mercoledì 23 settembre 2026

Perché cambiarmi adesso?


L'autunno è quasi giunto.
I cieli sono grigi ma le foglie non ancora rosseggianti.
Il freddo è ancora tiepido.
Spero che quest'anno ci sia un'abbondante nevicata.
Le playlist blues mi accompagnano nell'incedere del pomeriggio verso la sera.
++Why try to change me now++ nella cover di Fiona Apple è il tema della giornata.



I’m sentimental, so I walk in the rain
I’ve got some habits, even I can’t explain
Go to the corner, I end up in Spain
Why try to change me now?

I sit and daydream, I’ve got daydreams galore
Cigarette ashes, there they go on the floor
Go away weekends, leave my keys in the door
Why try to change me now?

Why can’t I be more conventional?
People talk and they stare, so I try
But that can’t be, ‘cause I can’t see
My strange little world just go passing me by

Let people wonder
Let ‘em laugh, let ‘em frown
You know I’ll love you ‘til the moon’s upside down
Don’t you remember I was always your clown?
Why try to change me now?

Why can’t I be more conventional?
People talk and they stare, so I try
But that can’t be, because I can’t see
My strange little world just go passing me by

So let people wonder
Let ‘em laugh, let ‘em frown
You know I’ll love you ‘til the moon’s upside down
Don’t you remember I was always your clown?
So, why try to change me?
Why would you want to change me?
Why try to change me now?

lunedì 21 settembre 2026

Sisterhood

It's not enough 
There's not enough for two 
Sarah you're lazy 
She says it's not enough for two 
Sarah you're lazy

Non ce n'è abbastanza
Non ce n'è abbastanza per due
Sarah sei pigra
Lei dice che non ce n'è abbastanza per due
Sarah sei pigra

giovedì 17 settembre 2026

Dormire con i fantasmi


Stavo fissando la dieta di mia madre. Se la cava bene a seguirla. Mi chiedo perché io non riesca a essere come lei. Ho ereditato il suo carattere forte, ma nient'altro di positivo. La mia forza si basa sull'essere ostinata. Sono ostinata nell'amare e anche nel morire. 

Poi, improvvisamente, mi rendo conto di non conoscere nessuno che abbia amato, quindi non ho amato niente e nessuno. Qualche pillola mi aiuta a rilassarmi appena vado a letto. 

Fisso il pavimento, incapace di dormire. Penso: oh, quella tazza di riso. Vorrei... avere la forza di alzarmi da questo divano e aprire il frigo... 

 ... Ecco, fatto. Un'intera ciotola di insalata di riso che scivola giù per l'esofago. 

Ma sono sul punto di piangere. Vorrei poter piangere come ogni altro essere umano. E l'ho fatto un po' con un amico ieri sera. Qui sono le 4:30 del mattino. Silenzio. C'è un silenzio di tomba in questo posto. Quando ero al nord, a quest'ora ascoltavo dalla mia stanza le macchine sfrecciare sulle strade nere. Non era una "grande" città. Ma era la "mia" città. Purtroppo. 

Voglio vivere nelle Orcadi. Lì c'è lo stesso stupido silenzio. E il mare. Fondamentalmente tutto ciò che chiedo dalla vita è un pezzo di mare. Uno scoglio. Un cielo grigio e nuvoloso. Un campo di grano. E una mente incosciente. 

Quando avevo 14 anni avrei voluto morire a Parigi vestita da sposa. Ora desidero dormire per sempre sui campi di grano. Sotto un cielo tempestoso del Nord Europa. Con l'aria fredda di questi posti che mi graffia la faccia e un litro di lacrime che scorrono finché non riempiono la bassa marea. 

So cosa fare. Vivo da sola da così tanti anni, circondata dai miei fantasmi che cercano di confortarmi. E tuttavia mi distruggono lentamente. Ho dimenticato tante cose... tante persone... 

 ... e ora, chi è che mi protegge dalla morte? È il mio unico amico. Sto cercando di ricordare il suo nome, ma non mi viene in mente. È qualcosa tipo R...? 

Cancello tutto. Vorrei che entrambi potessimo dimenticare. Sto morendo o mi sto distraendo? Non ci sono altre alternative, immagino. Dormo, ma non per sognare. I miei sogni non mi confortano. Stanotte ho sognato che qualcuno mi odiava. Lei (o lui) mi ha chiamata "brutta", "faccia di gomma". Immagino di sapere chi fosse/rappresentasse davvero e la cosa mi disgusta. 

Odio il fatto che questo sia tutto ciò che hai da dirmi. Come se non fossi mai nata. Non sono esistita affatto. Specialmente per te. Sono stata uno scherzo temporaneo per te? Una persona stramba? Dove sono andati i miei anni? I miei sogni? Dov'è la mia giovane faccia nello specchio? Cos'è quella faccia di gomma grassa sul vetro opaco delle finestre sporche di questa casa? 

MERDA! MERDA! Voglio urlare. CAZZO! MERDA! È questo tutto quello che hai da dirmi? È tutto qui? È tutto qui?


16/09/2026

venerdì 11 settembre 2026

11 settembre (monumento alla follia umana)


Ricorre il cordoglio mondiale annuale per la bufala dell'attentato terroristico dell'11 settembre 2001. La faccenda è chiusa da anni -- fu un autoattentato -- ma ci sorbiamo ancora sui canali in chiaro tassati dal canone annuo Alberto Angela che spiega come le due torri, colossi inutili e dispendiosi, che sarebbe costato più demolire che ricostruire, siano effettivamente stati colpiti dagli aerei di linea dei malvagi attentatori/dirottatori talebani armati di coltellino svizzero. Rimando all'intervista attinente di "Pianeta B12" su Spotify (o Youtube) con Massimo Mazzucco che spiega tutto nei minimi dettagli. All'interno della messinscena (chi crede alla versione ufficiale semplicemente non conosce il caso), ci sono dettagli per i quali ci sarebbe quasi da ridere se non ci fossero state state di mezzo migliaia di vite umane, alcune terminate tragicamente anche per le inalazioni d'amianto nei 15 anni successivi. Raccapricciante. ("Meditate, gente, meditate"... ecc.)


La morte a me fa paura. Probabilmente faceva paura anche a ciascuna di quelle persone. Tutti noi diamo un valore inestimabile alla nostra propria esistenza. Basta il capriccio di un governante assetato di denaro e spariamo in migliaia come soffioni cancellati dal vento

giovedì 10 settembre 2026

Ricordo che una volta soffrivo di strani sogni ad occhi aperti, disadattivi


I was a little girl
alone in my little world
who dreamed of a little home for me

I had a dream
that I could fly from the highest trees

Now I'm old and feeling gray
I don't know what's left to say
About this life
I'm willing to live

I'm ready now
I'm ready now 
I'm ready now

To fly from the highest swings
I had a dream

(c) Priscilla Ahn

mercoledì 9 settembre 2026

Ojos de perro azùl

Il dipinto "Occhi di cane azzurro" richiama memorie lontane degli anni vissuti con un cane, eterno fantasma del compagno fedele dell’artista [Gostev Jr]. Iniziato nel 2021. [E' anche il titolo di un bel romanzo di G. G. Marquéz]

Ci sono occhi che hanno un potere calmante sulla psiche.
Gli occhi del mio fidanzato (occhi, più che di "cane", di "micio") sono di quel tipo.
Me ne sto a sbraitare al telefono dopo l'ultimo probabile rifiuto medico, (il SSN mi sta abbandonando, pessimo segno), quasi sull'orlo delle lacrime, quando torna a casa. Si sdraia accanto a me sul letto. Intreccia una mano nella mia e mi fissa con i suoi occhi di micio azzurri.
Tutto il dolore e la rabbia sembrano scivolare via in un istante.
E di nuovo, in breve, penso solo ad una cosa: dirgli le mie "cosine" dolci, tenere, che sono il frutto spontaneo del mio amore e un ulteriore motivo per calmarmi -- come una preghiera, come una filastrocca che scaccia il male.

