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martedì 29 settembre 2026

Più amo i cani più mi isolo dalle persone


Mi dimentico di mangiare per una giornata intera. Ciuccio un bicchiere dopo l'altro di Pepsi zero e guardo lo schermo. Fuori dalla porta-finestra il sole declina verso il basso filtrando per le tende trasparenti di color azzurro. E la stanza si fa buia. E se viene il buio, non sono più così sola. La maggior parte del tempo non mi sento così sola come invece sono. Dipende, non so se ti è chiaro, dal fatto che sono sempre stata sola. Non ho mai avuto amici neanche quando pensavo di averne. Che i nemici più letali sono quelli che si fingono tuoi amici. Che avrei dovuto capirlo che ero sola quando mi definivano buona solo per far copiare i compiti. 

Ti racconto: alle medie avevo un metodo infallibile anti-coping. Accanto a me si sedevano delle persone solo con l'intento di copiare. Allora sollevavo un'ala del grosso dizionario di inglese, che tenevo dritta e ferma con il braccio piegato, la mano saldamente fissa sullo spessore delle pagine, e infilavo il quaderno/libro/foglio sopra l'altra ala. Era patetico che poi loro si sporgessero per cercare di leggere lo stesso. Una mia compagna sbottò un giorno "Non mi ci siedo più vicino!", snervata. E in effetti l'unica che facessi copiare era l'ultima che ne avrebbe avuto diritto, proprio quella che esplicitamente mi definiva buona solo per essere copiata.

All'epoca, ti narro, avevo un cagnolino. Ho un'affinità speciale con i cani, che se mi vedono per strada rischiano di impiccarsi con il guinzaglio tenuto dai padroni pur di saltarmi addosso. Sì, ne ho avuto tanti. In seconda media c'era Teo, che ha fatto seguito a un altro malato di lesmaniosi e cieco per giunta, e a un altro ancora, Coffee, che avevo chiamato così perché il pelo era del colore del caffè. Era un cane da tartufo con le orecchie a sventola, bellino. Teo lo avevo chiamato così perché sapevo che in greco antico significava "Dio" e per me quel cane era dio. La mia "amica" lo scaraventò a terra, sul marciapiede, facendolo piangere. Le urlai addosso disperata e impotente, ma ci sarebbe stato da buttarla a terra e riempirla di calci in bocca finché non avesse perso l'uso dei muscoli facciali. Sto scherzando. Non so com'è che non mi sono messa a piangere.

Questa è l'amicizia. 
Ho trovato più amicizia alla cassa del supermercato.
Che non era un'illusione, tutte le volte che mi porge il resto lo fa dandomelo direttamente in mano. I nostri sguardi si fissano sul biglietto che unisce le nostre dita. Sulle nostre dita. Che non si sfiorano più casualmente. Ma io vorrei toccarle. Chiaramente non lo faccio.
E me ne vado, sai, quando succede mi esclama con forza dietro "Grazie! Buona giornata!". Sono sempre io la sola a ringraziare e augurare buona giornata sempre. Nessuno in genere ricambia.

Ecco che mi sono fatta una mia idea. Spesso è nei posti più strani che càpita l'amore.

E a R. l'ho detto dopo i Coni, i Cani, no, no, sì invece, vedremo, cosa?, poi si vede, non sono tua figlia di dieci anni, è da vedere, sì, sì...

domenica 23 agosto 2026

Indagini (?)

La polizia italiana è uguale a quella dei Simpsons. Forse non a caso le barzellette sui carabinieri sono così diffuse. Se pensi al carabiniere tipicamente italiano, pensi al commissario Winchester (non per forza obeso). Quanti carabinieri servono per installare una lampadina? Venti. Uno tiene ferma la lampadina e il resto gira la stanza. Battute di questo tipo. Eppure il glorioso corpo dei carabinieri di Canicattì (comune siciliano a caso -- non sono di Canicattì) si è presentato alla porta della vecchia madre cercandomi. Non so per chi, un certo tizio, sul quale avrebbero "chiuso le indagini" (dopo quanti anni?). Probabile che c'entri una denuncia alla postale inviata non so quanti anni fa di cui mi sono completamente scordata. Spero non sia nulla di preoccupante. Ho già incubi nell'onirico, non ci tengo ad averne nella realtà.

Ma il vero punto del post inutile scritto tanto per non restare troppo a lungo fuori raggio è: il mio coniglio domestico è un fan di L'estate in cui Hikaru è morto.


Sia mai restare fuori raggio...


lunedì 20 luglio 2026

Poteva andare meglio (per quel poco o nulla che me ne frega)

Ieri sera appuro all'ultimo minuto (nell'intermezzo musicale, più precisamente) che era tempo di finale dei Mondiali.

Ho fatto un gioco con il coniglio di casa, fermo davanti alla ciotola. "Decidi tu l'andamento" gli dissi stile "giorno della marmotta" per gli Europei. "Sinistra, Argentina. Destra, Spagna, popolo noto per il suo -- fai attenzione -- passato sanguinario e guerrafondaio". Il coniglio ha esitato. Poi ha preso la ciotola e speranzoso l'ha spostata a Sinistra, guadagnandosi coccole e "bravooo".

