Mi pare un quadro di Hopper (il mio pittore preferito). Così si dipana la vita di tutti i giorni. In un tenue grigio-azzurro, fra campi di grano e tetti spioventi color mattone.
Le conchiglie che ho distribuito sulla sabbia sono piccoli granelli di polvere nel mare. Le posiziono ciascuna a distanza dall'altra, in modo che non si concilino.
Chi lo sa quanto dolore non è possibile esprimere.
Devo smettere di fidarmi degli uomini -- se mi fido ancora, penso, mi uccideranno. La sola cosa che conta è quello che sento dentro. E dentro -- per il troppo vino -- non sento niente. Io sono una persona ch ha il cervello intasato di troppe cose che vuole fare, fisica, matematica, lingue, psicologia, disegno, dipinto, volontariato, e alla fine non ne fa nessuna perché è solo un inutile -- infine, solo -- un inutile involucro di carne e organi inconcludente
Inconcludente e infertile come un terreno bruciato dalle radiazioni nucleari
Non faccio alla Brondi "parole poetiche evocative", tipo "stratosfera", "campi di grano", "risvegli della vita", parlo di una persona che è stanca di odiarsi ed è stanca d'un mondo che, le pare, la trascina in una giostra folle di risa e stupidità e mediocrità e lei si addormenta, e poi si risveglia, e ride alle loro volgarità, e torna a dormire, e beve, e beve... e ride. E il tempo scorre. E diviene sempre più stolta. E quanto più stolta tanto più in pericolo. Perché lei li vede gli sguardi omicidi della gente, i loro denti digrignati. Che se potessero se la strapperebbero a morsi, cuore compreso, cuore soprattutto.
E si lascia oscillare dalla superficie dell'acqua. E i denti digrignano e fanno uno stridio che assomiglia allo sfrecciare dei pneumatici sull'asfalto.