Gli parlo anche mentre dorme. Sussurrando, gli dico le parole più dolci che possano farlo sentire amato in modo che penitrino nel suo inconscio e -- con o senza me -- non possa più dimenticarle, perché quell'amore non lo lasci mai.

Ieri pomeriggio mi è capitato di risentire quella canzone, che è come una goccia su un campanello a vento. Tuttavia, quando, ormai tredici anni fa, mi è stata dedicata, l'autore della dedica non sapeva neanche quello che faceva. O forse lo sapeva. Sapeva di mettermi in schiavitù d'amore con una dedica, per più di dieci anni. Ancora oggi i suoi occhi marroni li vedo pressoché in tutti i volti -- persino nei volti degli immigrati del Nord Africa. Ma gli occhi di cane azzurro, trasparenti come il vetro, quelli sì, sono solo miei. Preziosi più dei diamanti. Preziosi come le stelle.

Mi guardano, si abbassano, si alzano, tornano a brillare di ciano anche nella camera più oscura.

martedì 8 settembre 2026

L'amore (non) esiste

Arrendersi.
Aggrapparsi.
Voce del verbo amare.


Su un forum ho discusso del mio amore per un uomo in una relazione tossica (la più sana che ho avuto, comunque sia). Ebbene. Ieri sera piangevo lacrime di vetro e mi aggrappavo a lui come fosse stato lo scoglio della mia vita. Piangevo coperta dal lenzuolo. Senza dir nulla. Lui piangeva con me. E quando, più avanti, gli chiesi perché, rispose: "Sto male". Ma non mi chiese perché di rimando.

Di motivazioni potrebbero essercene troppe -- se piovesse il mio sangue diluvierebbe sul pianeta intero. Guardando La passione di Cristo avevo il cuore caldo. La corona di spine -- la corona dei "folli" -- è sempre simbolicamente attorno alla mia testa. Del nord ho notato -- e ne parlavo stasera -- che la discriminazione qui assume tinte più civili e perbeniste, e per questo forse ha un sapore meno amaro. Si fa uso di isolamento, mentre dove sono nata era isolamento+violenza sociale+distruzione della reputazione e della speranza. La cattiveria del sud mi sembra grandemente più eclatante di quella "politicamente corretta" del nord. Al nord ti squisciano il veleno endovena senza che te ne accorgi. Al sud ti riempiono di botte fino a che non hai più denti da sputare. In ogni caso stasera tornavo a pensare a quel video per me più significativo del dovuto sulla differenza criminologica fra il mostro e l'eroe. 

L'AI suggerisce che si tratti di una scelta arbitraria fra identificazione con il carnefice o con la vittima. Uno spartiacque significativo verso una tendenza o l'altra è la presenza nella vita della vittima di una persona (anche una sola) che dia amore. Quella persona per me è stata mia nonna -- ma a 14 anni conobbi mio padre che frantumò in mille minuscoli pezzettini la sua immagine ai miei occhi. Però qualcosa di lei rimase. Annidata fra una corda e l'altra del cuore o in una porzione di memoria custodita gelosamente. Mentre in adolescenza bruciavo c'era il mio professore privato che tentava di aiutarmi. Bruciavo, bruciavo. Cyberharrassment, cyberstalking, molestie di tutti i tipi, l'odio del paese siciliano e di Dio che mi aveva fatta storta -- ma questa cosa non mi convinceva e non mi rassegnavo. Leggevo. Leggevo. Leggevo. Saggi di psicologia o sociologia o filosofia. Non ero intelligente d'un granché e non capivo tutto, data la mia giovane età oltretutto. Però ce l'ho messa davvero tutta. E alla fine sono riuscita a costruire un mosaico nella mia testa: un mosaico che componeva la scritta Io non diventerò come voi

Questo mondo non mi renderà cattiva (credits al fumettista italiano)

Ho zoppicato cercando di mantenermi in equilibrio sul nulla mentre nella mia testa (un cervello bastonato da droghe e sofferenze) correva in parallelo la pietà per ogni forma di dolore altrui e quel guizzo un po' psicopatico che mi portava a volte a fare del male con rabbia salvo poi guardare cosa avevo fatto e pentirmene fino a soffrire. Soffrivo del male che mi veniva fatto ma era più insopportabile quello che facevo io. Passano gli anni piovigginosi della prima età adulta senza che nulla cambi, violenze sempre più atroci. E io sempre disperata a "voler" essere scema o dissociata o folle o ubriaca perché sono gli unici mezzi per non sentire dolore. 

Poi il mio ragazzo. La furia dell'odio-amore e la distruzione che avevo in serbo per il suo mondo -- a un qualche perverso livello del mio inconscio.

sabato 5 settembre 2026

La forma dell'amore


9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

- Gv, 5,9-17

Un saggista giapponese fece un esperimento sui cristalli di ghiaccio -- i quali avrebbero reagito in maniera differente se l'acqua congelata che li assommava fosse stata ricoperta di parole d'odio o d'amore. I cristalli provenienti dall'acqua "amore" avrebbero avuto una forma bella, limpida, perfetta. Quelli provenienti dall'acqua "odio" sarebbero stati deformati e monchi, brutti. La teoria è stata confutata. Una forma minerale come l'acqua non ha coscienza, quindi non può essere influenzata dai sentimenti degli altri. Ma noi siamo creature senzienti -- e le parole sono pietre. Come esseri umani non possiamo fare a meno di mentalizzare il linguaggio, neppure (e tanto più) se cosiddetto non-verbale. Ho avuto modo di comprendere di giorno in giorno quanto vero sia che "tutti i nostri problemi derivano dalle altre persone". Così mi sono chiusa. Sono uscita più durante la pandemia che questa estate. Sono tornata al negozio ove subivo persecuzione, lei era lì, mi ha salutato con entusiasmo, mi ha porto lo scontrino con gentilezza. Chissà perché tanta gentilezza. Mi vede sventurata e prova un moto di altruismo. Però non è la spiegazione più facile che mi sovvenga. Pensi sempre ci siano doppi fini. Perché, a una odiata e cacciata come un topo ovunque vada, a che pro rivolgerle una carezza?... Anche quelle fanno male e paura. Ma in fondo, a poco a poco alla tenerezza ci si abitua.
E così come l'odio deforma e snatura, l'amore fa sbocciare bellezza.
Vi prego di essere creatori di quella bellezza.
Vi prego di spargerla ovunque come semi.
Anche verso chi pensate non meriti o è un vostro nemico.

giovedì 3 settembre 2026

Dipende


Il matrimonio è  una formalità o qualcosa che viene imposto come "socialmente preferibile" al nubilato. Al di là del fatto che una donna (o un uomo) non ne ha bisogno per realizzare se stessa/o, è anche un buon misuratore dello stato d'affettività della coppia.

