

Io vado nei miei sogni nei musei dei morti.
Scrivo racconti che i misogini dicono venire da un "cervello idiota";
Mi aggrappo alla creazione-di-qualcosa, un disegno, un dipinto, una storia,
Per dare una forma al fallimento che sia credibile e forse comprensibile e forse persino significativa.

Ma la forma del disastro è un cumulo di macerie e frammenti, anche se mi impegno a dargli forma non puoi assemblarne i pezzi, tanto sono piccoli, più piccoli che piccoli, minuscoli come o più dei granelli di sabbia e di polvere. In questo disastro faccio "arte". Sono capace solo a morire restando in vita, ché di morire veramente non so darmi la dignità e assumermi la responsabilità. Giustifico con la tesi di una "forza sovraumana" che a volte definiscono "demoniaca" di vivere e lottare, lottare e vivere, mentre è la verità che sono fragile e trasparente come il cristallo, come un ologramma, e i brandelli di umanità che mi sono rimasti si aggrappano alla vita come i tentacoli di un octopus per mezzo della lotta - che il bisogno più commovente e forte e umano delle persone è vivere; e vivere nonostante tutto - più che a ragione di tutto - è più umano ancora, forse troppo umano. Di troppa umanità pecco, così tanta umanità che non mi mischio con le persone normali con i loro istinti animali reconditi, forse mi sto sopravvalutando, ecco, sono una persona che non si è formata secondo le logiche del mondo civile, parte troppo bestiale, parte troppo gentile, troppo sensibile, troppo scrupolosa che mentre mi calpestano con i tacchi li innalzo ulteriormente, che mentre mi tirano coltellate spingo il coltello più in profondità "se gli può far piacere", e ridono, che scema, che poveretta, che mente debole, fragile, che schiena invertebrata che si piega con compiacenza per servire l'assassino, l'aguzzino, l'odiatore, il pedofilo, il diffusore delle foto delle sue figlie in lingerie dormienti su Telegram; che poveretta che si è vista attraversare da tutto il male e tutto il male non l'ha corrotta, che è capace solo di crisi come scoppi di granata, crisi animali mentre le regine degli scacchi con compostezza sanno come muovere la prossima pedina lei non si capacità del perché senza strategia non vince nessun gioco anche se sarebbe giusto e morale così; è giusto e morale così, cosa c'è da disquisire oltre?, forse le fiabe non ci insegnano che il bene vince sul male?, forse il bene vince sul male solo quando è troppo tardi... che troppo tardi è sempre troppo presto. Che bisognerebbe prolungare l'agonia fino all'estinzione del genere umano, similmente al grande diluvio. Quando il cielo si illuminerà delle scie rosse sangue degli aerei militari, ecco che i più spiritosi perderanno il senso dell'umorismo. Quando verrà una tragica morte, un tragico sterminio, a strappargli il sorriso dai denti, allora impareranno cos'è il dolore. E a differenza di me non avranno le difese - caratteriali, esperienziali, di forza d'animo, psicopatologiche anche - per proteggersene. Si butteranno giù in un abisso che reclamerà le loro anime, in una fornace che è l'Inferno per come ce l'hanno sempre raccontato, e il gelo li fredderà per l'eternità. La vita alla fine. Il bene alla fine. La vita, la vita. Ognuno deve raccogliere quello che ha seminato. Ognuno raccoglierà così come ha seminato. Chi ha adulato e creato morte negli altri avrà morte per se stesso. Chi ha lottato per la vita avrà vita. La vita romperà tutti in mille pezzi, e sarà più spietata che mai con quelli che al momento credono di essere vincitori.



S-Laughter

Chi ride? Io o loro? Io non rido da anni. Quindi immagino che l'associazione "laughter" (risata) con "slaughter" (macello) fosse autoconsapevolezza o autocritica. Chi lo sa. 

Hanno poi messo in home una versione - cito - "gay" di "Yellow" dei Coldplay. Vedono (e creano) cose "gay" ovunque, (qualunque cosa il termine voglia significare per queste persone intellettualmente timide), così tanto che forse dovrebbero dare un'occhiata anche a se stessi.

Devono "ridare dignità al nome"; cosa c'entra il nome? Che colpa ha il nome, voglio sapere. E' un bel nome in modo del tutto oggettivo. Applicato ad una demente vittima di violenza continuativa e istigazione al suicidio sistematica, psicologicamente fragile, che sa solo cannibalizzarsi da sola quanto più la cannibalizzano, però, perde smalto. Ci vuole dignità anche nella peggiore delle sorti, dicono gli stronzi: tollerare e uscirne vincitori, soprattutto, in qualche modo. Il fallimento lo si può concepire solo in virtù di un successivo successo. Dentro puoi anche perdere pezzi per strada, essere una mutilata a cui continuano a strappare morsi, ma fuori devi comportarti come una che con dignità e decoro "vince". 