Sappiamo com'è andata a finire.

Comunque sia, ayer fu giornata di intensa tristezza, sicchè chiamai, nell'ordine:

  • La psicologa
  • Il telefono amico
  • Il 118
  • La mamma (che "è sempre la mamma")
  • I primi 4 non hanno risposto. Tento con il 5 in extremis, ovvero il mio cosiddetto compagno. Mi tratta in malo modo.
Mai una gioia. Sola davanti alla TV, accendo la RAI e mi accorgo dei Mondiali.
Sempre sul pezzo. Sempre sul pezzo.
Non so perché la gioia, la coesione collettiva, il mondo fisso sullo schermo, l'umanità che si riversa a fiumi a guardare la medesima trasmissione-diretta, su di me abbia un effetto opposto.
Io non mi sono mai sentita così "aliena" come ieri sera.

martedì 19 maggio 2026

Non ricordo più che sapore ha la felicità

Simona Molinari, ti devo i diritti d'autore.


"Il successo è una combinazione di ottimismo e realismo." Conosco persone "di successo" che hanno dimenticato come si ride. Hanno i muscoli del volto cementificati in una maschera di serietà e tristezza.
Una vita "riuscita" non si cura dei successi cumulati -- una vita è tanto più riuscita quanto più è felice. E a renderla felice non è un conto da 9 zeri o una lista infinita di traguardi tagliati. Sono un "plus" che può facilitare la felicità, ma la felicità stessa è inaccessibile a tanti. Forse a tutti.
Forse l'unico criterio davvero valido dell'"adultità" è quanto si è infelici e poco entusiasti di qualunque novità. Ho un'unica fiammella accesa -- accanto a me e nel mio cuore -- che è una stinta allegria pensando a un viaggio immaginato in terra austriaca sotto Natale, o la visita di mia madre fra qualche giorno, o il tedesco come lingua straniera da imparare, o la meditazione buddhista da iniziare a praticare.
Mi sto lasciando indietro qualcosa?, il sentimento è quello.
Mi sto perdendo per strada qualcosa.
Quel qualcosa è forse tutto -- ma io non saprei come chiamarlo. Lo vedo negli occhi tristi dell'amico che si consola carezzando Neve, il coniglio domestico. Lo sento nel suo silenzio che sa di lutto. Ogni settimana torna a bussare alle porte del cuore quando ci accorgiamo, io e lui, che non sappiamo più come dividere il tempo. Senza prospettive. Senza piacere. Senza nulla da fare. Senza futuro. 
Almeno nei week-end, quando siamo entrambi soli a casa e dobbiamo inventarci cosa fare.
Qui è un deserto -- forse è la caffeina che mi tiene a bada, che tiene a bada il dolore.
Qui non c'è un domani -- anche se continuo a perdere pasti e cibo, anche se mi illudo che ogni tanto posso perdere qualche etto, e che un giorno sarò sana, e di conseguenza fare tutto con il mio amico, il mio amico continua ad essere infelice e... sono io la causa di questa infelicità?, mi chiedo.
O qualcos'altro (di cui non mi parla mai) lo tormenta?
E' l'età che avanza? Le striature di grigio sui suoi capelli?
E' la mia pelle che -- fra gli anni e la nicotina -- cede la sua morbidezza?
E' il nulla cosmi(tragi)comico che abbiamo alle spalle e di fronte a noi?
Sono le chiacchiere della gente? E' il non-amore delle nostre rispettive famiglie?

Ho preferito dormire tutto il giorno, piuttosto che affrontare una giornata da sola, senza poterlo neanche chiamare. Si sono verificati dei problemi alla sua scheda telefonica ed è stato lontano e irraggiungibile fino alle 20,30 di sera.
E' quasi l'una di notte.
L'ho abbracciato stasera. Lui ha ricambiato l'abbraccio. Era stanco. Se glielo avessi chiesto, me lo avrebbe confermato. Ma non si tratta -- temo -- di una stanchezza giornaliera. Si tratta di una stanchezza esistenziale. E io ne sono la ragione?

Ho sbalzi di comprensione in cui so perfettamente quanto sia infelice la vita. Ho davanti a me un solo obiettivo -- non morire, non morire... hai una missione da compiere... stargli vicino, finanche al giorno in cui sarai in grado di costruire un mondo completamente nuovo per te e per lui.

giovedì 29 gennaio 2026

I ching


(scusate la foto scura) (anzi, che dalla telecamera del mio telefono era venuta capovolta, anche se l'inquadratura era corretta, ho i fascisti nel telefono?...) ("90 la paura!..." ecc. ecc.)

Ieri sera mi è arrivato l'I Ching o "Libro dei mutamenti". Si tratta di un volume basato sul taoismo ed utilizzato a scopo divinatorio. Mi è giunto plastificato assieme a tre monete. Ho chiesto a Chatgpt come si consulta e tornata a casa (sono andata un attimo in città capoluogo di provincia a fare una cosa) ho voluto provare.