Stamattina mi sveglio alle 3 e mezza, alle 5 e mezza infilo le converse e vado a camminare. Percorro il "tragitto breve" lungo il viale alberato e poi fino al parco, dove mi riposo per assistere al sorgere del sole. Riprendo la marcia dieci minuti dopo e completo il giro di 4 km.

Non riesco a sentire/pensare a niente, ma ho forza nelle gambe e nel cuore. Sarà che mi hanno ricalibrato gli antidepressivi.

Lavo i piatti di ieri sera, scendo a comprare un cornetto al forno, preparo a lui la colazione. (Il cappuccino è cremoso grazie al montalatte Kasanova che mi ha regalato mia cugina a Natale)

Metto in padella striscioline di peperoni oblunghi (una varietà tipicamente siciliana), preparando in anticipo il mio pranzo.

Lui nel frattempo si alza, fa colazione con il cornetto che gli ho comprato.

La butto lì. "Sto migliorando, non so se hai notato. [...] Riuscendo a stabilizzarmi, pensi che un giorno potresti sposarmi?"

Guarda altrove. Tergiversa. "Dipende...". (Jarabe de Palo.)

"Dipende", dipende da che?, da quanto mi ama in effetti. 

Lui sembra più sul "non ti sposerò mai". Non ne so tutte le ragioni. Ma una, la più importante, suppongo sia che non mi considera la donna della sua vita.

La buona notizia è che vado avanti lo stesso.
Faccio le mie cosette a casa che mi impegnano tanto, coccolo i conigli, leggo, studio per l'università nonostante ciò -- non ho bisogno di ricattarlo facendo la vittima melodrammatica del "non amore".

L'altro giorno avemmo codesta telefonata

Io: "Da quando sto con te ho capito in via definitiva che non posso essere amata"
Lui: "Renditi amabile, allora"
Io: "Mi sa che è me come persona che non ami..."
Lui: "Ci provo".

Ci provo.

Più sul tardi gli ho chiesto cosa intendesse: cosa avrei dovuto, in concreto, cambiare per essere amata da lui.

Lui: "Ehm... non accusare... non litigare con nessuno..."

E' quello che mi ha detto anche G. in Sicilia. "Non devi litigare con nessuno!", perché ero una furia. G. è forse l'unico uomo che mi abbia amata per com'ero. Prima di lasciar perdere.

Forse, pensandoci meglio, la gente non è semplicemente stronza, ma ti sta dando, anche con le offese, un feedback.

Non è che ci tenga al tuo bene, ci tiene a correggere l'anomalia perché le risulta insopportabile. E' per questo che non c'è tanto da litigare, quanto da ascoltare. Perché essere ascoltati è praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. 

martedì 1 settembre 2026

Settembre, be good

L'infermiera (OSS o quel che è) è venuta a trovarmi in mattinata. L'ho consumata di chiacchiere entusiaste. Non avevo mangiato e avevo caffè puro a scorrermi nei capillari sanguigni. Sul far della fine della visita ha guardato le tele impilate. "Chi è che dipinge?". Le ho fatto vedere due lavori. "Mi piacerebbe lasciarvene uno prima di andare via". "Come no, lo appendiamo in studio". Oggi pomeriggio -- nel nulla del meriggio -- mi sono seduta al tavolino in balcone e ho scarabocchiato un dipinto

***

Sii buono settembre, che non c'è più fiato di vita nei polmoni
e poca altrettanto ne scorre nelle vene del mondo
fra cieli grigi e gonfi di calore, fra rocce rotte e arse dal sole
fra un bosco che va in fiamme e diventa cenere
e una pioggia sporca e rossa che copre le automobili e i tetti
il sahra che si posa sul sud
il gelo che brucia il nord, l'arsura che lo congela
e io in mezzo
bevendo un caffè freddo in cucina
domandandomi se è già scoppiata la guerra mondiale?...
non mi sento viva lo stesso
che venga giù il buio non mi importa
settembre, che sia un buio freddo

***

Sono rimasta bambina, impossibilitata a crescere, mentre... guardavo le foto su Facebook di compagne anche sposate, anche con figli, e sembrano parecchio invecchiate... è dove mi hanno inferto l'ultima coltellata che non sarò più in grado di "sbocciare" come il soggetto del dipinto, intrappolata in quell'età puerile e guardata con biasimo e pena da tutti, giovani, vecchi e bambini

ma loro non sanno... quanto sanguinassi a quell'età, e come l'emorragia abbia congelato il flusso. Appaio giovane e brutta anche nelle foto. Loro sono vecchie e attraenti. Hanno saputo invecchiare. Hanno saputo diventare giovani e poi adulte e poi, infine, mature. A quattordici anni ho smesso di crescere. Un blocco che poi è regredito fino all'infanzia. Sono più matura di un tempo, ma non sono cresciuta. Non ho speranze di crescere. Non chiamatela sindrome di peter pan. Chiamatemi "interrotta".

i'm a tulip in a cup
i've got no chance of growing up
i made my piece, i'm dead, i'm done
i watch you live to have my fun

-- fiona apple, valentine

una telefonata al veleno a mia madre. basta riesumare ricordi orrendi. devo a quella vale che non meritava tutto quel male la guarigione

Ho la risposta

E' avvenuto oggi su un social, rispondendo al classico "ricercatore di tesi sulla Normalità", che abbia scritto in giapponese (in realtà fu ChatGPT)

断じて違う。何が承認されているのか、あるいは大多数に共有されているのかを考えてみれば、それが別の「正常化された」逸脱にすぎず、ただ倒錯したあり方にはさまざまな形があり、そのうちいくつかが他のものより正当とされているだけだと分かるだろう。

... Alla domanda 大いなる”普通”はありますか?, ovvero "Esiste una 'normalità' ideale"?

E veniamo al succo: la risposta di cui sopra dice:

Decisamente no. Se pensi a quel che è approvato o condiviso dai più, capirai che è un'altra devianza "normalizzata", che ci sono solo diversi modi di essere perversi, alcuni più legittimi di altri.

Ecco cosa rende qualcosa normale. L'equo apprezzamento di quel che altro non è che altra devianza, ma socialmente in linea con gli ideali sociali di arrivismo e narcisismo.

lunedì 31 agosto 2026

Fucking perfect

La settimana scorsa sedevo in sala d'attesa del dottore. Il dottore tardava a farsi vedere. Dall'altra parte della stanza c'era un uomo. Era d'aspetto ordinario, ma un po' trasandato, e si sarebbe detto che fosse un altro paziente del dottore. I suoi piedi puntavano a me. Per l'analisi del corpo, ciò vuol dire che la sua attenzione era portata a me. Questo mi ha messa in allarme. Ho cominciato a sentire panico, nausea, difficoltà a respirare. Impacciata mi alzavo dalla sedia e percorrevo a passi lesti il pezzo di corridoio che conduceva al bagno. Il bagno era di quei "moderni" la cui luce si accende solo con il rilevamento dei sensori. Sfortunatamente, i sensori erano rotti. Ero immersa nel buio, a guardare una sagoma sporcata di bianco allo specchio, unico accenno di forma dato dalla luce del corriodio che passava dalla porta aperta a metà -- la mia faccia e il mio torso. Uscendo dal bagno l'infermiera ha cercato di rassicurarmi. Non stavo bene. Le ho chiesto degli anestetici. Ha telefonato al dottore pregandomi di tornare in sala d'attesa. Il dottore è arrivato cinque minuti dopo. Ero arrivata ai crampi e continuavo a "sfarfallare" in direzione dello sportello, perché l'uomo mi incuteva terrore -- e non era che uno come un altro, unico segno accusatorio la punta delle sue scarpe da ginnastica rivolta a me.

