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giovedì 3 settembre 2026

Dipende


Il matrimonio è  una formalità o qualcosa che viene imposto come "socialmente preferibile" al nubilato. Al di là del fatto che una donna (o un uomo) non ne ha bisogno per realizzare se stessa/o, è anche un buon misuratore dello stato d'affettività della coppia.

Stamattina mi sveglio alle 3 e mezza, alle 5 e mezza infilo le converse e vado a camminare. Percorro il "tragitto breve" lungo il viale alberato e poi fino al parco, dove mi riposo per assistere al sorgere del sole. Riprendo la marcia dieci minuti dopo e completo il giro di 4 km.

Non riesco a sentire/pensare a niente, ma ho forza nelle gambe e nel cuore. Sarà che mi hanno ricalibrato gli antidepressivi.

Lavo i piatti di ieri sera, scendo a comprare un cornetto al forno, preparo a lui la colazione. (Il cappuccino è cremoso grazie al montalatte Kasanova che mi ha regalato mia cugina a Natale)

Metto in padella striscioline di peperoni oblunghi (una varietà tipicamente siciliana), preparando in anticipo il mio pranzo.

Lui nel frattempo si alza, fa colazione con il cornetto che gli ho comprato.

La butto lì. "Sto migliorando, non so se hai notato. [...] Riuscendo a stabilizzarmi, pensi che un giorno potresti sposarmi?"

Guarda altrove. Tergiversa. "Dipende...". (Jarabe de Palo.)

"Dipende", dipende da che?, da quanto mi ama in effetti. 

Lui sembra più sul "non ti sposerò mai". Non ne so tutte le ragioni. Ma una, la più importante, suppongo sia che non mi considera la donna della sua vita.

La buona notizia è che vado avanti lo stesso.
Faccio le mie cosette a casa che mi impegnano tanto, coccolo i conigli, leggo, studio per l'università nonostante ciò -- non ho bisogno di ricattarlo facendo la vittima melodrammatica del "non amore".

L'altro giorno avemmo codesta telefonata

Io: "Da quando sto con te ho capito in via definitiva che non posso essere amata"
Lui: "Renditi amabile, allora"
Io: "Mi sa che è me come persona che non ami..."
Lui: "Ci provo".

Ci provo.

Più sul tardi gli ho chiesto cosa intendesse: cosa avrei dovuto, in concreto, cambiare per essere amata da lui.

Lui: "Ehm... non accusare... non litigare con nessuno..."

E' quello che mi ha detto anche G. in Sicilia. "Non devi litigare con nessuno!", perché ero una furia. G. è forse l'unico uomo che mi abbia amata per com'ero. Prima di lasciar perdere.

Forse, pensandoci meglio, la gente non è semplicemente stronza, ma ti sta dando, anche con le offese, un feedback.

Non è che ci tenga al tuo bene, ci tiene a correggere l'anomalia perché le risulta insopportabile. E' per questo che non c'è tanto da litigare, quanto da ascoltare. Perché essere ascoltati è praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. 

martedì 7 luglio 2026

Ricominciare a fluire


Sono uscita all'alba. Sono riuscita a completare 5 km di percorso. Il piede destro è messo male, ora.



Nonostante il dolore, sono comunque riuscita ad andata a fare la spesa per oggi: cous cous, insalata di farro e feta, una barretta di frutta disidratata, una bevanda ai frutti di bosco (zero zuccheri-zero rimorsi).

Il mio fidanzato era nero quando ci siamo visti alle otto meno un quarto.
Prima di annunciargli che avevo ripreso a fluire con il corso della strada, passo dopo passo, gli ho -- forse sadicamente e volutamente -- rovinato ulteriormente l'umore con discorsi superflui e sciocchi.
Lui è il tipo "allodola" che al mattino non bisogna rivolgergli la parola.

Ho preso i miei tossici medicinali, ho preso 4 pillole di spirulina e il caffè del giorno.
Tutto va che è una schifezza. Non ho nulla di cui lamentarmi.
Mastico la barretta di mela disidratata. Alla fine, forse è meglio "vivere" così. Presi in trappola da così tanti problemi da non riuscire nemmeno a muoversi, nelle sabbie mobili dell'infamia, del disonore e della vergogna.

Camminando, riflettevo su ciò che sono. "I feel like a monster" pensavo, in inglese (alle volte penso in inglese). Sono una persona crudele, meschina. La peggiore del mondo.

Proprio per questo metto un piede avanti all'altro e cammino. E cammino. Scivolo sulle strade senza fermarmi, senza indugiare sotto nessuna porta, sotto nessuno sguardo.

Non è questa terra il "mio posto". Sono di tutto il mondo. E tutto il mondo è mio -- poiché non ci apparteniamo reciprocamente, allora, io sono amalgamata al vuoto di ogni spazio, di ogni angolo di strada, di ogni cellula della gente.

Nulla.
E tutto al tempo stesso -- con un po' di solipsismo.

Resto ottimista.