La legge dello Specchio enuncia un principio psicologico semplice: ogni persona alla quale reagiamo emotivamente rappresenta delle parti di noi che rifiutiamo (nel caso del disprezzo o dell'odio) o che amiamo (nel caso dell'apprezzamento e della stima); in tutti i casi che ci rispecchiano.
Questo significa che "il dentro" è anche "il fuori" e viceversa.
Le persone che incontriamo -- intendendo ogni singola persona che in qualunque modo cattura la nostra attenzione, con cui creiamo o evitiamo un legame, ma in tutti i casi che crea in noi una (qualche) risonanza emotiva -- sono specchi di noi stessi.
Se disprezzo in una persona la "volgarità", intrinsecamente quell'attributo è parte di me, ma io l'ho rifiutato e relegato nel mio inconscio per non poterlo vedere in me.
Se di una persona apprezzo la gentilezza, la gentilezza è una qualità speculare che forse mi manca a livello conscio.
Ammiriamo le parti di noi che ci mancano a livello conscio nell'altro -- ma che sono presenti nel nostro inconscio -- e lo stesso discorso vale quando troviamo spregevole un tratto caratteriale o fisico dell'altro.
Spesso la linea di separazione fra le polarità è molto sottile -- come ci insegna la filosofia Zen del Tao.
Parliamo della "volpe e l'uva", antica fiaba di Esopo, per richiamare retoricamente l'atteggiamento di screditazione di ciò che in fondo si desidera. Il disprezzo che si dedica a chi in fondo invidiamo -- e proprio per il motivo che invidiamo. Esempio: una ragazza sovrappeso entra in un bar in abiti succinti che non le rendono giustizia, e un bullo di quartiere la deride o la disprezza facendo commenti di disapprovazione sul suo corpo o sul modo in cui è vestita.
Può darsi che il bullo di quartiere in realtà provi segretamente invidia per la libertà della ragazza, che con la sua fisicità e/o il suo look sfida i suoi "confini mentali" di ciò che è giusto e ciò che non lo è, e quindi -- in soldoni -- risvegli in lui desiderio (per quell'attributo). Ecco che disprezzo, biasimo, pettegolezzo, e persino invidia, possono camminare insieme all'ammirazione e alla segreta stima.
Altro esempio "sputtanatissimo" -- l'amore e l'odio.
In certi articoli di psicologia si legge che l'odio è "l'altra faccia dell'amore" nel senso che nessuna relazione di amore è autentica se non corre di pari passo con la capacità d'odio per il medesimo oggetto.
Si odia perché si ama; si ama in quanto si odia.
(Non a caso a livello neurologico è stato osservato che si attivano le medesime aree del cervello alla vista sia di una persona odiata, sia di una persona amata).
L'opposto dell'amore -- ovviamente -- non è l'odio ma l'indifferenza. L'odio sorge come reazione spontanea all'amore, quando ci sentiamo colpiti nelle nostre fragilità e ci sentiamo vulnerabili all'altro. E' una faccenda di potere -- contrapposto alla vulnerabilità del sentimento: ti odio in quanto non posso permettermi (o non riesco ad) amarti, perché se lo facessi (o se ci riuscissi), verrebbe meno il mio orgoglio, verrebbero meno le mie difese.
Dante scrisse nella sua opera omnia: "Amor ch'a nullo amato amar perdona" -- che in soldoni vuol dire: non possiamo trattenerci dall'amare chi ci ama. Lo valuto piuttosto vero. Ma attenzione -- non sto affermando l'eresia che non esistano amori non corrisposti. Tuttavia, se io provo un investimento emotivo verso di te, è veramente difficile (per non dire impossibile) che la cosa non ti tocchi nemmeno un po'.
Possiamo dare per vera l'asserzione di Dante non nell'accezione di "ogni amore è sempre mutuale, se non lo è lo sarà per forza", che sarebbe una gran cazzata, ma in quella de "ogni investimento emotivo equivale a un ritorno emotivo" come nella legge di causa-effetto.
Che questo sia un tenue interesse o un'irritazione, un fastidio, non siamo mai indifferenti a chi ci ama o prova qualcosa per noi -- chiunque egli sia e in qualunque contesto si inserisca.
.png)