Non che questo sia un tribunale ove bisogna decidere se finalmente (finalmente?) risulto interessante o persino attraente per un'anima o se è frutto di eccessive segh*e mentali. No. Ciò che più conta è l'esperienza soggettiva.

Non tollero l'idea di essere sotto lo sguardo maschile. Forse è per questo che non riesco a dimagrire molto. Dimagrire vuol dire diventare fighe. E raccattare molti più sguardi.

Seduta nella stanzetta del dottore. Parliamo dieci minuti di come sto. Sto come prima. Il che non è che un bene, perché le cose in genere vanno sempre di male in peggio (soprattutto se lasciate a se stesse, direbbe Murphy, ma sono persuasa che anche ad impegnarsi al massimo, la vita sia una lotta continua contro i mulini a vento). Sei contenta di andare?, No, non sono contenta, ma devo farlo. Mi toglieranno la possibilità di lavorare. Ma passa. Ho accanto a me un uomo meraviglioso. Passa tutto per forza.

I miei sogni sono luminosi. Non così cupi, nonostante la depressione maggiore. Ho sognato l'amica di mia sorella. Non ricordo che cosa mi dicesse, ma ricordo che nel sonno (era un sogno semilucido) abbia cominciato a fare il gioco delle associazioni...

Simona
Ricci
Ricci
Girandole 
Girandole
Carnevale 
Carnevale 
Colori
Colori...

... Tentavo nel sogno di ricostruire l'immagine di Simona, di capire chi rappresentasse nel sogno, senza accorgermi che stessi ancora sognando.

A te capita pure?

martedì 25 agosto 2026

Accettata ogni preghiera e rinunciato ad ogni desiderio

Da ieri pomeriggio, non sento più la cappa di angoscia su di me. Il cielo stamattina è cupo, le auto sfrecciano sull'asfalto bagnato di un autunno anticipato. Sono serena senza ragione -- e sono così disabituata alla serenità che mi preoccupa. Riesco a darmi solo una spiegazione "religiosa". Volessi trovarci un perché sarebbe un miracolo. La "serenità" dopo tutto, che è tutto, me la merito. Specie se davvero fosse la fine del percorso su questo atomo opaco di male. 

Ho trovato una canzone giappa dedicata all'11 marzo 2011. La metto qui. E' carina e rispecchia, nel testo (trovato tradotto nella sezione commenti) come mi sono sentita proprio l'11 marzo. 


The strangers I feared, 
The ones who laughed at me — 
If only they would perish in the beauty of the waves. 

Leaving myself — an out-of-body experience. 
I headed toward the sea, 
And there I was, having forgotten my own body. 
Lend me your paddle. 
I’ll simply die nameless. 

Know my voice. 
Oh waves, please don’t cease. 
My voice, go forth — 
Become a thousand birds that drink up the sea. 
Know my pain, 
Oh waves… 
Lend me your paddle. 

I will only row on, as if grieving. 
Know my anchor. 
Oh waves, please don’t cease. 
Please don’t cease.

lunedì 24 agosto 2026

Io e le lingue


Nie mowie po polsku
. Significa "Non parlo polacco". Lo sto però studiando con la mano e la gru del mio fidanzato. Il fatto che ci siano sette casi non mi intimorisce. Non ti temo polskiego. 
Mi sono tornate alla memoria le lacrime versate sulle versioni di greco al liceo a macchiarne l'inchiostro. In greco non ci son solo cinque casi, ma anche tre o quattro declinazioni vere e proprie. E' un po' come il latino, ma la versione horror del latino che è già un incubo di per sé. Oggi ne ho cercata una. En tè Athenòn agorà. Ho tradotto "Nella piazza di Atene". Il resto, segni criptici di cui conoscevo il suono ma non il significato. Sono in fondo passati vent'anni quasi. Cinque anni di scuola sono serviti a malapena a farmi apprendere la pronuncia delle lettere greche. Però nessuno studente di greco, neppure io, potrà mai dimenticare...

egò / emoù / emoi / emè

Il polacco è più difficile del tedesco da imparare per un italiano. Paradossalmente, questa per me è toda gioia. Più un compito è difficile, più mi appassiona. Sono una bambina dotata. Dotta. Dotata.


Como me muero

Il re è nudo: quattro chiacchiere sul merito

Sul motivo per cui gli abili venditori di fumo e promulgatori di supercazzole con scappellamenti destra/sinistra/insieme a piacere ottengano tanto successo sociale. 

La performance è tutto. Una persona che non sia brillante può ricorrere alla magia e ai giochi di prestigio per presentare un'immagine di se coerente alla sua maschera (o Persona) narcisistica. Può darsi l'aria di apprezzare le bonne choses de la vie, il vin buono, il jazz, le composizioni gormet, gli ambienti raffinati, ovviamente senza sapere nulla del background di tale stile di vita "bohemien" pagato lautamente a fior di quattrini nei locali più esclusivi, per le esperienze più indimenticabili.

Partiamo dal jazz che non è per nulla la musica raffinata per gente colta ed elegante (e ricca) che ci spacciano essere quando te la ritrovi in concerto al Moulen Rouge la serata di san Valentino con cena in abito da sera, tutto compreso 400 euro.

Ma la persona che non brilla di luce propria in senso sociale, di questo tipo di eventi non se ne perde uno. Lei è "alta classe". Serie A. Forse resta che abbia un genitore lavorativamente fermo dal 2001, un nonno fruttivendolo e una nonna sartina a domicilio, niente di encomiabile che potrebbe far pensare al "sangue blu". Nessun problema, stronzi: la persona che non brilla di luce propria, ma di luce riflessa, come la luna, sa bene omettere, o prendere le distanze da sì vergognoso volgo che non riconosce proprio, sputando nel piatto dove ha mangiato per anni -- le sue origini, il posto da cui proviene, risucchiate nell'oblio dalla materia oscura che minaccia l'universo, con il favore delle forze oscure sue amiche generalmente


Se di buone sembianze o finanze ce n'erano, li sfrutta per edificare un successo non solo economico ma anche sociale, fra serate nei caffè letterari di Vienna (solo caffè: lei non legge, per sua stessa ammissione), e il maniero di 3 o 4 piani per due persone pagato la modica cifra mensile di 4000 sterline al mese.

Non si sta capendo per nulla di chi sto parlando. Diamo un nome a questa persona. Chiamiamola Susanna.

La nostra Susy non è che abbia una colpa -- trovagliela -- ma crede nella bellezza dei suoi sogni, e come diceva Roosevelt "il futuro (dunque) appartiene (anche) a lei". Roosevelt dovrebbe avere avuto qualcuno a dirle che questo è il motivo per cui questo mondo meriterebbe un secondo asteroide nel punto giusto. Per arrivare a credere nella bellezza dei propri sogni bisogna essere sognatori, ma con i piedi ben piantati in terra; intendeva lei. Per realizzare il "domani" serve essere sognatori (secondo la serie TV Scrubs, "idioti"), ma non di quelli che appendono la cifra di 10.000 dollari sul soffitto e la fissano ogni mattina; per il domani bisogna lottare e battagliare ogni giorno per inseguire un obiettivo umanitario, non economico. 