Ti rifiuti di vincere secondo le loro regole? Sei tu la colpevole.

domenica 15 febbraio 2026

Doppelganger + taglio netto

Avevo fatto un incubo stanotte che mi ha fatta svegliare sollevata (che fosse solo un incubo) - il sogno rappresentava il mio amico che mi mostrava un disegno fatto da lui de una palude da horror, con i tronchi immersi nel fango, "il fango della vergogna", e figurine di vecchie che coi denti aguzzi ridevano, e poi proseguendo si arrivava in un corridoio, e dal corridoio c'era un dipinto di una donna orrenda che ci spostavi di sopra il cursore del mouse (era una riproduzione computerizzata) e c'era la dicitura pop-up "Lei".
Poi il focus si spostava su un video che il amico aveva girato su di me ("Non per farti le foto", che cazzo voleva dire) e ero magrina, bruttina, e seduta alla sedia di una parrucchieria, stavo tagliando i capelli, la videocamera mi inquadrava tutta contenta che mostravo il nuovo taglio e poi siedevo su un muretto mentre faceva zoom, e si vedeva la mia faccia, con quegli occhiali piccoli piccoli, e mi sentivo d'una angoscia terribile, mi vergognavo. Ma con il senno di poi da sveglia capivo che quella persona così diversa era proprio il mio "doppio", che se lo vedi nei sogni significa "morte" reale o simbolica, e mi spiace deluder chi mi odia ma probabilmente si tratta d'una morte simbolica, che quello che ero non sono più e il tempo di cambiare è venuto. 

Non essere mai stata la prima scelta

"Mommy loves you baby and daddy loves you too". Questo fagottino abusato che ero non era stato messo al mondo per null'altro che per essere calpestato e stracciato sotto le scarpe. Probabilmente le persone biasimavano mia madre. Probabilmente si biasimava da sola. Padre disse chiaro "Non eri necessaria". Avrebbe potuto aggiungere: "Eri anzi superflua e fastidiosa". C'è uno spermatozoo che si scontra con un ovulo e dà vita a un embrione che poi sarà feto e poi essere umano. Ma nella lotta disperata per la vita dell'essere che sta per nascere può solo raccogliere sguardi di disgusto e di odio puro. Che calci. Che tirate di capelli (li avevo molto lunghi). Che disprezzo dai minori e dagli adulti. "Cosa ci fa questa inutile merda qui?". Alla fine la più calda copertina di Linus erano le legnate. Per molti la peggiore sensazione è non essere visti. La copertina della violenza mi ha sempre accopagnata e protetta dalla sensazione devastante di non esserci. Ma alla fine potrebbe essere l'unica cura. I desideri li ho tutti scritti. Li ho ritagliati come coriandoli e li ho buttati nella carta. E' stato come bruciarli - a livello di impatto catartico. E mi sono ritrovata a lacrimare due lacrime di conto stasera nonostante i diversi centimetri di cemento armato che mi isolano dal mio cuore. "Io ti amo, oggi; ma oggi è troppo tardi"

Silenzi

Come è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato ad ogni desiderio

Dio sapeva che nulla poteva portarmi via da quella nave - se pure fosse affondata, ci sarei andata a fondo assieme. O così pensavo. La sto abbandonando per scivolare in una quiete da cimitero. Nel frattempo che varie cose succedono attorno a me la mia testa è più che mai perduta fra le nuvole. Un silenzio interno ineluttabile che ha come pilastri portanti alcune convinzioni-senza-rimedio: "Sei scema", tipo, "Sei matta", tipo, "Sei una vittima". L'ultima è la peggiore di tutte. Dato che preferiamo essere agenti del nostro destino non tolleriamo l'etichetta di vittima che include impotenza, essere soggetti a... in effetti il trauma nasce proprio dal senso di impotenza. 
Capisco d'essere degna al meglio di compassione

mercoledì 11 febbraio 2026

Poche parole

La violenza fisica è un tipo di violenza "privilegiata" e perché sensazionalizzata dai media, e perché nella maggior parte dei casi più blanda, e perché puoi presentarne le prove. 

La violenza psicologica e mentale devasta e può portare (in tantissimi casi porta) al suicidio. Ma come provi una mente devastata, una vita distrutta, una psiche in stato di iper-arousal e PTSD cronico? Non è certo come mostrare un livido. Non lascia tracce se non nella vita e nei ricordi di chi la subisce. 

Se quando si arriva al suicidio, gli stronzi avranno da dire "Siamo noi le vere vittime!" coerentemente al copione di una vita. 

Non ti rimane che andare avanti anche se dentro marcisci in ogni pezzo di carne. E' un destino peggiore di gran lunga della morte. E' quello a cui sono condannata fino all'ultimo giorno.

Cosa succede a fermarsi?

Si corre - se non si lavora con il corpo si lavora con la mente, se non si lavora con la mente si lavora con le lame. Sto a continuare a graffiarmi la pelle fino a farla sanguinare, o a tormentarmi il labbro di morsi, o a stringere zone dolorose per procacciarmi dolore fisico, perché il dolore fisico distrae dal dolore emotivo. E c'è ancora quel confortante muro delle meraviglie a separarmi dalla consapevolezza di che sorta di orrore sia la mia vita e a schermarmi dal collasso. Il tempo della lamentela è finito poiché io mi sento come un cancro umano e come tutti i cancri umani sono la digrazia di tutti quelli che mi sono vicini; perciò devo per forza farmi male per punizione.