Posso solo dire che se prima c'era da avere un po' di fifa, quando l'ha provato l'amico seguendo le mie istruzioni è stato uno sciock. Perché minchia, collimavano entrambe. Collimavano quasi alla perfezione.

Allora vado da Chat e le chiedo se è affidabile più degli oroscopi. Risposta: sì.

La prefazione è di Carl Jung, perciò si capisce che è un testo da prendere per la sacralità che ha - purtroppo le malelingue diffidenti sono tante, e non gode della reputazione che merita: 15 euri su Amazon mi è costato.

Le tre monete hanno un lato "yang" e un lato "yin" (da scegliere arbitrariamente e da non cambiare durante una sessione), formuli una domanda in mente, possibilmente complessa un minimo, che non possa essere esaudita con un semplice "sì" o "no", e che riguardi come fare per..., le tiri in aria dal basso verso l'alto e poi guardi. Il lato yang vale "3", il lato yin vale "2". Perciò ti verrà sempre un risultato da 6 a 9 (se la matematica non è un'opinione).

Ripeti sei volte il lancio e hai un esagramma (sei lineette con numeri da 6 a 9).

"6" e "9" sono rispettivamente yin e yang "mutevoli": lo yang si traccia con una linea retta, lo yin con una tratteggiata. "7" è yang "fermo". "8" è yin "fermo". Le linee mutevoli vanno invertite (se yin è yang, se è yang è yin) per creare un altro esagramma accanto, che riguarda la risoluzione del problema.

Poi consulti il testo e vedi a quale descrizione corrispondono i tuoi esagrammi. (Situazione presente e soluzione).

Mi rendo conto che scritto così forse non si capisce un cacchio (con tutti questi yangying, scusate ma tale è), bisogna avere il testo fra le mani per capire esattamente. L'unica cosa che posso testimoniare è che funziona.

Mi ha dato una descrizione che definire accurata della mia situazione personale e della soluzione del caso che mi ha ghiacciato il sangue. Impossibile che un librone da 700 pagine lo faccia con così tanta precisione! C'è qualcosa di misterioso e insondabile sotto...

edit.


La suocera, come tutte le suocere che si rispettino, ci tiene ad ordinare dai siti francesi...


mercoledì 28 gennaio 2026

E' vero

"Non serve nient'altro che fare una scelta", cantava Caparezza (che mi piace solo quando tace.)

La scelta è smettere di fare schifo, pensavo stamattina ripassandomi il rimmel sulle ciglione lungherrime e non perché finte ma per bellezza naturale. (In effetti gli occhi sono l'unica cosa bella che posseggo atm. Gli occhi e la pelle bianca. Per il resto per quello che ho fatto di me in questi 32 (e rotti) anni, sono da accartocciare e buttare nel cestino della carta straccia.)

Ad esempio, per una donna (sovrappeso poi) non c'è nulla di più volgare che fumare. Non sono una Beth Ditto che si fa riprendere mentre piscia nei gabinetti pubblici con la cenere che le cade sul panzone. Per meglio dire sono qualcosa di simile, ma non voglio esserlo. Più. Non voglio esserlo più.

Oggi è intervenuto Dio a raddrizzarmi la schiena bifida, curva sotto la tristezza e l'angoscia. Un crampo/storta alla caviglia che mi ha fatto urlare "ahi" anche se non mi lamento di norma dei dolori fisici, così come quelli morali.

Potente.

Allora mi sono raddrizzata (il problema era la postura), ho raddrizzato l'ombrello contro il vento e la pioggia battente e ho proseguito.

Ho fatto poco caso a cose che normalmente mi mandano in tilt, tipo il cassiere sorridente e gentile del discount, i cinesi che attorno a me blateravano nella loro lingua da cinesi mentre pagavo un accendino al loro negozio dei cinesi, i passanti che vedendomi seduta ai tavolini di fuori della biblioteca si tenevano alla larga, manco che cazzo ne so, mostro.

E' che da lontano si vede che sei un tricheco/pachiderma, anche se per il resto sei bellina. E la gente teme il grasso. Come teme ciò che, associato al grasso, è insolito: una ragazza seduta al tavolino di una biblioteca, di fuori, con la pioggia leggera che circonda il portico. E' il motivo principale per cui me lo tengo stretto. (Il grasso). Che non rompano i coglioni.

Ho visto l'umore del migliore amico cambiare dalla notte al giorno mentre mi spazzolavo i capelli e mi facevo bella. Si sa che a una ragazza bella si perdona tutto. Lui poi mi vede assai più bella di quanto sia - mistery of love. Se con gli occhiali e struccata non me lo nasconde: fai cacare. Ieri sera mi ha chiamata "patatona". "Come il nostro coniglio" ha aggiunto per stemperare. "Anche lui è un patatone". E non so come mi siano non scese le lacrime. Ma ho riso e ho detto: "Eh, già, è vero".

Dammi tempo.

Lui è il "patatone"

Intanto non ci siamo più parlati per tutta la serata. A parte per un programma demenziale sugli alieni (aglieni) che ci ha fatto ridere parecchio entrambi.

"Memento mori". "Memento vivi". Vaffanculo.