Càpita di sentirsi fragili e deboli.
Capita di sentire paura -- per la vita, per la morte, per le persone, per tutto ciò che càpita o potrebbe capitare.
Capita, la paura, capita, il dolore, l'angoscia, l'inquietudine -- apparentemente senza ragione.
La voce sciocca di un programma sciocco in televisione non riesce a fare altro che costituire un rumore di fondo insignificante e molesto.
Sto a letto. Penso che le persone "normali" dormono la notte. Penso che devo sforzarmi di dormire. Ma forse non si tratta di uno sforzo, ma di un atto conciliatorio con una parte di me che mi tormenta di rimproveri e insulti impedendomi di riposare mentre me ne sto con il viso premuto al mio giaciglio.
Richiamo in me quella parte ferita.
"Ciao" dice il mio Sé.
Lei si chiama Rosalia. E' una donna alta, magra, vestita di nero, ossuta e contorta, dai grandi occhi lacrimosi e tormentati.
"Di cosa hai paura?", la interroga il mio Sé. E lei lo guarda sospettosa. "Perché sei tanto triste?". E un dolore risale al livello della gola. Allora capisco che qualcosa di importante non viene espresso. Rosalia mi riempie di rimproveri e di odio e di parole svalutanti perché c'è qualcosa che ha bisogno di essere detto per darle pace.
E quel qualcosa -- temo -- è che sono profondamente triste. E che ho profondamente paura -- per il semplice motivo che sono al mondo. Che ho perso la speranza. Che fatico a ritrovare un motivo per restare.
Quando ero piccola, in una stanza buia e dalle finestre rigidamente serrate, prendevo in mano il mio accendino e facevo sorgere la fiamma dal beccuccio. La osservavo a lungo. Sentivo la speranza accendersi di nuovo, assieme a lei. Strana sensazione parallela. La fiamma era la mia speranza.
Osservavo il fuoco ridurre in cenere la carta ove avevo scritto stupide lettere insignificanti e illogiche. La fiamma mangiare le parole, l'inchiostro, il nulla e il tutto che rappresentavano. E il mio cuore tornava a respirare.
Secondo Eraclito di Efeso, il fuoco era il nucleo di tutta la vita. Dobbiamo tornare indietro alla filosofia ellenica primissima per trovare i "4 filosofi degli elementi". Per Eraclito, molto contestato, il fuoco che distruggeva, disintegrava, trasformava, mandava in cenere, era il nucleo della vita. La mia professoressa di filosofia alle superiori lo contestava e lo considerava con biasimo. Dal fuoco nasce la guerra, la distruzione. Così molti lo hanno screditato. Ma Eraclito non era il filosofo mediocre e crudele che pensano tutti. Credo che ci sia qualcosa di affascinante (profondamente) nella forza purificatrice del suo elemento.
Molti riti di "magia bianca" hanno per leva il fuoco. Un rito di abbandono del passato prescrive di bruciare il passato. Scriverlo su un foglio e darlo alle fiamme. Io ho provato a farlo e ho provato una sensazione assurda -- come se mi mancasse il terreno sotto i piedi. Una grande pace mi ha avvolta. Il fuoco spezza le catene del passato. Il fuoco libera -- e la libertà è il nostro bene più prezioso.
Avanti. Mai indietro, a ciò che è incenerito.
