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| Ego te absolvo in nomine Pater, filii et Spiritus Sancti |
Ogni volta che sento qualcuno parlare di "perdono" con locuzioni quali "Io ti perdono", mi torna alla memoria l'immagine della Vergine Maria.
- Nota 1: Verificare accuratamente che colui il quale "perdoni" voglia il tuo perdono. Perché spesso -- quasi sempre -- se ne sbatte. Quindi se il tuo perdono non lo fa facepalmare e ridere, al massimo gli procura disprezzo se non odio.
- Nota 2: E così, dovrebbe servire a te, e a te soltanto, "per sentirti meglio"? Pensare di per-donare (donare) a chi ci scatarra sopra, al tuo per-dono? E' inutile. Non serve letteralmente a nulla. Anzi: ti fa solo stare peggio.
- Nota 3: Tu perdoni CHI? Tu sei "l'assoluta parte lesa" e concedi "la tua grazia" al cosiddetto "assoluto peccatore"? E' come mettersi su un piedistallo di superiorità e far scendere la polverina dorata di Dio buono e misericordioso sull'Angelo Caduto. Ma chi ti credi di essere? Se pure fossi più parte lesa che in causa, ciascuno ha le sue ragioni per far quello che fa -- e non sta a te "perdonare"; al limite, per chi vuole crederci, sta a Dio. (Di cui tu non fai le veci. Nemmeno se sei il Papa -- soprattutto se sei il Papa.)
Sarebbe meglio ignorare. Né perdonii né misericordie né assoluzioni, e nemmeno rancori e vendette - mi fai del male? Stammi semplicemente alla larga! Una sola volta è sufficiente per squalificarti ai miei occhi per una vita intera.