Non possiamo accettare di essere messi al mondo da due persone che non ci amano o addirittura ci odiano. Forse in un qualche tempo ci fu desiderio che avvenisse. Due anime che ne chiamano una terza, "Vieni a far parte di questo mondo". Con benevolenza sincera. Ma può consumarsi nel giro di 8 secondi (a seconda di quanto dura). E diventare presto rimpianto.

Padre mi odiò e mi smantellò che ero piccina picciò - madre aspettava che diventassi adulta per sbarazzarsi di me - e forse per questo mi rifiutavo di diventarlo, che alcune manifestazioni patologiche si sono ridotte o sono scomparse quando ho smesso di dipendere emotivamente dalla sua impossibile-a-procacciarsi benevolenza e amore e accettazione. 

Che tutti e due mi vedono - e mi hanno vista - come il fumo negli occhi sin da quando sono nata. Questo non toglie che con il tempo i fatti abbiano trovato aderenza con la loro cattiveria di non volermi bene e di odiarmi - e cioè a dire che l'odio me lo sono meritato e me lo merito.

Bauman scrisse che "consanguineità" è l'opposto di "affinità". Devi scegliere fra la tua famiglia d'origine e quella che vuoi costruire. Io non ho nessuna famiglia da costruire - demente come sono poi. Ma forse rifiutando di giocare il ruolo della "non amata" potrò smontare piano piano il pensiero di non meritarmi le cose belle della vita, l'amore, la benevolenza, il divertimento, la serenità, la dignità. (Persuasione che continua a tenere in azione la "macchina tritacarne" della mia esistenza fallita, derelitta, non umana, disumana, subumana ecc.)
 
Non sono cose scontate. Lo sono per tanti. Ma non per tutti.

martedì 10 febbraio 2026

Baklava // L'importante è finire


Ho uno stomaco piccolo (gastroscopia alla mano) e infatti tutte le volte che mi ritrovo a mangiare in eccesso cado in un sonno profondo. Quindi un Baklava (di recente quello a cui penso tutte le volte che sto di pezza e ho bisogno di un comfort food) è sufficiente per dire "ho fatto qualcosa di dolce per me senza farmi del male" in una serata in cui non solo non si soffre, ma anche si ride sopra la fine di una storia - che sollievo!
Nessuno è turbato, io (che fra l'altro, come ripeto, ho i condotti lacrimali prosciugati) nemmeno. Solo un vago malessere attutito dall'alcool e una forte gastrite. 
In TV il secondo Avatar tutto incentrato sulla famiglia costruita dal protagonista su Pandora. 

Spazio bianco

... ogni tanto ho momenti di sereno disincanto in cui il pensiero di essere sola al mondo non mi turba e intristisce - al contrario. Ieri gli dicevo che ho vissuto vent'anni in gabbia. La gabbia si schiude e non c'è nessuno fuori di essa ad attendermi, solo uno spazio immenso da percorrere, vita da costruire, persone da amare e da cui essere accolta. Anche se oggi ho avuto voglia di bere ho resistito e sto molto meglio così, senza droghe a farmi dimenticare di mantenere una decenza di base. Poi quello che ieri mi sembrava "troppo" sono riuscita a prenderlo con il verso giusto... capovolgendolo.

Non è "lo scemo ha mandato a puttane la mia vita e poi se n'è andato completamente impunito", o non solo questo, è "lo scemo non è mai davvero esistito se non nelle mie fantasie spericolate, e se non esiste lui non esiste nessun problema". Così come la sensazione di essere perseguitata. Sta sparendo dalla mia mente. Mi sto liberando dagli zombie nella mia testa.

Sono uno spazio, o un foglio, bianco. 

Ciò che mi salva le giornate a volte


Un pezzo mi ha fatta scivolare giù dal letto dolcemente, e ho ripreso a vivere (almeno per qualche ora). Non lo conoscevo ma ce l'avevo nella mia playlist del telefono - devo averlo scaricato tempo fa e dimenticato con il tempo. 
A volte basta poco. 

Ci sarebbe da aggiungere qualcosa, ma non aggiungo nulla perché cammino sul filo del rasoio tentando di tenermi in equilibrio sull'energia vitale e non ci tengo a cascare dalla parte sbagliata, quella dove non c'è nessun tappeto elastico a raccogliermi

lunedì 9 febbraio 2026

Ma la sofferenza rende più cattivi?

Sulle tormente di merda che stanno agitando il mondo attualmente non mi pronuncio e per ignoranza (ho bisogno di non sapere; meno so, meglio sto) e per distacco biofilo.

Scrivo un post leggero che spero sia anche condivisibile.

"O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo". Le persone con una qualche predisposizione alla cattiveria hanno trovato in questa frase il trionfo di tutto ciò in cui hanno sempre creduto: homo homini lupus, mors tua vita mea, il mondo è una giungla governata dall'odio e dal male e bisogna sapersi difendere, difendersi continuamente da esso. 

D'altro canto ci sono anche persone che non hanno bisogno (se non "non riescono") a viverla così. Sono le persone "buone" e davvero ferite, che avendo passato quasi tutto sanno cosa significa trovarsi in quasi tutte le condizioni, sanno perciò empatizzare con quasi tutti; e sanno di avere una responsabilità importante nel non aggiungere caos al caos - che anche una sola parola gentile può cambiare il destino di una persona, e quindi, l'assetto del mondo...