Il domani è dei veri sognatori, perché loro sono i veri rivoluzionari. Chi guada nella piscina della confort-zone non aggiungendo nulla al mondo realizza i suoi sogni, (i suoi soldi), ma non è suo "il domani" di cui parlava la nostra Eleanor. Appartiene inderogabilmente a chi cambierà il mondo per mezzo del suo sogno.

Quello che l'analista di Naruto Uzumaki, il criminologo, identificava come "uno dei tre essenziali tasselli che differenziano il "mostro" dall'"eroe": avere un sogno, un sogno che però non fosse dimostrare-qualcosa-a-qualcuno (nel caso di Naruto, "il suo valore", nel caso dei quaqquaraqqua della vita vera, "quanto sono intelligente, capace, e ricco").


Ma più spesso la società competitiva - neoliberista non premia l'obiettivo raggiunto per mezzo del "desiderio". Premia semmai l'arrivismo e la violenza nel perseguire il desiderio a scapito d'altri. La bramosia del desiderio. Che non si concilia con la vera bellezza del desiderio.

è ovvio che... Diventare medici per bisogno di aiutare e salvare vite umane è diverso dal diventare medici per far quattrini e basta. Ma le lauree sono identiche e identiche sono le responsabilità e i grandi poteri che ne derivano. Un medico "per brama di potere" o un medico "per vocazione" sono la stessa cosa di fatto agli occhi della società. Tant'è che se chiamo per una visita ortopedica e domando del dottor Cincillaschi non chiedo alla receptionist se "è un vero medico" o "uno che vuole solo i miei soldi". Sarebbe balordo, ne convieni. Posso cercarne le recensioni e leggere se è valutato bene, certo. Ma qui il punto è che nemmeno la bravura è indice di passione. Può essere indice di talento, ma magari quel talento e quella bravura occultano un'anima cattiva, oscura e senza scrupoli -- che sorteggia a caso il cliente che merita di essere salvato e quello che merita di essere lasciato a morire. Un "vero" medico non fa distinzione fra paziente di serie A o di serie B. Ovviamente.

Ecco perché chi ha applicato "E del merito" al "Ministero dell'Istruzione" probabilmente non ha nemmeno passato la quinta elementare senza bocciature. Perché sei istruito per molti motivi (da non dimenticare, in mezzo a questi, il fattore C, o il fattore $$$), di cui il merito è l'ultimo da considerare.

Cosa significa per codesti "merito"? Significa: io ti sono superiore socialmente, perché ho raggiunto studiando, e meritandomelo dunque, un posto privilegiato in società. Da quel piedistallo privilegiato guardo dall'alto in basso te, poveraccio col diploma, che sei a prescindere meno valente e istruito.

[Einstein sarebbe stato Einstein sia in Germania che in Kenya. In Germania è diventato premio nobel per la fisica. In Kenya, non so. Forse avrebbe raccolto mango fino alla morte e si sarebbe rotto una sfilza infinita di vertebre prima del meritato eterno riposo.]

Piace alle destre come alle destre piace ogni forma di discriminazione e dicotomia alla "superiore/inferiore". Lo sappiamo dall'epoque di Faccetta nera e delle Camice nere. 

domenica 23 agosto 2026

Indagini (?)

La polizia italiana è uguale a quella dei Simpsons. Forse non a caso le barzellette sui carabinieri sono così diffuse. Se pensi al carabiniere tipicamente italiano, pensi al commissario Winchester (non per forza obeso). Quanti carabinieri servono per installare una lampadina? Venti. Uno tiene ferma la lampadina e il resto gira la stanza. Battute di questo tipo. Eppure il glorioso corpo dei carabinieri di Canicattì (comune siciliano a caso -- non sono di Canicattì) si è presentato alla porta della vecchia madre cercandomi. Non so per chi, un certo tizio, sul quale avrebbero "chiuso le indagini" (dopo quanti anni?). Probabile che c'entri una denuncia alla postale inviata non so quanti anni fa di cui mi sono completamente scordata. Spero non sia nulla di preoccupante. Ho già incubi nell'onirico, non ci tengo ad averne nella realtà.

Ma il vero punto del post inutile scritto tanto per non restare troppo a lungo fuori raggio è: il mio coniglio domestico è un fan di L'estate in cui Hikaru è morto.


Sia mai restare fuori raggio...


giovedì 20 agosto 2026

La verità

i'm not in this movie
i'm not in this song

cantano i notwist in "consequence"

... seguivamo con occhi muti la carneficina di Rafah. Senza osare proferire un suono ascoltavamo le urla dei bambini e i loro pianti, mentre il sangue scorreva come un copioso fiume inondando il Medio Oriente. Allora non ci riguardava, così pensavamo. Mettiamo al potere psicopatici puri e duri perché ben venga il caos, se l'ordine non ha funzionato. I più innocui periscono schiacciati dalle bombe come se venisse rimosso un minuscolo granello di polvere da un selciato. Allo stesso modo cancellare l'umanità intera dal cosmo sarà un gesto di una semplicità elementare.

Ed è a causa della nostra superficialità... se... sarà a causa del nostro "talento per la superficie" 

La stessa superficialità che mi porta a pensare di avere in pugno il cosmo. Tre monete. Il cosmo. Una continua, stillicida m e n z o g n a.
La vita è una menzogna di per sé -- striscia con difficoltà come un rigagnolo di sangue da un taglio superficiale. La solitudine preme contro i muri. La paura. 

Non c'è certezza. Va bene credere nelle fate -- all'alba di una possibile guerra nucleare. Siamo 9 miliardi. Ciascuno di noi è preziosissimo agli occhi del cosmo. Ma se, se... il buio verrà giù lo stesso. E niente di quanto avvenuto e creduto avrà più la minima importanza

lunedì 17 agosto 2026

A wandering mind is an unhappy mind


E' il titolo di un trattato scientifico di cui sta parlando in TV (Youtube è la mia TV) JustMick. Il commento che sorge alle labbra è "Il potere di adesso di Eckart Tolle, in soldoni".

Scienza e religione sono due elementi complementari. 

Ne ha parlato anche il fisico Fritjof Capra in "Il tao della fisica". Nel saggio espone come le religioni orientali di migliaia di anni fa, Taoismo e Buddhismo in primis, avessero compreso la struttura della realtà ben prima di Newton, Galileo e Copernico,Einstein e la sua "relatività".

(Con tutto il rispetto per la scienza, è un metodo per me farraginoso per arrivare al perché della vita.)

"A wandering mind is an unhappy mind", cioè "una mente che vaga è una mente infelice". 

Meno "fai", più "pensi", più "pensi" più sei?, no, Cartesio era un altro ingenuo -- più "pensi", più sei "infelice". Il movimento, e non la stasi, dà un senso alla vita dell'uomo. E' il lavoro che sana le psicosi. La pigrizia (che è il perpetuo ritornello mentale "non val la pena": sofferenza, non colpa) -- oltre ad essere un propulsore naturale di infelicità a catena -- è la matrice di tutte le nevrosi.

