E' un'emorragia, ma solo per un istante -- il tempo di versare due lacrime in croce. Poi la ferita impietosamente si richiude e chiude dentro di sé tutto il sangue coagulato che gonfia la pelle e la fa dolere come se fosse pressata da un ferro da stiro.
C'è un vento freddo a spazzare la città. Una facciata sola illuminata da un sole dorato, addolorato. Il cielo pieno di nuvole grigie. La vita continua nella penombra.
Uno dei miei cartoni animati Disney preferiti da bambina (complici le mie origini da Sicilia Saudita) era Aladdin. C'è una scena nel cartone che inaugura la famosa "Il mondo è mio" nella quale Aladino chiede a Jasmine: "Ti fidi di me?". E' solo in quanto lei pronuncia "Sì" che parte il "viaggio", che come scrivevo in un altro blog non è un viaggio "reale" in giro per il mondo, ma un ribaltamento della prospettiva sul mondo espresso in chiave metaforica come "Il tappeto volante ci accompagna a vedere la bellezza del mondo".
Stanotte ho sognato C.
Ieri sera lo vedevo fantasma, franando di disperazione, e stanotte il suo fantasma mi ha visitato il sonno.
"La mia vita è finita?" interrogavo un uomo seduto sotto la pioggia scrosciante della notte nel mio paese natìo. "Perché dici così?"
E compariva il suddetto che mi prendeva in braccio come una bambina, sollevandomi come se avessi ancora 50 kg di peso, e diceva: "Perché ti sei fidata di me".
Non smetterò di scrivere i miei pensierini nel blog-diario segreto-pubblico. Questo no. Lettura e scrittura mi tengono in vita. Sinché sarà necessario, li sfrutterò al massimo.
Tuttavia ho compreso che fra me e C. ci sarebbe qualcosa di più profondo d'un semplice amore non ricambiato. Lo dimostra che quell'amore mi abbia distrutta. E poi -- oggi -- ricostruita.
Poiché nella nostra esperienza da inseguitore-fuggitivo c'era un filo rosso: "Potrei ma non voglio fidarmi di te...". I giudizi universali bersaniani.
Adesso mi fido -- è il prezzo che scelgo di pagare pur di sentire di nuovo, mani al cuore, il mio amore che è duro e incontaminato come il titanio grezzo.
E questo non implica che sia destinata a lui -- tsk
Ma non cambia il risultato.
Sono una donna -- oggi sono umana
Accetto la sfida della vita con il dolore che comporta
E non ho più intenzione di nascondermi il cuore sotto chilometri di lenzuola, di vergogna
Un sorriso sul volto di una tizia di fronte all'ospedale. Un sorriso così serafico e sereno mentre accompagnava suo padre, un anziano, all'ingresso della struttura, sottobraccio. Era una donna di mezza età con i capelli di media lunghezza, biondi. A pochi metri uno sbruffone giovane con gli occhiali da sole riflettenti, a mascherina. Cammina spavaldo come se avesse i coglioni troppo grossi e pesanti per tenere un'andatura normale.
A questo mondo c'è ancora chi è sereno, chi (si vede) non soffre di depressione. Per una depressa, non c'è niente di più assurdo che considerare quante persone non-depresse ci siano al mondo. Tante. Tantissime. Persone che sembrano non-infelici. Ma forse è solo una facciata, una "maschera" sociale di convenienza.
Guardando lo sbruffone farsi avanti ho pensato ad Amy: "... le persone come me non vivono a lungo, ma vivono come vogliono!". E' quello che penso quando vedo gente fumare le sigarette e altro di affine. Dato che il tizio era visibilmente su di giri.
E' dai miei dieci anni che vivo sotto il cono d'ombra di una perenne attenzione meticolosa alle mie vere o presunte precarie condizioni di salute, che in realtà era ed è un modo per "tarparmi le ali", per impedirmi di volare. A furia di iperprotezione volta a soffocare la vita in me, sono diventata malata sul serio -- o se lo ero dapprincipio, mi sono aggravata, di sicuro.
Io devo vivere a lungo da ospedalizzata?
Preferirei tanto bruciare le tappe da essere libero... ma non sono un essere libero.
Immagino che
sotto una pioggia scrosciante
resterei sulla battigia
con i piedi a mollo
aspettando di morire
disidratata
fulminata
I segni che indicano la via / la via che non possiamo prendere / mi avete presa in un momento sbagliato / quindi perché non ve ne andate a farvi fottere (Joy Division)
"Poveracci, senza un futuro", così diceva lei. "Gli danno il pane per sopravvivere, ma cos'hanno davanti a loro?". E mi tirava un'occhiata bieca di sottecchi. Non so perché gli immigrati dovrebbero avere il suo cuore immacolato mentre sua figlia... Nonostante viva la stessa situazione, più o meno. Lo sa bene. (Proprio in quanto lo sa, parla così).
Ma la voce di R. mi riporta al presente, dando un'enfasi di nuovo importante al ricordo. Come "svolgendo la trama" di esso.
Siamo seduti sulle panchine di un parco. Le stelle sono più luminose nell'aria gonfia d'umidità. Riesco a sentire qualche zanzara pizzicarmi le gambe. Qualche lucciola svolazzare per l'aria. Molto romantico.
Ed è così che R. me la butta lì -- è probabile, c'è la possibilità che, se ne torni in Nord Europa quanto prima, e chi s'è visto, s'è visto. E' allora che spengo la cassa.
"Non abbiamo altro tempo da condividere, allora".
Mi allontano. Il rumore delle frasche mi suggerisce che R. mi sta seguendo.
Bevi. Che è meglio.
C'è una piazza con DJ all'aperto che spara musica di merda senza vergogna. I tavolini. Beviamo due drink.
Silenzi infiniti.
Sulla via del ritorno zoppico.
Ho la sensazione mi resti poco da vivere. Dunque avrei una voglia matta di respirare la vita. Mi è stato detto che sarei sola a vivere gli ultimi tempi -- e io da sola non so nemmeno attaccare un bottone. Forse unirmi agli spettri sarebbe -- e sarà -- più bello del previsto. Quando penso a questa possibilità, l'unica cosa che rimpiango sono le cose che non sono riuscita -- e non riuscirò -- a fare.
Siamo quasi alla fine.
Va tutto bene -- tutto andrà bene alla fine.
Se non va bene, non è la fine.
L'universo è un'immagine amorevole, fissa e "necessaria".