Le persone che hanno sofferto, o millantano di soffrire drammi che ad una analisi più attenta sono trascurabili o meno semplificati di come sono presentati, presentano tratti distintivi netti:

  • Scelta narcisistica difensiva verso l'esterno. Si cementificano nell'adorazione di sé e nei confini (i "muri"), praticando disprezzo sul debole.
  • Non sanno stare a contatto con la propria e con l'altrui sofferenza; il disprezzo diventa il modo che utilizzano per mettere distanza da una verità che potrebbe far crollare la loro persuasione di essere "superiori" o "integerrimi".
  • Si sono indurite perché non avevano (geneticamente) altre risorse da adoperare per difendersi da un mondo percepito continuamente offensivo, i cui attacchi restano attaccati al senso di patinata perfezione che hanno di sé come una colla; le persone che presentano forti tratti narcisisti non sanno lasciarsi scivolare addosso assolutamente nulla, e tutto per loro è motivo di rabbia, sofferenza e aggressione su altri (più deboli).
  • La vera cattiveria non è caotica, dispersiva, ma ragionata, equilibrata, "perfida" insomma, e lavora "dal sottosuolo" per arrecare maggior danno possibile al minor prezzo (in reputazione). 
  • C'è sempre una "causa di tutti i mali" per le persone che soffrendo pene minori hanno trovato un condotto di autoprotezione nella cattiveria: le persone che non sono cattive e che hanno sofferto davvero nella vita hanno un senso di universalità e comprensione anche - e soprattutto - di chi le ha ferite e del loro nemico, perciò non covano astio e desiderio di vendetta.
  • C'è sempre da lamentarsi; e sempre della stessa cosa/persona: quale che sia l'offesa (anche leggera) che le persone insensibili e narcisiste percepiscono o provano da parte degli altri, girando si ritorna sempre centripetamente al solito argomento: la "causa di tutti i mali" o scaricabarile di tutta l'angoscia e di tutta la rabbia esistenziale della persona narcisista. Una persona che è ferita, e sceglie un'altra strada, è capace di sentirsi parte del mondo quale che sia la distanza (i "muri") che erige la persona "cattiva" o narcisista, resta perlopiù indifferente ad ulteriori tentativi di ferirla, di offenderla, di sminuirla, ha abbastanza dolore da colmare il vaso e non una sola goccia di rabbia, risentimento, odio può aggiungersi. Non si lamenta o lo fa occasionalmente, e l'angoscia viene direzionata verso più elementi in causa, non c'è "un unico oppressore", "un unico colpevole". 
  • La cattiveria delle persone "davvero cattive" e "poco ferite" ci tiene a risultare bontà.
  • Le persone che si induriscono nella cattiveria indurendosi si arroccano nella propria persuasione di essere assolutamente nel giusto; chi invece, avendo davvero sofferto, apre il cuore al mondo è consapevole di essere parte in causa (oltre che parte lesa) nel gioco di interazioni e sentimenti che lo coinvolge e che coinvolge tanto lui quanto il "nemico".
  • Le persone che non scelgono la difesa narcisistica usano l'iper-razionalizzazione, cercano di capire i "perché" delle cose non limitandosi alle sentenze rapide e facili. Sono, insomma, anche più intelligenti: colgono sfumature di grigio laddove il pensiero dicotomico-narcisistico vede solo "bianco" o "nero". 

Concludo il post con una breve sintesi: la vera sofferenza ammansisce il proprio animo - se il proprio animo di base non è malvagio. Lo rende meno reattivo. Più compiacente. Meno aggressivo, violento, ansioso, tormentato. Il vero dolore desidera affrancarsi dal dolore proprio, non causarne ulteriore agli altri. Le persone "davvero ferite" sono anche (in un certo senso) "sconfitte": se anche tentano di farlo non sanno utilizzare nel modo più opportuno una difesa che non gli è propria, la cattiveria, così si risolvono ad incontrare infine la loro vera natura contro tutte le pretese esterne che siano cattive, o che lo diventino. 

Una persona davvero buona, davvero ferita, è un "carro armato" contro la pressione della parte "cattiva" del mondo a snaturarla, a incattivirla. Non si smuove dalla sua posizione di "bontà" intesa come "assenza di volontà di nuocere". E' più concentrata sul proprio benessere che sul malessere altrui - o per meglio dire, il suo benessere non dipende dal malessere altrui. 

Se il mondo fosse in mano esclusivamente ai cosiddetti "cattivi", a chi trova capri espiatori nel prossimo, a chi è incapace di empatizzare e pone una distanza umoristica e sprezzante fra sé e la diversità, sarebbe già condannato all'estinzione. Invece c'è - per fortuna - anche altro. Ed è questo "altro" che salva la continuità della nostra vita.

sabato 7 febbraio 2026

Sbotto

Sbotto con risentimento al rimembrare di tutto quello che ho passato, in barba al genitore 1 (quella femmina insomma) che questa estate se ne va in vacanza fuori dall'UE per trovar la Stronza. E ciaonee, chissene frega di te. "Io mi faccio le vacanze lì alla faccia tua", sembrava dire. E a parte l'indelicatezza del rinfacciarmelo, non trovo niente di cui lamentarmi. Ha passato una settimana orribile. Io non ho messo il naso fuori casa se non per casi di strettissima necessità. Una sola volta a comprare la dose di alcool, una sola altra per la visita medica. 

