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martedì 1 settembre 2026

Settembre, be good

L'infermiera (OSS o quel che è) è venuta a trovarmi in mattinata. L'ho consumata di chiacchiere entusiaste. Non avevo mangiato e avevo caffè puro a scorrermi nei capillari sanguigni. Sul far della fine della visita ha guardato le tele impilate. "Chi è che dipinge?". Le ho fatto vedere due lavori. "Mi piacerebbe lasciarvene uno prima di andare via". "Come no, lo appendiamo in studio". Oggi pomeriggio -- nel nulla del meriggio -- mi sono seduta al tavolino in balcone e ho scarabocchiato un dipinto

***

Sii buono settembre, che non c'è più fiato di vita nei polmoni
e poca altrettanto ne scorre nelle vene del mondo
fra cieli grigi e gonfi di calore, fra rocce rotte e arse dal sole
fra un bosco che va in fiamme e diventa cenere
e una pioggia sporca e rossa che copre le automobili e i tetti
il sahra che si posa sul sud
il gelo che brucia il nord, l'arsura che lo congela
e io in mezzo
bevendo un caffè freddo in cucina
domandandomi se è già scoppiata la guerra mondiale?...
non mi sento viva lo stesso
che venga giù il buio non mi importa
settembre, che sia un buio freddo

***

Sono rimasta bambina, impossibilitata a crescere, mentre... guardavo le foto su Facebook di compagne anche sposate, anche con figli, e sembrano parecchio invecchiate... è dove mi hanno inferto l'ultima coltellata che non sarò più in grado di "sbocciare" come il soggetto del dipinto, intrappolata in quell'età puerile e guardata con biasimo e pena da tutti, giovani, vecchi e bambini

ma loro non sanno... quanto sanguinassi a quell'età, e come l'emorragia abbia congelato il flusso. Appaio giovane e brutta anche nelle foto. Loro sono vecchie e attraenti. Hanno saputo invecchiare. Hanno saputo diventare giovani e poi adulte e poi, infine, mature. A quattordici anni ho smesso di crescere. Un blocco che poi è regredito fino all'infanzia. Sono più matura di un tempo, ma non sono cresciuta. Non ho speranze di crescere. Non chiamatela sindrome di peter pan. Chiamatemi "interrotta".

i'm a tulip in a cup
i've got no chance of growing up
i made my piece, i'm dead, i'm done
i watch you live to have my fun

-- fiona apple, valentine

una telefonata al veleno a mia madre. basta riesumare ricordi orrendi. devo a quella vale che non meritava tutto quel male la guarigione

venerdì 10 luglio 2026

Perché no?


La massa assomiglia a un gregge belante capace delle peggiori atrocità e meschinità e al tempo stesso, se direzionato diversamente, di sublimi atti di eroismo, così Gustave Le Bon. Quando il dolore è davvero intenso, lo senti a livello della bocca dello stomaco. Ti viene da vomitare. E vomitare è ancora troppo poco.

Mi torna in mente un passo dello young-adult "Wintergirls" e tradendo la mia timida intelligenza lo riporto qui, perché, libro per adolescenti o meno, lo vedo ben descrittivo.

Infilati in una cabina di un solarium e friggiti per due o tre giorni. Quando la pelle sarà tutta bolle e comincerà a spellarsi, rotolati nel sale grosso, poi mettiti una maglia di lana intrecciata con vetro filato e lamette. Poi mettiti sopra i tuoi vestiti normali e stringili più che puoi. Fuma polvere da sparo e [...] salta dentro i cerchi, mettiti seduta e supplica, e rotolati a comando. Ascolta i sussurri che di notte si annidano in testa, ti dicono che sei [...] "una delusione". Vomita e crepa di fame e tagliati e bevi perché hai bisogno di un anestetico e funziona. Per un po'. [...] Guardati in uno specchio e vedrai un fantasma. Senti ogni battito del tuo cuore che urla che ogni singola cosa in te non funziona. "Perché?" è la domanda sbagliata. Chiediti piuttosto: "Perché no?".

sabato 30 maggio 2026

Fuori e (è) dentro, e la conciliazione delle polarità opposte



La legge dello Specchio enuncia un principio psicologico semplice: ogni persona alla quale reagiamo emotivamente rappresenta delle parti di noi che rifiutiamo (nel caso del disprezzo o dell'odio) o che amiamo (nel caso dell'apprezzamento e della stima); in tutti i casi che ci rispecchiano.