Non ho voluto la bicicletta (la vita), ma dato che ormai ne ho una è meglio che cerchi di pedalarci. Perché è un viaggio, una corsa. E io rischio di crollare se non ce la metto tutta...

giovedì 13 agosto 2026

A crack in a castle of glass


"E comunque, se mi succede qualcosa, sono contenta per voi. Anche per me"
E' la seconda volta che glielo dico e la seconda volta che sminuisce. Quel che arriva arriva e me lo prendo eccome - a parte qualche significativa eccezione (cit.)
Oggi pomeriggio è di turno il medico di base, gli chiederò l'impegnativa per medicina generale e domani (od oggi stesso) farò i normali controlli. Quel che sarà sarà

mercoledì 12 agosto 2026

Sonno profondo


Fu il giorno dell'eclissi di sole, scampata a una morte violenta e improvvisa, che presi atto che, nonostante le sostanze di cui riempivo il mio corpo, avevo a malapena la forza di reggermi in piedi. Così alle nove del mattino, iniziata la mia inutile ennesima giornata sul pianeta Terra, passai due o tre ore a guardare -- non a leggere -- delle pagine web. Montai la moka. Strofinai i piatti e misi su la lavatrice. Pulii i lavelli. Assente. Bevvi il caffé assente. La musica che tintinnava nelle orecchie, cavalcare incalzante di suoni forti come spari di gloria, amore, gioia, vita, rabbia, sangue che circola in ogni corda pizzicata dalle dita del musicista. Sentii i suoni attraverso uno strato di ovatta. Assente a me stessa. Non presente al mondo. 
La musica continuò a tintinnare nelle mie orecchie tutto il giorno o quasi. Mi inseguì sotto un velo d'un lenzuolo sottile, agitato dal ventilatore. La mia grossa testa, la mia alta fronte, riposa sul cuscino. Troppo pesante per reggere altri pensieri. E' l'organo che contiene che è in un burnout finale e si rifiuta di lavorare ancora. 
A volte mi alzavo. Sentivo come se avessi dieci quintali di ferro appesi alle caviglie e ai polsi, ma provavo a fare qualcos'altro in casa. Strofina i fornelli. Devo aver passato un'ora e mezza a strofinare i fornelli. Erano le due e in un batter d'occhio erano le tre e venti. Davanti ai fornelli. La spugna che avanza, la spugna che torna indietro. E così via. Una lentezza esasperante. La lentezza non è importante. I fornelli non sono stati ben puliti.
Di nuovo fra il lenzuolo e il cuscino, mentre il sole scende verso il basso delle montagne lungo il filo pendente del giorno.
Ho mangiato due bastoncini di pesce a cena e sono tornata al pc.
Il sole è in eclisse quasi totale. Un'eclisse quasi totale del sole. E forse -- dicendo una banalità -- anche un po' di cuore.

Battere sulla tastiera è davvero faticoso

martedì 11 agosto 2026

Troppa grazia

Tutte le lingue che derivano dal latino formano la parola compassione col prefisso “com-” e la radice passio, che significa originariamente “sofferenza”.
In altre lingue, ad esempio in ceco, in polacco, in tedesco, in svedese, questa parola viene tradotta con un sostantivo composto da un prefisso con lo stesso significato seguito dalla parola “sentimento” (in ceco: soucit; in polacco: wspol-czucie; in tedesco: Mit-gefuhl; in svedese: med-kansla).
Nelle lingue derivate dal latino, la parola compassione significa: non possiamo guardare con indifferenza le sofferenze altrui; oppure: partecipiamo al dolore di chi soffre. Un’altra parola dal significato quasi identico, pietà (in inglese pity, francese pitiè, ecc) suggerisce persino una sorta di indulgenza verso colui che soffre. Aver pietà di una donna significa che siamo superiori a quella donna, che ci chiniamo, ci abbassiamo al suo livello.
E’ per questo che la parola compassione generalmente ispira diffidenza; designa un sentimento ritenuto mediocre, di second’ordine, che non ha molto a che vedere con l’amore. Amare qualcuno per compassione significa non amarlo veramente.
Nelle lingue che formano la parola compassione non dalla radice “sofferenza” (passio) bensì dal sostantivo “sentimento”, la parola viene usata con un significato quasi identico, ma non si può dire che indichi un sentimento cattivo o mediocre.
La forza nascosta della sua etimologia bagna la parola di una luce diversa e le dà un senso più ampio: avere compassione (co-sentimento) significa vivere insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore.
Questa compassione (nel senso di soucit, wspòlczucie, Mit-gefuhl, medkansla) designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti, è il sentimento supremo. 
-Milan Kundera-

You wide eyed girls / you get it right / fall back into place. Una donna mi fece sentire questa canzone in cuffia più di otto anni fa. Non ero gaia, ma mi ero platonicamente innamorata della sua sfrontata generosità -- o forse per mezzo dell'amore-odio volevo neutralizzarla. Chi lo sa. Le cose nuove fanno sempre paura, e anche la compassione di un verso. Così reagii senza pietà, anche quella volta, vanificando ogni lettera. Who will dry your eyes when it falls apart? Somewhere in these eyes, I'm on your side. Vanificando ogni suono.
Non è forse un caso che anche R. mi abbia dedicato questa canzone prima che ci mettessimo insieme. Con lui accettai, a malincuore, perché capivo che le persone sensibili di questo triste mondo malato hanno uno sguardo unico, tutto loro; che mi vedono sotto un'altra luce delle persone superficiali -- e non potevo rifiutarmi ancora. "Space song" è stata un dono prezioso da una persona "buona". E poi è stata anche il simulacro di un amore che si innesta (e si svolge) da e nella compassione. Ancora oggi faccio fatica ad ascoltare questa canzone. Troppo doloroso prendere atto di quanto fossi, e forse sarò, sola.

cerco sempre di ricordarmi di noi
 

lunedì 10 agosto 2026

Storie

At the end of the race, we'll all become stories.


Negli ultimi giorni, che sia crisi dei trent'anni o la depressione clinica o un certo oscuro presagio, mi domando sul "dopo" -- mi intristisce per non dir di peggio l'assenza di memorie buone che lascerei nella mente di chi mi ha conosciuta. Sarà che ieri ho rischiato di nuovo di andarmene, non di mia scelta. E' quando non è una tua scelta che ti fermi e provi paura. Perché in genere è così che si finisce. Allora, avvicinandomi all'idea reale della morte, ho pensato a quanto inutile sia stata la mia cosiddetta vita. E contrariamente al solito, che la cosa mi sembrava tremendamente insignificante, che venissi o meno ricordata male o bene -- "chiudendo gli occhi non si vede nulla" -- adesso con dolore rimpiango una vita decente, rimpiango quanto di buono non ho saputo fare, quanto di brutto ho regalato gli altri. Ho sentito tutto il peso dell'odio, dell'indifferenza, del disprezzo che mi circonda ogni giorno. Finalmente li ho considerati un fatto reale, serio. Che razza di vita è quella di chi ride in faccia alla morte stessa? Una vita inutile vissuta "tanto per viverla", senza nessun impegno. Nel mio necrofilo ponderare più il soma che l'anima ho negato la sacralità della vita. Il paradiso non mi farà entrare. Lo dico con cinico realismo.

sabato 8 agosto 2026

Chi vuol esser lieto sia (che vita)

Mia madre mi ha informata che in settembre dovrò tornare nell'isola natìa. Si tratta di un controllo dalla commissione per arrotondare lo stato di cosiddetta invalidità. Stanotte ho seguito un capitolo di informatica, facendo finta di non pensarci. Molte persone si fanno in quattro per strappare soldi allo Stato, anche "fingendosi" in difficoltà. Il mio amore mi ha detto a mo' di consolazione di ricordarmi dei falsi invalidi. Io non sto fingendo. Ho schiere infinite di cartelle cliniche a dimostrarlo. Io sono malata davvero. Ma io non voglio essere malata. Tantomeno etichettata come tale. Io voglio essere "normale".