Così come le onde del mare (di merda) tornano ad avanzare ritraendosi successivamente verso la battigia, (facciamo poesia), così la speranza maledetta torna ad infettare il sangue e rendere il corpo niente altro che un vuoto involucro di scemenza pura e semplice. E' l'altalena idiota fra depressione maggiore e indifferenza strafottente, non si prova niente d'altro. Non nego di preferire l'indifferenza strafottente. Mi rivedo a stare appresso a un cretino proprio che mi augura di morire "Enter the void", entraci tu coglione. Mi rivedo con quella strega che mi sputa in faccia che non tengo più sorella (l'ho mai tenuta?), e mi si spenge la libido. Andate a morire. E' umiliante e l'umiliazione è l'esperienza emotiva più devastante e rovinosa per un essere umano. Non posso più permettermi di essere triste e traumatizzata. Io voglio solo urlare. Solo urlare.

Cosa, i genitori, danno la vita, se poi non sanno fare nient'altro che toglierla? Tutti i bambini (scemi o meno) odiano i loro genitori. La ferita è cicatrizzata - provo solo un po' di melanconico dispiacere. Ma d'altro canto, c'è forse da confidare in altri?

Finché continuerò a pensare che ci sia speranza di essere parte del clan-famiglia, non farò parte del clan-mondo, perché il clan-famiglia preclude tassativamente che io faccia parte del clan-mondo. Se non come accattona.

venerdì 6 febbraio 2026

Il mondo di merda

"Ottimismo, realismo e duro lavoro".

Per qualche anno sono stata vittima di violenza su Internet. La priorità è che io non parli per proteggere i soggetti in causa, perciò non parlerò. Sono letteralmente inenarrabili i danni che la mia psiche ha subito per il binomio cyberharrassment + cyberstalking. Erano il tipo di persone letteralmente cerebrolese che festeggiano sulla rete se la loro vittima perde la vita. Ne parlarono alcune "fonti di informazione" che ebbero da rimproverarmi di essere "cattiva", di cercare la mia famiglia altrove, in mezzo a persone che se avessero potuto avrebbero fatto il tappetino elastico sul mio cadavere. Risero del mio stato di iper-arousal, dicendo qualcosa di simile a "Dovremmo essere scemi come te per continuare a maltrattarti dopo tutti questi anni...", anche se, effettivamente, l'iper-arousal, come "paura che il trauma sussista ancora", è una risposta clinica da PTSD. Lasciamo perdere. Perciò questi ragazzini scemi mi consumarono succhiandomi la vita, la salute mentale e l'anima, e infine la famiglia - i rapporti con una sorella non propriamente empatica si deteriorarono nel tempo dato l'odio che mi serbava: rincasava ed ero la sua valvola di sfogo, io che me ne stavo tutto il giorno chiusa a farmi maltrattare. (Coinvolgeva anche le sue amiche nel bullismo alla sottoscritta). Lei sapeva come si soffre nella vita: come soffrono anche quelli che mi hanno masticata e sputata come una gomma. Nella mia famiglia la malattia era cattiveria, esattamente come in società. L'odio dei miei famigliari raggiunse vette inesplorate, e cominciarono a diffondere la voce che fossi un'"ubriacona" (usavo l'alcool per anestetizzare il dolore) e una "criminale". Nel frattempo continuavano a ridere sulla rete di quanto ero "scema" dato che continuavo a sentirmi ossessionata da quelle personacce - sono circa 15 anni che sento gli "strascichi" del trauma. Che fossi una persona psicologicamente fragile importava un cazzo a nessuno, anzi, più trippa per gatti. 

Ora vedo solo la strada davanti a me: ho una madre cagionevole di salute e un fidanzato che sta per smollarmi, e rischio di essere abbandonata dal servizio pubblico - perciò è la logica conseguenza. Nel frattempo, mia sorella ha una vita da sogno (attenzione a parlarne sui social, ti censurano per "istigamento all'odio..."), i miei aguzzini immagino idem, non si muove una foglia, nessuno ha mai ammesso un briciolo del male che mi ha fatto - e a morire in disgrazia sarò io.

Quando parliamo del mondo di merda in cui viviamo, dobbiamo riferirci precisamente a questo. Un mondo e una società in cui hai successo nella misura di quanto sei violento, egoista, superficiale, se non proprio stupido, cattivo con gioia e senza cuore. 

mercoledì 4 febbraio 2026

Mai sul pezzo

A volte metto la punta del naso fra i giornali e la ritraggo subito dopo, ma abbastanza per acciuffare oltre al puzzo qualche brandello di notizia. Le moderne fonti di informazione: i social per venire a sapere che un certo Harry ha spazzato via metà Sicilia e Calabria e s'è mangiato qualcosa anche della Sardegna.