Questo significa che "il dentro" è anche "il fuori" e viceversa.

Le persone che incontriamo -- intendendo ogni singola persona che in qualunque modo cattura la nostra attenzione, con cui creiamo o evitiamo un legame, ma in tutti i casi che crea in noi una (qualche) risonanza emotiva -- sono specchi di noi stessi.

Se disprezzo in una persona la "volgarità", intrinsecamente quell'attributo è parte di me, ma io l'ho rifiutato e relegato nel mio inconscio per non poterlo vedere in me.

Se di una persona apprezzo la gentilezza, la gentilezza è una qualità speculare che forse mi manca a livello conscio.

Ammiriamo le parti di noi che ci mancano a livello conscio nell'altro -- ma che sono presenti nel nostro inconscio -- e lo stesso discorso vale quando troviamo spregevole un tratto caratteriale o fisico dell'altro.

Spesso la linea di separazione fra le polarità è molto sottile -- come ci insegna la filosofia Zen del Tao.

Parliamo della "volpe e l'uva", antica fiaba di Esopo, per richiamare retoricamente l'atteggiamento di screditazione di ciò che in fondo si desidera. Il disprezzo che si dedica a chi in fondo invidiamo -- e proprio per il motivo che invidiamo. Esempio: una ragazza sovrappeso entra in un bar in abiti succinti che non le rendono giustizia, e un bullo di quartiere la deride o la disprezza facendo commenti di disapprovazione sul suo corpo o sul modo in cui è vestita.

Può darsi che il bullo di quartiere in realtà provi segretamente invidia per la libertà della ragazza, che con la sua fisicità e/o il suo look sfida i suoi "confini mentali" di ciò che è giusto e ciò che non lo è, e quindi -- in soldoni -- risvegli in lui desiderio (per quell'attributo). Ecco che disprezzo, biasimo, pettegolezzo, e persino invidia, possono camminare insieme all'ammirazione e alla segreta stima.

Altro esempio "sputtanatissimo" -- l'amore e l'odio.

In certi articoli di psicologia si legge che l'odio è "l'altra faccia dell'amore" nel senso che nessuna relazione di amore è autentica se non corre di pari passo con la capacità d'odio per il medesimo oggetto.

Si odia perché si ama; si ama in quanto si odia.

(Non a caso a livello neurologico è stato osservato che si attivano le medesime aree del cervello alla vista sia di una persona odiata, sia di una persona amata).

L'opposto dell'amore -- ovviamente -- non è l'odio ma l'indifferenza. L'odio sorge come reazione spontanea all'amore, quando ci sentiamo colpiti nelle nostre fragilità e ci sentiamo vulnerabili all'altro. E' una faccenda di potere -- contrapposto alla vulnerabilità del sentimento: ti odio in quanto non posso permettermi (o non riesco ad) amarti, perché se lo facessi (o se ci riuscissi), verrebbe meno il mio orgoglio, verrebbero meno le mie difese.

Dante scrisse nella sua opera omnia: "Amor ch'a nullo amato amar perdona" -- che in soldoni vuol dire: non possiamo trattenerci dall'amare chi ci ama. Lo valuto piuttosto vero. Ma attenzione -- non sto affermando l'eresia che non esistano amori non corrisposti. Tuttavia, se io provo un investimento emotivo verso di te, è veramente difficile (per non dire impossibile) che la cosa non ti tocchi nemmeno un po'.

Possiamo dare per vera l'asserzione di Dante non nell'accezione di "ogni amore è sempre mutuale, se non lo è lo sarà per forza", che sarebbe una gran cazzata, ma in quella de "ogni investimento emotivo equivale a un ritorno emotivo" come nella legge di causa-effetto.

Che questo sia un tenue interesse o un'irritazione, un fastidio, non siamo mai indifferenti a chi ci ama o prova qualcosa per noi -- chiunque egli sia e in qualunque contesto si inserisca.