Visualizzazione post con etichetta odio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta odio. Mostra tutti i post

martedì 8 settembre 2026

L'amore (non) esiste

Arrendersi.
Aggrapparsi.
Voce del verbo amare.


Su un forum ho discusso del mio amore per un uomo in una relazione tossica (la più sana che ho avuto, comunque sia). Ebbene. Ieri sera piangevo lacrime di vetro e mi aggrappavo a lui come fosse stato lo scoglio della mia vita. Piangevo coperta dal lenzuolo. Senza dir nulla. Lui piangeva con me. E quando, più avanti, gli chiesi perché, rispose: "Sto male". Ma non mi chiese perché di rimando.

Di motivazioni potrebbero essercene troppe -- se piovesse il mio sangue diluvierebbe sul pianeta intero. Guardando La passione di Cristo avevo il cuore caldo. La corona di spine -- la corona dei "folli" -- è sempre simbolicamente attorno alla mia testa. Del nord ho notato -- e ne parlavo stasera -- che la discriminazione qui assume tinte più civili e perbeniste, e per questo forse ha un sapore meno amaro. Si fa uso di isolamento, mentre dove sono nata era isolamento+violenza sociale+distruzione della reputazione e della speranza. La cattiveria del sud mi sembra grandemente più eclatante di quella "politicamente corretta" del nord. Al nord ti squisciano il veleno endovena senza che te ne accorgi. Al sud ti riempiono di botte fino a che non hai più denti da sputare. In ogni caso stasera tornavo a pensare a quel video per me più significativo del dovuto sulla differenza criminologica fra il mostro e l'eroe. 

L'AI suggerisce che si tratti di una scelta arbitraria fra identificazione con il carnefice o con la vittima. Uno spartiacque significativo verso una tendenza o l'altra è la presenza nella vita della vittima di una persona (anche una sola) che dia amore. Quella persona per me è stata mia nonna -- ma a 14 anni conobbi mio padre che frantumò in mille minuscoli pezzettini la sua immagine ai miei occhi. Però qualcosa di lei rimase. Annidata fra una corda e l'altra del cuore o in una porzione di memoria custodita gelosamente. Mentre in adolescenza bruciavo c'era il mio professore privato che tentava di aiutarmi. Bruciavo, bruciavo. Cyberharrassment, cyberstalking, molestie di tutti i tipi, l'odio del paese siciliano e di Dio che mi aveva fatta storta -- ma questa cosa non mi convinceva e non mi rassegnavo. Leggevo. Leggevo. Leggevo. Saggi di psicologia o sociologia o filosofia. Non ero intelligente d'un granché e non capivo tutto, data la mia giovane età oltretutto. Però ce l'ho messa davvero tutta. E alla fine sono riuscita a costruire un mosaico nella mia testa: un mosaico che componeva la scritta Io non diventerò come voi

Questo mondo non mi renderà cattiva (credits al fumettista italiano)

Ho zoppicato cercando di mantenermi in equilibrio sul nulla mentre nella mia testa (un cervello bastonato da droghe e sofferenze) correva in parallelo la pietà per ogni forma di dolore altrui e quel guizzo un po' psicopatico che mi portava a volte a fare del male con rabbia salvo poi guardare cosa avevo fatto e pentirmene fino a soffrire. Soffrivo del male che mi veniva fatto ma era più insopportabile quello che facevo io. Passano gli anni piovigginosi della prima età adulta senza che nulla cambi, violenze sempre più atroci. E io sempre disperata a "voler" essere scema o dissociata o folle o ubriaca perché sono gli unici mezzi per non sentire dolore. 

Poi il mio ragazzo. La furia dell'odio-amore e la distruzione che avevo in serbo per il suo mondo -- a un qualche perverso livello del mio inconscio.