(Non so perché "Uragano Harry" e non "Uragano Turi", ma non è questo il punto: è la solita politica all'italiana che strilla "emergenza nazionale" solo se i disastri accadono nella parte settentrionale del paese, e là sì, si mobilitano tutti, dagli appennini alle ande, mentre se accade nella parte meridionale dobbiamo as always arrangiarci un po' per i fatti nostri, attipo nazioni federalmente separate. Pensati angelo Giorgia, pensati angelo...)

(pensati angelo con il benestare di chi oggi ha dovuto scancellare l'orrore (di cui tutti sanno) su ordine del Vaticano dopo aver raccolto la sua lauta dose di audience.)

Evil // Persona // Kafka

"Evil" al contrario è "live". Non so perché ci siano questi parallelismi etimologici fra un termine e il suo ossimoro logico, come "amore" e "morte", "dog" e "god", "evil" e "live" - appunto. Ma con il tempo piano ho metabolizzato il concetto che non serve essere "buoni", ma essere cattivi nel modo giusto. Perché "basta apparire" - ce lo diceva anche quel documentario su B., "Videocracy". Le persone sono morbosamente attratte dalle cacche con i brillantini superficiali. Disdegnano un lingotto d'oro se è ricoperto di merda, ovviamente. Io poi non sono che una cacca pura e semplice, mi pare alle volte; e così non piaccio né ai profondi né ai superficiali... 

Comunque sia, credo che con il rispetto dovuto a quella fiumana di gente che vive vite appartate, silenziose, tranquille e nella bontà (loro sì, che sono "brave persone"), io per sopravvivere con le risorse che ho a questo punto devo mutare la mia caotica cattiveria in una cattiveria più ben direzionata, più presentabile. 

La Persona di Jung, la maschera. Che Kafka ha partecipato alla vita con la sua vera faccia, e infatti si paragonava ad uno scarafaggio preso a scopettate anche dai suoi famigliari. (Kafka sarà stato un grande, ma viveva una vita che definire penosa è poca cosa). Ecco, nella stanzetta degli scarafaggi non posso finirci. Forse ci sono già finita? sto lì ad agitare le zampette riversa sulla schiena.


"La pace non è un sogno: può diventare realtà: ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare"

sognare di poter essere... perché si vuole essere.
mandar via il pensiero che sia troppo tardi per...


Esercizio di radicamento nel Sé - raccoglimento emotivo

Negli ultimi tempi mi viene difficile far aderire i miei pensieri e le mie emozioni ai miei comportamenti. C'è uno sfalsamento grave fra pensieri, sentimenti, parole e azioni. Sono come quei film "sfalsati" da guardare con gli occhialini 3d dei primi del 2000. Una pellicola sfalsata. Posso testimoniare con sicurezza il vuoto - là dove c'è il vuoto non c'è consapevolezza e non c'è di conseguenza sofferenza. Perciò mi ritrovo - forse non a ridere ma - ad essere mestamente tranquilla tutti i giorni a tutte le ore e poi... poi, d'improvviso, scende un velo di incoscienza in me, che è simile a quel fenomeno che lessi in un libro di Adelphi, Amok: una mano che si allunga nel buio a raccogliere il medicamento, la mano che versa il medicamento nel bicchiere, e lo inclina alle labbra e lo manda giù. Paura estemporanea. Poi quieto dolore, quieto sollievo. Poi pensare "Godo del mio meritato riposo".

Le donne hanno sempre questi mezzucci infidi per tentare di togliersi la vita, che lasciano sempre aperto uno spiraglio di speranza che possa andare diversamente. Forse sarà che - in teoria - si è programmate per dare la vita e quindi si sente biologicamente una radicalità alla vita più profonda. Sia come sia, è più facile che un uomo riesca nel suicidio che una donna. Questo perché gli uomini amano fare cose per togliersi la vita che le donne in genere aborriscono: come tagliarsi da soli la gola o impiccarsi. Le donne sono più da veleno/sonnifero, sogni doro per sempre. Forse. Forse (purtroppo o per fortuna) no.

Sotto le coperte bussa alla testa il pensiero: e se ce la faccio? E se questa è la volta buona?... se il demone dell'incoscienza (leggi: dissociazione in psichiatria) fa bene il suo lavoro, non ti preoccupi. Vagamente al massimo pensi... oh, cretina, non ti addormentare... che se ti addormenti sei finita... coma al meglio... al peggio morte per arresto respiratorio... E non era quello che volevi? Forse... no... forse vorresti ancora vivere.

In una trentina di tentativi di suicidio, indicativamente, in tutto, me ne stavano davvero riuscendo solo due: il primo, con il paracetamolo, e il secondo, con il decalcificante della macchina del caffé. Ero sicura di farcela entrambe le volte. Il mio corpo ha riportato danni inenarrabili, ma non ho una striscia di sangue addosso, sono qui a parlarne attipo parlare del tempo, delle condizioni metereologiche. Le coglione come me prima o poi finiscono di riderci sopra - che tanto va la mona alla morte che ci lascia le penne. E' quello che è quasi successo due giorni fa, con dieci pillole di medicamento, e poi successivamente con una boccetta di sordido veleno. 

A chi importa?
Che cosa importa?

