lunedì 20 luglio 2026

Poteva andare meglio (per quel poco o nulla che me ne frega)

Ieri sera appuro all'ultimo minuto (nell'intermezzo musicale, più precisamente) che era tempo di finale dei Mondiali.

Ho fatto un gioco con il coniglio di casa, fermo davanti alla ciotola. "Decidi tu l'andamento" gli dissi stile "giorno della marmotta" per gli Europei. "Sinistra, Argentina. Destra, Spagna, popolo noto per il suo -- fai attenzione -- passato sanguinario e guerrafondaio". Il coniglio ha esitato. Poi ha preso la ciotola e speranzoso l'ha spostata a Sinistra, guadagnandosi coccole e "bravooo".

Sappiamo com'è andata a finire.

Comunque sia, ayer fu giornata di intensa tristezza, sicchè chiamai, nell'ordine:

  • La psicologa
  • Il telefono amico
  • Il 118
  • La mamma (che "è sempre la mamma")
  • I primi 4 non hanno risposto. Tento con il 5 in extremis, ovvero il mio cosiddetto compagno. Mi tratta in malo modo.
Mai una gioia. Sola davanti alla TV, accendo la RAI e mi accorgo dei Mondiali.
Sempre sul pezzo. Sempre sul pezzo.
Non so perché la gioia, la coesione collettiva, il mondo fisso sullo schermo, l'umanità che si riversa a fiumi a guardare la medesima trasmissione-diretta, su di me abbia un effetto opposto.
Io non mi sono mai sentita così "aliena" come ieri sera.

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