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martedì 5 maggio 2026

Il mio nome sono io


Il mio nome è Valentina -- e con questo vi ho già detto tutto di me. Che Dio mi stramaledica.

Il significato etimologico di Valentina -- che deriva dal latino valens, valentis -- è "forte, vigorosa, sana".

In lingua italiana assomiglia al termine "valente". In lingua iberica "vale", che è l'abbreviativo più comune del nome, è un'esclamazione che significa "va bene". Il significato del mio nome indicherebbe il benessere e la salute.

Il secondo nome che mi è stato dato è Laura.

La seconda donna ad ottenere una laurea, e la prima in assoluto a conseguirla in medicina, si chiamava Laura (Maria Caterina Bassi), nel 1732 -- ed era italiana, così come la prima donna che ottenne una laurea al mondo, ma in campo letterario, che invece si chiamava Elena (Lucrezia Cornaro Piscopia), nel 1678 -- e il termine "laurea" è etimologicamente legato al concetto di "sapienza", "istruzione", "sapere". E' diventato il titolo accademico che si conferisce a chi si diploma all'Università (o all'estero, al College). Laura, come nome, deriva da lì.

A darmi il primo nome fu mio padre, il secondo piaceva così tanto a mia madre che mi venne imposto come secondo nome anche all'anagrafe, così io per lo Stato, ufficialmente, risulto non "Valentina" ma "Valentina Laura".

Se è vero in parte che nomen omen, non vale per me che non sono né "Valentina" né "Laura".

Ma possiamo guardare anche al significato "esoterico" dei due nomi. E lì forse mi avvicino di più

Valentina è direttamente connessa al concetto di amore (San Valentino... eccetera; oggi, fra parentesi, è una festa che sovente si passa al cimitero), è una donna che consacra se stessa all'amore e per la quale l'amore è un tema vitale.

Laura, nel suo significato simbolico, spirituale, evoca immagini di vittoria, saggezza e protezione divina.

Due bei nomi insomma... sia foneticamente che nel significato, da qualunque angolazione li si guardi.
Che chiunque mi conosca (me compresa) trova oggi ridicoli. (Li ho coperti io di fango)
Perché tendiamo ad attribuire al nome un significato direttamente connesso alla "persona" che lo detiene nella sua individualità.

Un tempo mi piacevano entrambi così tanto, ne andavo letteralmente fiera -- ora sono pieni di graffi! Ci vorrebbe un restauratore coi controcazzi di nomi, un riparatore di identità, quindi, perché io torni ad impossessarmi senza vergogna e senza timore del mio nome -- che ho perduto in un oceano di fango

sabato 11 aprile 2026

Lo sguardo della Guerra


Questo è il caporale ventisettenne Antonio Metruccio. Della 3ª Compagnia Aquile, 66º Reggimento Aeromobile “Trieste” dell’Italia, Antonio è stato fotografato pochi istanti dopo essere sopravvissuto a un brutale scontro a fuoco ininterrotto durato 72 ore a Bala Murghab, in Afghanistan.

Nessun sorriso. Nessuna posa. Solo la sua espressione cruda e senza filtri — lo Sguardo delle Mille Yard.

Quegli occhi azzurro ghiaccio non stanno solo guardando avanti… Stanno guardando indietro — in valli piene di fumo, terra intrisa di sangue, fratelli d’armi perduti e colpi di arma da fuoco che riecheggiano per tre giorni consecutivi.

Bala Murghab — un territorio pericoloso e senza legge vicino al confine con il Turkmenistan — è tristemente noto per le imboscate dei talebani, il traffico illegale e la guerriglia incessante. I soldati schierati qui spesso affrontano gli inferni più profondi della guerra moderna.

Lo “Sguardo delle Mille Yard” non è solo uno sguardo vuoto. È un urlo silenzioso dell’anima, un’onda d’urto dopo aver visto cose che la maggior parte delle persone non potrebbe nemmeno immaginare.

È lo sguardo di un uomo che ha guardato la morte negli occhi… ed è tornato vivo.

Non dimentichiamolo mai: Dietro ogni uniforme c’è un cuore che sanguina. Dietro ogni sguardo c’è una storia che lascia cicatrici. Dietro ogni soldato… c’è un essere umano.

La foto è ormai iconica — condivisa in tutto il mondo per mostrare cosa fa davvero la guerra a una persona.

martedì 20 gennaio 2026

Il sottile filo rosso che unisce dittatura a patriarcato (note da "Anatomia della distruttività umana")

"Le primitive società di clan, e probabilmente quella dei cacciatori preistorici a partire da circa cinquemila anni fa, erano fondamentalmente diverse dalla società civile, proprio perché le relazioni umane non erano governate dai principi di controllo e potere, e il loro funzionamento dipendeva dal reciproco aiuto. Chiunque fosse dominato dalla passione di controllare il prossimo sarebbe diventato socialmente un fallito, perdendo ogni prestigio [...]
Il periodo storico successivo, quello dello sviluppo urbano, sembra aver introdotto non solo nuovi tipi di civiltà, ma anche quelle passioni che sono generalmente considerate attributi naturali dell'uomo [...]
Dall'antico complesso neolitico sorse un tipo diverso di organizzazione sociale, non più dispersa in tante piccole unità, ma unificata in una sola unità più grande, non più "democratica", cioè basata su un intimo rapporto di vicinato, sugli usi tradizionali e sul consenso, ma autoritaria, centralizzata e controllata da una minoranza egemonica, non più confinata in un territorio limitato, ma decisa a "straripare" per impadronirsi di materie prime, per ridurre in schiavitù uomini indifesi, per stabilire il proprio predominio, per imporre tributi. La nuova cultura non si proponeva soltanto di migliorare la vita, ma anche di espandere il potere collettivo."