Le domande che rimbombano nel vuoto mentre sto lì distesa a letto che mi si chiudono gli occhi. La principale causa di morte è la nascita e la vita. Non hai nessun motivo preciso per fare quella scelta, tutt'al più si può parlare di pretesti, tanti pretesti che si sommano, ma se non sei "squily", dal punto di vista della ideazione suicidaria, non ci pensi, non ci arrivi mai... Probabilmente io ho un'alta soglia perché ho iniziato a macchinare la fine già da molto giovane. E' tipico di persone con il mio penoso orrendo morbo - il dbp. E' veramente raro non pensarci avendo quel morbo appeso al cervello.
 
Sembrava molto triste, tuttavia non diceva "zi", non faceva un suono, così non riuscivo a capire se veramente fosse preoccupato e stesse soffrendo. Avrei voluto dirgli che la marcia funebre mi ha segnata, al primo (ed ultimo) funerale a cui ho assistito da bambina. La marcia funebre era un rintocco crudele nella mia cassa toracica. Mi è entrato nell'anima quel fatale gramo rintocco. E così volevo soltanto morire che ero solo una giovin bambina. La morte te la insegnano i genitori. Loro ti scaraventano nella vita e poi sono cazzi tuoi, arrangiati, o per meglio dire, tu forsennatamente vuoi uscirne da sta giostra del cazzo orrenda e suicida, e loro terrorizzati ti rimettono nella giostra del cazzo, gira cavallino, abbiamo ancora molto da soffrire... loro tengono la mano pressata sulla manovella della giostra del dolore mentre tu vestita da pagliaccia continui a girare, e bada di sorridere...

Sorridere, perché ci vuole sorte anche a meritarsi il lusso di poter elaborare il dolore - per tanti come me la vita è un turbinio di colori e luci di una giostra impazzita, con la testa che duole, la vista che si appanna, e correre, correre, e sorridere... e non puoi fare niente per fermarla... sai solo che a volte vuoi scendere... e che non ti importa delle conseguenze, che sono cazzi di chi resta, non tuoi che vuoi solo liberarti di altri anni inutili a soffrire fino al medesimo inevitabile traguardo.


tutto questo non mi appartiene più - lo ringrazio e lo lascio andare...

martedì 3 febbraio 2026

"Sul ponte sventola bandiera bianca" cantava Battiato (ma è Phil Collins in realtà)


Well I remember, I remember, don't worry, how could I ever forget 
It's the first time and the last time we ever met 
But I know the reason why you keep your silence up, no you don't fool me 
Because the hurt doesn't show, but the pain still grows 
Some stranger to you and me

"Sapevi che sarebbe andata così male per te? E capivi che sarebbe andata così bene per me?", lui chiese

Kaiafas

A Sparta i bambini nati deboli o deformi venivano gettati giù dal monte Taigeto, in una voragine chiamata Kaiafas. Oggi nessuno più lancia i bambini deboli e diversi dai monti. Li si lascia vivere. Fino all'età in cui sapranno che devono buttarsi giù da soli. Facciamo in modo che nella Kaiafas ci arrivino da soli di propria spontanea iniziativa - nonostante siamo noi stessi ad averli posti nelle condizioni di fare quella scelta...

Più piccola di un granello di polvere

Sono meno che un microbo in mezzo a miliardi di microbi, meno che una particella subatomica di un granello di polvere nell'universo.
Non è un sacrificio per me fare la scelta di "evaporare" rinunciando ad una vita così penosa-senza-rimedio: il mondo resterà indifferente e anche io mi eviterò tante sofferenze inutili - ché questa mia persona non c'è più modo di recuperarla.
Se vuoi morire, tendenzialmente ci riesci. Io non sono morta. Il profondo disagio e dolore che provo per non esserci riuscita, stile non sono capace neanche di buttarmi via, era tale che ho iniziato ad attaccarmi a cazzate e controbattere come una bisbetica per cazzate, ad allargare la forbice fra vita e vuoto del "non c'è più nessuna speranza. Nessuna". Ma è il vuoto che sento in verità. Nella mente e nel cuore. Il cuore e la mente sono interconnessi. Sono fatta di vuoto e c'è solo il vuoto intorno.

lunedì 2 febbraio 2026

Che fine ha fatto Baby V.?

Suoneranno alla porta
sentiranno il silenzio rimbombare
nei portici, nei corridoi, fino alla mia porta
strisciare come un soffio, un rivolo di sangue
che si intrufola sulle feritoie della porta
della toppa, del chiavistello,
e strisciando all'interno farà del mondo della mia casa
un grumo, e di quel grumo il tempo
farà polvere, farà ricordo, evanescente
l'ultima volta che diranno "Baby V"
L'ultima volta che ne rideranno
e l'ultima volta che lo sentiranno
e un giorno il nome verrà sepolto dalla polvere del tempo,
strati spessi come l'atmosfera del mondo,
di polvere e sporco, e allora
io non sentirò più il "caldo bramito";
perché "tambièn se muere el mar".

trapani in un tramonto estivo
(l'unica cosa davvero bella che c'era)


Discorso all'umanità di Charlie Chaplin (che non invecchia mai)


Ne hanno fatto uno spot, e sa ormai di vecchio, di reciclato, di già visto e consumato, masticato e sputato, ma è un "old but gold" da riguardare soprattutto di questi tempi

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Non scusarsi

I'm not sorry for anything
The wind bringing their words into its arms says: "Say sorry for being alive"
I respond: "I won't be sorry for being alive - I won't be sorry the day I die - I won't be sorry if I survive - I won't be sorry if I give up".