sabato 5 settembre 2026

La forma dell'amore


9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

- Gv, 5,9-17

Un saggista giapponese fece un esperimento sui cristalli di ghiaccio -- i quali avrebbero reagito in maniera differente se l'acqua congelata che li assommava fosse stata ricoperta di parole d'odio o d'amore. I cristalli provenienti dall'acqua "amore" avrebbero avuto una forma bella, limpida, perfetta. Quelli provenienti dall'acqua "odio" sarebbero stati deformati e monchi, brutti. La teoria è stata confutata. Una forma minerale come l'acqua non ha coscienza, quindi non può essere influenzata dai sentimenti degli altri. Ma noi siamo creature senzienti -- e le parole sono pietre. Come esseri umani non possiamo fare a meno di mentalizzare il linguaggio, neppure (e tanto più) se cosiddetto non-verbale. Ho avuto modo di comprendere di giorno in giorno quanto vero sia che "tutti i nostri problemi derivano dalle altre persone". Così mi sono chiusa. Sono uscita più durante la pandemia che questa estate. Sono tornata al negozio ove subivo persecuzione, lei era lì, mi ha salutato con entusiasmo, mi ha porto lo scontrino con gentilezza. Chissà perché tanta gentilezza. Mi vede sventurata e prova un moto di altruismo. Però non è la spiegazione più facile che mi sovvenga. Pensi sempre ci siano doppi fini. Perché, a una odiata e cacciata come un topo ovunque vada, a che pro rivolgerle una carezza?... Anche quelle fanno male e paura. Ma in fondo, a poco a poco alla tenerezza ci si abitua.
E così come l'odio deforma e snatura, l'amore fa sbocciare bellezza.
Vi prego di essere creatori di quella bellezza.
Vi prego di spargerla ovunque come semi.
Anche verso chi pensate non meriti o è un vostro nemico.

sabato 30 maggio 2026

Fuori e (è) dentro, e la conciliazione delle polarità opposte



La legge dello Specchio enuncia un principio psicologico semplice: ogni persona alla quale reagiamo emotivamente rappresenta delle parti di noi che rifiutiamo (nel caso del disprezzo o dell'odio) o che amiamo (nel caso dell'apprezzamento e della stima); in tutti i casi che ci rispecchiano.

Questo significa che "il dentro" è anche "il fuori" e viceversa.

Le persone che incontriamo -- intendendo ogni singola persona che in qualunque modo cattura la nostra attenzione, con cui creiamo o evitiamo un legame, ma in tutti i casi che crea in noi una (qualche) risonanza emotiva -- sono specchi di noi stessi.

Se disprezzo in una persona la "volgarità", intrinsecamente quell'attributo è parte di me, ma io l'ho rifiutato e relegato nel mio inconscio per non poterlo vedere in me.

Se di una persona apprezzo la gentilezza, la gentilezza è una qualità speculare che forse mi manca a livello conscio.

Ammiriamo le parti di noi che ci mancano a livello conscio nell'altro -- ma che sono presenti nel nostro inconscio -- e lo stesso discorso vale quando troviamo spregevole un tratto caratteriale o fisico dell'altro.

Spesso la linea di separazione fra le polarità è molto sottile -- come ci insegna la filosofia Zen del Tao.

Parliamo della "volpe e l'uva", antica fiaba di Esopo, per richiamare retoricamente l'atteggiamento di screditazione di ciò che in fondo si desidera. Il disprezzo che si dedica a chi in fondo invidiamo -- e proprio per il motivo che invidiamo. Esempio: una ragazza sovrappeso entra in un bar in abiti succinti che non le rendono giustizia, e un bullo di quartiere la deride o la disprezza facendo commenti di disapprovazione sul suo corpo o sul modo in cui è vestita.

Può darsi che il bullo di quartiere in realtà provi segretamente invidia per la libertà della ragazza, che con la sua fisicità e/o il suo look sfida i suoi "confini mentali" di ciò che è giusto e ciò che non lo è, e quindi -- in soldoni -- risvegli in lui desiderio (per quell'attributo). Ecco che disprezzo, biasimo, pettegolezzo, e persino invidia, possono camminare insieme all'ammirazione e alla segreta stima.

Altro esempio "sputtanatissimo" -- l'amore e l'odio.

In certi articoli di psicologia si legge che l'odio è "l'altra faccia dell'amore" nel senso che nessuna relazione di amore è autentica se non corre di pari passo con la capacità d'odio per il medesimo oggetto.

Si odia perché si ama; si ama in quanto si odia.

(Non a caso a livello neurologico è stato osservato che si attivano le medesime aree del cervello alla vista sia di una persona odiata, sia di una persona amata).

L'opposto dell'amore -- ovviamente -- non è l'odio ma l'indifferenza. L'odio sorge come reazione spontanea all'amore, quando ci sentiamo colpiti nelle nostre fragilità e ci sentiamo vulnerabili all'altro. E' una faccenda di potere -- contrapposto alla vulnerabilità del sentimento: ti odio in quanto non posso permettermi (o non riesco ad) amarti, perché se lo facessi (o se ci riuscissi), verrebbe meno il mio orgoglio, verrebbero meno le mie difese.

