martedì 19 maggio 2026

Non ricordo più che sapore ha la felicità

Simona Molinari, ti devo i diritti d'autore.


"Il successo è una combinazione di ottimismo e realismo." Conosco persone "di successo" che hanno dimenticato come si ride. Hanno i muscoli del volto cementificati in una maschera di serietà e tristezza.
Una vita "riuscita" non si cura dei successi cumulati -- una vita è tanto più riuscita quanto più è felice. E a renderla felice non è un conto da 9 zeri o una lista infinita di traguardi tagliati. Sono un "plus" che può facilitare la felicità, ma la felicità stessa è inaccessibile a tanti. Forse a tutti.
Forse l'unico criterio davvero valido dell'"adultità" è quanto si è infelici e poco entusiasti di qualunque novità. Ho un'unica fiammella accesa -- accanto a me e nel mio cuore -- che è una stinta allegria pensando a un viaggio immaginato in terra austriaca sotto Natale, o la visita di mia madre fra qualche giorno, o il tedesco come lingua straniera da imparare, o la meditazione buddhista da iniziare a praticare.
Mi sto lasciando indietro qualcosa?, il sentimento è quello.
Mi sto perdendo per strada qualcosa.
Quel qualcosa è forse tutto -- ma io non saprei come chiamarlo. Lo vedo negli occhi tristi dell'amico che si consola carezzando Neve, il coniglio domestico. Lo sento nel suo silenzio che sa di lutto. Ogni settimana torna a bussare alle porte del cuore quando ci accorgiamo, io e lui, che non sappiamo più come dividere il tempo. Senza prospettive. Senza piacere. Senza nulla da fare. Senza futuro. 
Almeno nei week-end, quando siamo entrambi soli a casa e dobbiamo inventarci cosa fare.
Qui è un deserto -- forse è la caffeina che mi tiene a bada, che tiene a bada il dolore.
Qui non c'è un domani -- anche se continuo a perdere pasti e cibo, anche se mi illudo che ogni tanto posso perdere qualche etto, e che un giorno sarò sana, e di conseguenza fare tutto con il mio amico, il mio amico continua ad essere infelice e... sono io la causa di questa infelicità?, mi chiedo.
O qualcos'altro (di cui non mi parla mai) lo tormenta?
E' l'età che avanza? Le striature di grigio sui suoi capelli?
E' la mia pelle che -- fra gli anni e la nicotina -- cede la sua morbidezza?
E' il nulla cosmi(tragi)comico che abbiamo alle spalle e di fronte a noi?
Sono le chiacchiere della gente? E' il non-amore delle nostre rispettive famiglie?

Ho preferito dormire tutto il giorno, piuttosto che affrontare una giornata da sola, senza poterlo neanche chiamare. Si sono verificati dei problemi alla sua scheda telefonica ed è stato lontano e irraggiungibile fino alle 20,30 di sera.
E' quasi l'una di notte.
L'ho abbracciato stasera. Lui ha ricambiato l'abbraccio. Era stanco. Se glielo avessi chiesto, me lo avrebbe confermato. Ma non si tratta -- temo -- di una stanchezza giornaliera. Si tratta di una stanchezza esistenziale. E io ne sono la ragione?

Ho sbalzi di comprensione in cui so perfettamente quanto sia infelice la vita. Ho davanti a me un solo obiettivo -- non morire, non morire... hai una missione da compiere... stargli vicino, finanche al giorno in cui sarai in grado di costruire un mondo completamente nuovo per te e per lui.

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