Venere di Willendorf, o "Grande madre"

Cinquemila anni prima della nascita di Cristo, il mondo venerava divinità femminili - Dio veniva connesso direttamente all'idea di fertlità, gravidanza, generazione, creazione "naturali", così la Grande Dea creatrice dell'universo aveva fianchi larghi e addome prominente perché in grado di portare in grembo la vita.
Con l'urbanizzazione successiva presero piede cambiamenti sociali e umani che portarono al mondo che abbiamo oggi - guidato, costruito o meglio distrutto e ricostruito dagli uomini.
Il passaggio da una divinità femminile ad una maschile (YHWH, e le divinità politeiste e monoteiste precedenti) venne descritto in uno dei documenti più antichi della letteratura, ovvero l'inno babilonese della creazione, Enuma Elish. Il mito descrive la ribellione vittoriosa degli dei maschili contro Tiamat, la "Grande Madre" che governava l'universo. 
Tiamat viene massacrata, dopo una lotta durissima, da Marduk, come si esplicita nei seguenti versi:

"E poi misero un indumento nel mezzo;
A Marduk, loro primogenito, dissero:
"In verità, o signore, il tuo destino è supremo fra gli dei,
Comanda di distruggere e di creare, (e) così sarà!
Che l'indumento sia distrutto cpon la parola della tua bocca;
Comanda di nuovo, e l'indumento si riformerà!"
Comandò con la sua bocca, e l'indumento fu distrutto,
Comandò di nuovo, e l'indumento si riformò.
Quando gli dei, i padri suoi, osservarono l'efficacia della sua parola
Si rallegrarono (e) resero omaggio, (dicendo):
"Marduk è re!"."

Fino alle società neolitiche, che vivevano di caccia e di raccolta, sentimenti come l'avidità, l'invidia, l'odio, la sopraffazione, il comando, il controllo, erano concetti inconcepibili e quando sorgevano venivano stroncati sul nascere e severamente puniti dalla collettività. Queste società arcaiche non conoscevano la politica, il dominio, la sopraffazione, la guerra; le loro società erano fondate su un comunismo che metteva a beneficio di tutti ogni proprietà sulla terra percorsa. Se qualcuno poteva rivendicare il possesso di un pezzo di terra o di un albero per evitare che i beni venissero distribuiti in modo iniquo - e il baratto avveniva tramite il gioco -, non c'era nessun capo. Le società matriarcali si organizzavano su concetti quali altruismo, aiuto reciproco, filoxenia (= simpatia per lo straniero), amore, pace. (Eravamo i bonobo della civiltà umana)

Successivamente dall'invenzione della ruota e dell'aratro, i nostri antenati compresero che potevano ottenere ciò che prima ottenevano attraverso duro lavoro (molte risorse e molta fatica venivano impiegati nella lavorazione della terra) sfruttando la forza lavoro degli animali da soma come i buoi; da lì germogliò il seme satanico della persuasione del "potere": così come l'uomo (maschio) poteva dominare il mondo animale, assoggettare le specie inferiori, poteva anche ridurre suoi simili che per ragioni disparate mancavano o avevano perduto prestigio sociale alla schiavitù, permettendo ad una elite agiata (re e imperatori) di dominare e vivere lussuosamente con una grande fetta del ricavato del lavoro di migliaia di schiavi. 

L'urbanizzazione, con a capo gli uomini e le divinità maschili, portò ad una società in cui, a partire dall'esaltazione del potere, si scoperchiò il vaso di Pandora di tutti i mali dell'umanità. Sete di potere vuol dire ingiustizia, gerarchia, vite non egualitarie ma sorteggiate dalla fortuna, una larga differenza fra chi può tutto e chi non può nulla - e ovviamente la guerra, per ampliare i confini dei possedimenti dei re/imperatori, che si servivano della classe dei soldati per espandere la loro influenza e il loro dominio su più territori possibili.

Se da un lato la società "degli uomini" è caratterizzata dal progresso , dall'uso della scrittura (Dio creò il mondo con "la parola") alle scoperte in campo scientifico (il periodo di Marduk fu il più rapido della Storia quanto a scoperte fino ai tempi di Galileo), conteneva in sé tutto ciò che avrebbe portato, dopo un'enorme espansione del potere umano, ad un ritiro intrinseco della qualità del vivere, fino ai giorni nostri. 

Assistiamo ad una drammatica implosione dell'umanità di nuovo dominata dal mito della guerra, del possesso, conseguenza di più di un secolo di assenza di Dio - che nel Nuovo Testamento si fa più pacifico perché tenta di operare una sintesi fra il Dio del Vecchio Testamento e le divinità femminili delle società matriarcali neolitiche antecedenti - e dalla disumanizzante tecnologia avanzata.

La razionalità, che è un attributo tendenzialmente più maschile che femminile, prevale sull'emotività e sul sentimento, entrambe qualità femminili. Descrizioni accurate delle guerre indette dagli Egizi contro i popoli vicini sottolineano l'insorgere di una passione umana sconosciuta alle società matriarcali, ovvero il sadismo. Descrizioni dettagliate di torture e di mutilazioni celebrano il "potere" dell'uomo che poiché distrugge può comandare su ciò che è ridotto in polvere.

Le società patriarcali sono necrofile. Amano la morte, la distruzione, la guerra, e rendere inerte la vita - perché attraverso l'omicidio (o il dolore indotto), possono saziare la propria sete di potere. Combinato a Narcisismo e Simbiosi materna, Fromm definisce il sadismo come una componente della "Triade oscura" di personalità che caratterizzava soggetti come Adolf Hitler, i regimi dittatoriali e totalitari, e definì i più gravi massacri, stermini e genocidi della storia.