Dante scrisse nella sua opera omnia: "Amor ch'a nullo amato amar perdona" -- che in soldoni vuol dire: non possiamo trattenerci dall'amare chi ci ama. Lo valuto piuttosto vero. Ma attenzione -- non sto affermando l'eresia che non esistano amori non corrisposti. Tuttavia, se io provo un investimento emotivo verso di te, è veramente difficile (per non dire impossibile) che la cosa non ti tocchi nemmeno un po'.

Possiamo dare per vera l'asserzione di Dante non nell'accezione di "ogni amore è sempre mutuale, se non lo è lo sarà per forza", che sarebbe una gran cazzata, ma in quella de "ogni investimento emotivo equivale a un ritorno emotivo" come nella legge di causa-effetto.

Che questo sia un tenue interesse o un'irritazione, un fastidio, non siamo mai indifferenti a chi ci ama o prova qualcosa per noi -- chiunque egli sia e in qualunque contesto si inserisca.

martedì 14 aprile 2026

La natura dell'odio


Contrariamente a quanto ci insegnano, l'odio non è un sentimento "umano" necessariamente; non affonda le radici nella natura umana, geneticamente, sebbene sia più antico dell'amore. Non è necessario né inevitabile odiare: l'odio è un sentimento che deriva da una struttura caratteriale narcisistica e ha come sua base l'invidia - così come l'ignoranza fa da pietra d'angolo alla paura e conseguentemente alla violenza.

Vero è che, se tu mi odii, sebbene io non ti odii di conseguenza (poiché non ne sento la necessità), non ti amerò di certo. Gesù, Giuseppe e Maria possono attaccarsi. Di fronte all'odio è civile, rispettoso di sé, sintomo di amor proprio, di sanità mentale prendere le distanze.

Una mente che sia limitata è più predisposta all'odio di una equilibrata e intelligente.

Una persona davvero intelligente non può essere cattiva, e cioè covare odio, perché l'odio è il presupposto di una mente povera di materia grigia.

Le passioni "sataniche", istillate dall'ego e contrapposte all'amore, sono circa queste qui: 
  • Odio. Come già detto, è invidia di base, e dirò di più - odio e invidia sono praticamente la stessa cosa. In filosofia si parla di "invidia esistenziale" quando essa non si rifà ai possedimenti dell'altro o alle sue qualità, ma alla sua mera esistenza. (E' il caso dei fratelli maggiori che odiano i minori, narcisisticamente, perché li hanno privati del posto privilegiato di "figli unici" davanti ai genitori).
  • Rancore. Il rancore è prova di una mente retoricamente "ottusa" in quanto incapace di concepire altri punti di vista e altri vissuti dal proprio. Si cova rancore perché ci si sente "assolutamente vittime"; sentirsi "assolutamente vittime" significa non capire la propria parte di colpa che esiste in tutte - ma proprio tutte - le dinamiche conflittuali umane.
  • Dinamiche di potere come la svalutazione. Quando ci si sente insicuri, e quando si percepisce la vita come una lotta costante, in altre parole - quando si è competitivi, è un continuo "mors tua, vita mea". Le persone più deboli hanno bisogno di affondare il prossimo per sentirsi meno insicure e difettose.
  • Sadismo. Questo è proprio dei caratteri antisociali. Il sadismo subentra in una mentalità quando chi ne soffre è stato a propria volta trattato in modo sadico da bambino. Il "modello sadico" viene interiorizzato e riprodotto sugli altri percepiti come "più deboli" sotto forma di tortura o maltrattamenti di diverso tipo. Qui si tenta di risolvere il conflitto traumatico irrisolto del essersi sentiti impotenti di fronte al sadismo dei genitori riproducendolo come in un "gioco di ruolo" in cui si è, questa volta, oppressori e non oppressi.
Amore e speranza tentano di porre un argine a tutti questi mali, ma per il principio dell'entropia valuto più verosimile che la Specie, di autofagia in autofagia, giungerà all'estinzione per mezzo di essi. 

Omnia vincit amor? 

Il potere dell'amore non vince sul potere dell'odio dato dall'ego (con tutta la sua carrellata di derivati che ho appena elencato), perché questo è più forte, più pervasivo, più "semplice" (il cervello umano semplifica, non si complica la vita in riflessioni e comprensioni che porrebbero potenzialmente un freno alla violenza), e di conseguenza più affine alla natura dell'uomo. O di molti uomini, per lo meno.