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domenica 3 maggio 2026

Il cosiddetto "perdono"

Ego te absolvo in nomine Pater, filii et Spiritus Sancti

Ogni volta che sento qualcuno parlare di "perdono" con locuzioni quali "Io ti perdono", mi torna alla memoria l'immagine della Vergine Maria.

  • Nota 1: Verificare accuratamente che colui il quale "perdoni" voglia il tuo perdono. Perché spesso -- quasi sempre -- se ne sbatte. Quindi se il tuo perdono non lo fa facepalmare e ridere, al massimo gli procura disprezzo se non odio.
  • Nota 2: E così, dovrebbe servire a te, e a te soltanto, "per sentirti meglio"? Pensare di per-donare (donare) a chi ci scatarra sopra, al tuo per-dono? E' inutile. Non serve letteralmente a nulla. Anzi: ti fa solo stare peggio.
  • Nota 3: Tu perdoni CHI? Tu sei "l'assoluta parte lesa" e concedi "la tua grazia" al cosiddetto "assoluto peccatore"? E' come mettersi su un piedistallo di superiorità e far scendere la polverina dorata di Dio buono e misericordioso sull'Angelo Caduto. Ma chi ti credi di essere? Se pure fossi più parte lesa che in causa, ciascuno ha le sue ragioni per far quello che fa -- e non sta a te "perdonare"; al limite, per chi vuole crederci, sta a Dio. (Di cui tu non fai le veci. Nemmeno se sei il Papa -- soprattutto se sei il Papa.)
Sarebbe meglio ignorare. Né perdonii né misericordie né assoluzioni, e nemmeno rancori e vendette - mi fai del male? Stammi semplicemente alla larga! Una sola volta è sufficiente per squalificarti ai miei occhi per una vita intera.

giovedì 2 aprile 2026

Tutto il mondo è umano

Vedono differenze ovunque: di etnia, di credo, di nazione, di tradizione, di educazione, di cultura, di orientamento sessuale, di genere, di razza, di composizione corporea, di bellezza del volto, di status, di soldi. Preferirei assimilare il concetto di "normalità" a quello di "umanità". Tutto quanto è umano è anche normale
La definizione standard di "normalità" come "ciò che è solito, comune e prevedibile" dovrebbe essere soppiantata da un'integrazione totale
Ho un forte caparbio ego anch'io. Differendo-differenzio fra chi è "simile" e chi "è lontano". Questa credo sia una colpa da imputare all'ego. E l'ego è il diretto prodotto della mente di superficie, una parte di noi che ha bisogno di differenziare per sentirsi al sicuro, forse, per alcune tradizioni religiose, per così dire, "satanica", (il termine "diavolo" deriva dal greco διά-βάλλω, ovvero "io divido") che non vede il mondo ma solo una sua rappresentazione olografica. 
Quando guardi il cielo, cosa vedi? Ci siamo tutti sotto. Il cielo è unico per tutti - non siamo mai soli. Mi faccio giuramento di vedere in ognuno il filo rosso che mi unisce a lui.
Quanto è fuori luogo questa voglia in me di vedere vita dove c'è solo fredda distanza egoica? Tanto. E' un peccato. Ciascuna persona è un pezzetto di universo, condensato in una forma, e se solo superassimo la paura per ella potremmo inglobarci più alla sostanza "minima", "unica".

giovedì 19 febbraio 2026

Vincere la morte

"Le cose non sono mai permanenti. Non si deve mai stare al centro. È molto meglio stare di lato perché si vedono meglio le cose. Io sono da sempre un'outsider, credo sia una condizione di privilegio. Non so come sono riuscita a sopravvivere. Forse perché ho imparato a far ridere il mio cuore. Ogni giorno fate qualcosa per far ridere il vostro cuore e cercate di pianificare il meno possibile. La depressione rimarrà a distanza di sicurezza."

- Yoko Ono


Se non avessi imparato a prendere con leggerezza e a percepire leggerezza nella mia vita mi sarei già tolta di mezzo - sono lieta di non esserci mai riuscita; questa vita come insegna Calvino è fatta per planare sulle cose dall'alto, solo alleggerendo il nostro cuore e scivolando sulle strade alla Odette Toulemonde potremo capire la vera essenza della vita, che è leggerezza, semplicità, non arzigogolate tesi filosofiche da masturbazione mentale, non grama tragedia, qualcosa che va presa senza nessuna aspettativa, nessuna pretesa e nessun attaccamento, un po' come ci insegnano i maestri buddhisti, i lama del buddhismo: passa sulla vita senza lasciare orme

martedì 3 febbraio 2026

Kaiafas

A Sparta i bambini nati deboli o deformi venivano gettati giù dal monte Taigeto, in una voragine chiamata Kaiafas. Oggi nessuno più lancia i bambini deboli e diversi dai monti. Li si lascia vivere. Fino all'età in cui sapranno che devono buttarsi giù da soli. Facciamo in modo che nella Kaiafas ci arrivino da soli di propria spontanea iniziativa - nonostante siamo noi stessi ad averli posti nelle condizioni di fare quella scelta...