Non so che pene d'inferno farò passare (più ancora che "passerò") prima che mi venga data la cifra tonda. Soffrirò come una belva spinta a forza al mattatoio. Come la Capinera di Verga rinchiusa fra mille strilla e mille pianti in convento.

Mi sovvengono alla mente tanti di quei incidenti anche pericolosi per la mia incolumità in mano a pazzi scatenati, e stupri, e tentativi di suicidio e di omicidio (ai miei danni), e insulti, insulti sin dalla più tenera età, insulti a non finire come tarli nel cervello, e solitudine, isolamento, non un fiato d'anima in giro che mi porgesse la mano.

Non sono una che apprezza chi si piange addosso, e ovviamente non amo piangermi addosso neanch'io. Ho fatto carte false per inserirmi nel mercato del lavoro. Non ci sono riuscita. Non che fosse l'età non più freschissima a remarmi contro. Probabilmente era il mio cervello a rovescio.

Sarebbe pio e buono che nessuno me ne facesse una colpa -- almeno -- ed è così che riprendo a lacrimare patetica e mesta.

Mi sono resa conto di poter fare una sola cosa alla volta, quando esco. Così una cena in un Ramen bar-ristorante è stato il massimo che ho potuto tollerare. C'era un bel film horror da guardare dopo, ma ero così stanca ed indebolita che ho preferito tornare a casa. Il mio caro è stato comprensivo. Mi ha voluto bene nonostante gli avessi fatto bucare il biglietto ridotto -- se domani lo riacquisto io, arriviamo al biglietto intero. Stare con me -- ovviamente non per ciò, per ben altro -- è una grande fregatura sempre. Non mia colpa e credo nemmeno mia responsabilità. Faccio quello che posso limitata come sono da quaranta croci cristiche impilate l'una all'altra sulla schiena.

Quaranta croci? Quaranta chili?

Io che bevo la mia birra come Jessica 
sbocconcella "strano" la sua banana "chic".

Memore di quella volta che da bambina (così chiamo ora le sedicenni) avevo adorato il katsu don al giapponese, ho voluto ritentare con un sorriso di plastica -- quante calorie della minchiazza avrà oddio -- e devo dire che faceva discretamente schifo, insipido come poche cose al mondo (un gradino più saporito del konjac), e quelle 700 calorie (nonostante assenza di salse o condimenti, e 'a frittata d'ovo al posto dell'ovo fritto) valevano perciò proprio la pena d'essere ingurgitate. Per non pensarci ho bevuto. Benzina sul fuoco, l'alcool. Non già solo per le calorie aggiuntive, ma per aver tradito la mia arrancata d'astinenza totale.

Bevendo pensavo che se fosse andato in fiamme tutto il negozio con me dentro, sai che perdita per la società. (Che si salvassero solo R., il bangladino cameriere e i cuochi giapponesi). 

In televisione ora (tarda nottata) sfavilla la sigla italiana di Lady Oscar. Oh Lady Lady Lady Oscar. Quella che fa così, non so se ve la ricordate. 

Aprendo un attimo un paragrafo su un argomento che non rientra nei miei interessi, il rifacimento degli anime giapponesi (compreso Versailles no Bara), in chiave reboot o Live Action (One Piece...), è forse un modo per peggiorare (ulteriormente) l'impatto emotivo ad opera di suddetti prodotti. (Lady Oscar è l'unico anime che mi piaccia ancora). Ieri sentivo un criminologo più o meno quarantenne con il baffetto e l'aria da nerd dotto con dottorando che discorreva piacevolmente e cordialmente della psicologia dell'anime di Naruto, o meglio, del personaggio di Naruto Uzumaki, l'ho trovato così interessante che ho avuto il guizzo di tornare ai miei quattordici anni quando facevo maratone interminabili di episodi del suddetto cartone e grazie a ciò avevo imparato anche qualche termine o frase in lingua nipponica (li guardavo con i sottotitoli, la versione italiana era zeppa di censure), (dopo 200 episodi a rotta di collo in un mese, ovviamente qualche termine lo avevo imparato).

Un metodo utile di apprendimento delle lingue sembra essere guardare trasmissioni o episodi in lingua originale, sia pure con i sottotitoli nella propria lingua madre. Il cervello è generalmente lesto a fare associazioni fra un certo suono e un certo significato. Wakaru deshou. La figlia rumena della compagna rumena di mio padre (siciliano) è così che ha imparato l'italiano. Seguendo l'Antonellona nazionale sui canali di lingua italiana con i sottotitoli rumeni in Romania, lei e i suoi tristi e inutili programmi di cucina. Ce ne vogliono di palle. Io, tutto sommato, avevo quattordici anni e l'anime di Naruto mi appassionava. A lei cosa l'appassionasse (errore grammaticale voluto) di Antonella Clerici e dei suoi programmi per casalinghe ciabattate, per sapere? La ricetta del risotto alla milanese, del cotechino colle lenticchie di Capodanno, del polpettone provola e prosciutto cotto? Che tristezza. La figlia rumena della compagna rumena di mio padre, intanto, zitta zitta, ha imparato l'italiano così. Lo parla bene. Complice forse il fatto che rumeno e italiano sono parte dello stesso ceppo linguistico. L'inglese lo ha studiato all'Università. Così come A., la cugina di R., ha vissuto in Inghilterra. E poi ha fatto il balzo scavezzacollo: si è trasferita a Singapore -- ciaooone, stronziiiiiiii. A. cugina di R. è oggi invece ubicata, credo, in Australia... (chi se ne frega di lei)

Chissà perché tendenzialmente più il tuo passato è una vergogna / orrore più desideri metterci in mezzo migliaia di km di distanza fisica. E' quello che vagamente sognavo di fare anch'io quando ho fatto richiesta per il passaporto, ottenendolo. Ma nonostante l'abbia ottenuto, ho l'impressione che non potrò andarmene da qui

venerdì 7 agosto 2026

Farewell di Guccini // Un Blasfemo di De André


E' un'emorragia, ma solo per un istante -- il tempo di versare due lacrime in croce. Poi la ferita impietosamente si richiude e chiude dentro di sé tutto il sangue coagulato che gonfia la pelle e la fa dolere come se fosse pressata da un ferro da stiro. 

C'è un vento freddo a spazzare la città. Una facciata sola illuminata da un sole dorato, addolorato. Il cielo pieno di nuvole grigie. La vita continua nella penombra.

mercoledì 5 agosto 2026

Le persone che non vivono a lungo ma vivono come vogliono

Un sorriso sul volto di una tizia di fronte all'ospedale. Un sorriso così serafico e sereno mentre accompagnava suo padre, un anziano, all'ingresso della struttura, sottobraccio. Era una donna di mezza età con i capelli di media lunghezza, biondi. A pochi metri uno sbruffone giovane con gli occhiali da sole riflettenti, a mascherina. Cammina spavaldo come se avesse i coglioni troppo grossi e pesanti per tenere un'andatura normale.
A questo mondo c'è ancora chi è sereno, chi (si vede) non soffre di depressione. Per una depressa, non c'è niente di più assurdo che considerare quante persone non-depresse ci siano al mondo. Tante. Tantissime. Persone che sembrano non-infelici. Ma forse è solo una facciata, una "maschera" sociale di convenienza.
Guardando lo sbruffone farsi avanti ho pensato ad Amy: "... le persone come me non vivono a lungo, ma vivono come vogliono!". E' quello che penso quando vedo gente fumare le sigarette e altro di affine. Dato che il tizio era visibilmente su di giri.