Questo mi preoccupa: che non mi rassegno. Mi agito e annaspo per trovare un po' d'aria... E questa in sé è la prova che non voglio davvero. Ed è una sciagura. La sciagurata speranza continua a strillare per farsi sentire. Devo ricongiungermi con me stessa quando sapevo... o non sapevo... cosa c'era da fare, ma comunque qualcosa mi guidava da quella parte. 

Una poca consapevolezza
Rimane un tarlo nel cervello
Che dice: sforzati, lotta, urla
E sotto i cinque strati di pelle
La belva si risveglia e reclama ossigeno
Annaspa cercando vita
Mentre io vorrei quietare la belva e dirle:
Fai silenzio, non c'è più motivo di ruggire
Ma continua ad urlare
e urlando continua a subire il legno,
e subendo continua a schiavizzare,
il potere, il potere sul più basso


"Anger Transference” (il trasferimento della collera) è un'opera di Richard Sargent del 1954. Rappresenta il modo in cui un’emozione (la rabbia in questo caso) si trasferisce da una persona verso un'altra che non ha alcuna colpa, ma che talvolta si trova semplicemente in una posizione subordinata. M. Morganti definisce la rabbia come “un segnale emotivo istintivo che si genera in noi ogni volta che qualcuno o qualcosa invade il campo invisibile del nostro equilibrio psicologico e ci fa sentire attaccati nel profondo del nostro Sé”. Nel quadro si vede un capo che aggredisce il suo dipendente, che poi torna a casa e riversa l'emozione sulla moglie con una futile scusa (il buco nel calzino); la donna quindi si rivale sul bambino che ha disegnato sulla parete ed infine il bambino scarica la rabbia sul gatto. Tutti i soggetti nell'opera non sanno come gestire la rabbia che provano e la scaricano alla prima occasione, attraverso eventi che normalmente sarebbero passati inosservati. Ciò che innesca il trasferimento della rabbia è il senso di confusione e di ingiustizia che deriva dall’essere investiti da un’emozione potente, che si percepisce come un attacco ingiustificato.

“La rabbia è solo una codarda estensione della tristezza. È molto più facile essere arrabbiato con qualcuno piuttosto che dirgli che sei addolorato”.
Alanis Morissette

(Arte Filosofia Mitologia Psicologia su Fb)

In verità vi dico

In verità vi dico, che ha continuato a darmi della scema sempre, sempre, non si è fermato un momento. A 4 anni (onde la psicologa infantile diceva che avevo / ebbi un'intelligenza "superiore alla media") come a 17 come a 25 come a 32. Sempre sempre la litania che risuonava nelle mie orecchie era "babba", che significa "idiota, scema". Da bambina lo diceva esplicitamente, da ragazza dissimulava l'insulto in barzellette (il suo pessimo, penoso umorismo barzellettiero) o in battute-associazioni ("Bobbo Marley" - che mi piaceva al tempo -, "Kebabbo" che mi piaceva al tempo, correggendo una volta con "Kebabba" e facendo ridere quella minus habens di compagna rumena che ha).

Una volta andammo al ristorante tutti insieme, io, lui, la troia rumena, mia madre, mia sorella e il suo compagno. Io all'epoca ero bulimica e facevo due-tre puntate al bagno in serata. Lui mi disse: "Tutto bene?", e io "Sì", e lui rincarò con il suo solito sadismo "Mi pareva che ti veniva da vomitare...". Ihih dalla troia rumena, come da prassi. Scoppiai a piangere. Mio cognato mi consolò (all'epoca ne avevo uno decente, non un degustatore di vini decisamente). Lui balbettò "Ma cosa ho detto? Cosa ho detto?" per togliersi dall'impaccio, il sudicio pezzo di merda. 

E' bene che le cose vengano chiarite, prima che lasci questo mondo marcio a voi, che vi dilettate a parteciparvi o avete sufficiente energia e buonumore da scontrarvici


domenica 1 febbraio 2026

Nel vuoto urlando, liberi e soli

Ogni popolo si merita il governante che ha eletto, perché non c'è specchio di esso più fedele di questo, così penso sentendo della fiumana di proteste a Minneapolis.
Avrei altro da pensare. Sicuramente avrei da curare prima la mia sopravvivenza che la politica. Forse mi sono addormentata e forse dormendo ho lacrimato oppure ho sognato cose turpi perché la mia stupida mente batte sempre dove duole, che non so cosa ci faccio qui, che sono meno che un rottame marcito e squagliato dalla calce viva. E urlo, e urlo nel vuoto. E mi scende dalle gambe. Non ho più stimoli fisici. Nel frattempo che infilo i miei vestiti continuo a fissare l'orologio. Tic-tac. Tic-tac. Avere il cancro sarebbe meglio assai, dice la mia testa.

edit. Non è che non vada bene vivere... vivere va benissimo... non così però. Non è che voglia morire. Non voglio vivere in un mondo così orribile.