E' dai miei dieci anni che vivo sotto il cono d'ombra di una perenne attenzione meticolosa alle mie vere o presunte precarie condizioni di salute, che in realtà era ed è un modo per "tarparmi le ali", per impedirmi di volare. A furia di iperprotezione volta a soffocare la vita in me, sono diventata malata sul serio -- o se lo ero dapprincipio, mi sono aggravata, di sicuro.

Io devo vivere a lungo da ospedalizzata?
Preferirei tanto bruciare le tappe da essere libero... ma non sono un essere libero.

Immagino che
sotto una pioggia scrosciante
resterei sulla battigia
con i piedi a mollo
aspettando di morire
disidratata
fulminata

I segni che indicano la via / la via che non possiamo prendere / mi avete presa in un momento sbagliato / quindi perché non ve ne andate a farvi fottere (Joy Division)

sabato 1 agosto 2026

Orientarsi da soli, in principio di fine


"Poveracci, senza un futuro", così diceva lei. "Gli danno il pane per sopravvivere, ma cos'hanno davanti a loro?". E mi tirava un'occhiata bieca di sottecchi. Non so perché gli immigrati dovrebbero avere il suo cuore immacolato mentre sua figlia... Nonostante viva la stessa situazione, più o meno. Lo sa bene. (Proprio in quanto lo sa, parla così).

Ma la voce di R. mi riporta al presente, dando un'enfasi di nuovo importante al ricordo. Come "svolgendo la trama" di esso. 

Siamo seduti sulle panchine di un parco. Le stelle sono più luminose nell'aria gonfia d'umidità. Riesco a sentire qualche zanzara pizzicarmi le gambe. Qualche lucciola svolazzare per l'aria. Molto romantico. 

Ed è così che R. me la butta lì -- è probabile, c'è la possibilità che, se ne torni in Nord Europa quanto prima, e chi s'è visto, s'è visto. E' allora che spengo la cassa.

"Non abbiamo altro tempo da condividere, allora". 

Mi allontano. Il rumore delle frasche mi suggerisce che R. mi sta seguendo.

Bevi. Che è meglio.

C'è una piazza con DJ all'aperto che spara musica di merda senza vergogna. I tavolini. Beviamo due drink.
Silenzi infiniti.

Sulla via del ritorno zoppico. 

Ho la sensazione mi resti poco da vivere. Dunque avrei una voglia matta di respirare la vita. Mi è stato detto che sarei sola a vivere gli ultimi tempi -- e io da sola non so nemmeno attaccare un bottone. Forse unirmi agli spettri sarebbe -- e sarà -- più bello del previsto. Quando penso a questa possibilità, l'unica cosa che rimpiango sono le cose che non sono riuscita -- e non riuscirò -- a fare.


Siamo quasi alla fine.
Va tutto bene -- tutto andrà bene alla fine.
Se non va bene, non è la fine.
L'universo è un'immagine amorevole, fissa e "necessaria".
Amor fati.
Io non ho paura.

giovedì 30 luglio 2026

Fuori dal pozzo


Sono successe una serie di cose che non ci tengo a riportare -- l'alcool è micidiale e incasina la mia vita-già-bella-che-incasinata ulteriormente.

Ho la parte oscura del mio cuore -- come il lato adombrato della luna -- che sibila: "La faccia a terra proprio, dovresti avere" (se leggi con l'accento siciliano, fai bene). 

D'altro canto... le rivolgo uno sguardo vuoto e disinteressato.

"Chi se ne frega". Delle figuracce, del vomito, della bilancia impietosa, dei professori universitari con cui vorrei "scopare", del disprezzo che mi circonda, del biasimo e della compassione, delle bambine islamiche urlanti "puttana" per strada.

Peggio non c'è o potrebbe esserci, forse solo se potesse piovere sterco.

Ma un occhio al cielo e tutto torna in linea con il Bene. Ieri notte c'era una luna rossa affascinante a Milano-Bergamo. In aereoporto c'era almeno un terzo della calura strappafiato di fuori. Ho comprato per due euro e novanta una bottiglietta d'acqua frizzante. A casa ho sbocconcellato un piatto di insalata di riso vegetariana (solo condiriso e formaggio primosale). E' sorta qualche scintilla che non è divampata in incendio.

Chi si sforza di starmi vicino lo fa per pena, ti sei mai sentito uguale?, per il resto non ho nulla da dire e nulla da dare.

Lo sporco mi annoda i capelli e le corde del cuore.

Nonostante abbia lanciato fuori di casa il mio fidanzato, dopo una notte di lontananza abbiamo di nuovo dormito insieme. Stamattina mi sono svegliata vedendo che mi guardava. Gli ho stretto la mano.

Sai che un giorno potrei essere guarita?
Sai che potremmo avere una bambina? Sarà femmina -- con la tua testa e il mio viso.
Sai che potremmo essere felici, noi tre, a modo nostro, fuori da qui?...

...

lunedì 27 luglio 2026

La prediletta

Tu sei già un uomo, io sono ancora una bambina. Sono rimasta incastrata in quell'età degenerata. Nel mio spezzato cuore so che non potrò mai colmare la distanza. Così riprendo a sognare scenari eterei vicino a persone amiche. I morti dicono "Tu non sei di questo mondo, tu sei del nostro. Sarai la nostra prediletta." Ed è così che abbraccio la luce...

... sì, come incipit per un altro racconto può andare bene...

domenica 26 luglio 2026

Per vedermi partire


A volte mi ritengo... non all'altezza della vita.
Il buio allunga gli artigli.
Forse farei meglio a immergermi.
Sparire nel nero della tela.

Senza inchini.
Lasciarsi cadere giù.
Come un sasso nelle profondità d'un lago.

E' un po' tutto profondamente sbagliato.
Tutto. Tutto.

Negli ultimi giorni mi sono sentita di camminare senza più la terra sotto le scarpe.
Ho perduto tutti i miei punti di riferimento d'un tempo. Non leggo neppure più. I libri, eddire, erano i miei unici amici.

Ogni tanto per ricordarmi di vivere batto con violenza sulla tastiera una stupidaggine qualsiasi, o un turpiloquio, indecenti, ed ecco che si risveglia in me un accenno di disperazione, che davvero, come quando il sangue scorreva sulla mia pelle, voglio solo ricordare d'essere viva quando ritorno a quella grottesca caricatura di creatura pensante (forse non senziente).

Ma il fiume sembra scorrere inarrestabile al mare. E il mare, mi pare, dovrebbe avere occhi marroni. Labbra sottili.

Ma non me ne importa, dopotutto.

"Cosa pensi quando pensi a Dio?"
"Alle chiese?"
"Al vuoto".

Ho licenziato dio, gettato via l'Amore, per costruirmi il vuoto nell'anima e nel cuore. (De André).

E' soltanto una crisi di passaggio che io e la vita stiamo attraversando. (Vasco Brondi, circa).

Altre citazioni molto belle e significative non ne ricordo. Le citazioni snaturate dal contesto sono sempre molto inutili, molto stupide.