martedì 24 marzo 2026

Lo sguardo dell'altro

  1. La Sicilia. In Sicilia possono fissarti per due minuti buoni ininterrotti senza nessuna vergogna o imbarazzo. Il tempo medio di fissità di sguardo lì (come in altri Paesi più retrò) va dai 30 secondi ai 2 minuti. Se hai davanti un deficiente andiamo ancora oltre.
  2. Il Nord Italia. Il tempo di fissità si riduce. I passanti distolgono lo sguardo dopo qualche secondo di fissità, guardando il cielo, in basso, a destra, a manca, ovunque tranne che verso il tuo viso.
  3. Paesi asiatici come la Cina e il Giappone. Non c'è contatto visivo con questi individui. Se sei una donna e ti imbatti in un cino-giappo, lo sguardo che ha è fisso inchiodato al pavimento. Lo abbassa istantaneamente, tanto che pensi che si vergogni. In realtà è proprio prassi sociale "d'educazione" e "rispetto" lì. (Così come lo è sucare i noodles sputando brodo a 500 metri di distanza.)
Trovo adorabile l'abitudine cina-giappa di abbassare lo sguardo. Lo faccio anch'io ogni volta che si presenta uno sconosciuto - ma questo sentimento di vergogna e pudore è personale, non deriva dalla cultura. L'amichetto disse che sembravo "una giapponesina" ai primi tempi della nostra frequentazione perché non facevo che scusarmi e ogni cosa era fonte di senso di colpa distruttivo e vergogna (No amichetto, sono afro-araba, dell'Africa bianca in realtà...). Ci sono punti in comune - uno unico in realtà - fra la Sicilia e il Sol Levante. Il concetto di vergogna e cosa-diranno-i-vicini, l'onore, la reputazione pubblica.

Infatti la Sicilia registra più hikikomori di qualunque altra regione a livello nazionale. (A detta dello psichiatra giapponese più arcinoto (non ricordo il nome) che tratta questi casi in Giappone, interessandosene anche a livello culturale-mondiale).

Nel periodo Edo, in Giappone, i vicini erano responsabili penalmente della reputazione dei vicini di fronte allo shogun - in gruppi di vicinato di cinque famiglie -, perciò va da sé che sia cresciuto un senso di autocontrollo e pudore del giudizio del prossimo. 

In Sicilia Saudita, non so da cosa dipenda. Là si dice "rugnusa fimmina!", "svergognata!". Ci tengono al giudizio degli altri perché ci tengono all'onore e al prestigio sociale. (Specie verso le donne.) Ma non ne ho idea del perché. 

In questo contesto lo sguardo pesa come un macigno perché è correlato al giudizio (negativo). Un siculo si sente addosso tanti di quegli sguardi "spiritati" che si rinchiude in casa per la vergogna. Avrà anche il sangue negro (dicono alcune teorie) ma non ha nulla della disinvoltura e menefreghismo dei negri. Per il siculo (medio) la vita sociale può essere un dramma se non si posseggono i requisiti minimi di figaggine. Una regione divisa fra bulli caustici, "mafiosi" e vittime spaventate terrorizzate dal mondo. Il bullismo - e lo stigma, concetto, fra l'altro, greco come le origini della Sicilia - al Nord sarà anche più diffuso, ma al Sud è (tendenzialmente) più feroce. In società e in famiglia.

L'universo parallelo del canale di Real Time

In mezzo alla guerra, alla fame, alla morte e alla distruzione i programmi di Real Time mantengono ferma la linea di condotta di costituire un mondo a parte. Quando accendi quel canale vieni teletrasportato in una dimensione parallela. Quando pigio, consapevolmente, sul 31, sono sicura di trovare per lo più altra tristezza e altro nervosismo, a fronte di qualche saltuario facepalm. Sarà il masochismo, ma lo faccio spesso.

La mia routine televisiva solita su quel canale parte dal Primo appuntamento - Primo appuntamento (crociera). Primo ed ultimo. Avevo conosciuto una donna che ne era drogata. A suo dire faceva crepare dal ridere, specie la versione della "crociera dell'amore". In effetti guardandolo insieme a lei ci trovavo molti più lati comici. Ma la maggior parte del tempo sono sola davanti all'aggeggio televisivo, sola a considerare quei stramboni che siedono insieme ai tavoli e conversano per studiarsi e annusarsi come babbuini e vedere se è il caso o meno di scopare quella sera stessa e smollare poi il/la partner, o non darle nemmeno questa banale chance. I commenti del presentatore, galante, occhi azzurri, sorriso bianco e perfetto, corroborano il tutto. Un programma demenziale. Demenziale. 

Se ho una sfiga tremenda mi capita una puntata de Il boss delle cerimonie. Wikipedia dice che 'sta merda viene trasmessa anche in Real Time UK sotto il titolo di "My crazy italian wedding"... la faccia a terra, proprio. Di solito resisto poco con questo programma qua, perché a tutto c'è un limite e sebbene possa essere a suo modo dileggiante guardare quei "simil-maranza" della Napoli fango, di dubbi trascorsi penali, tutti ingioiellati e lampadati a volere 'o 18esimo di lusso per la loro bella figghia Rosa... che vergogna per lo più. Che vergogna. Il cringe supera sovente l'ilarità. Per meglio dire io di ilarità non ce ne trovo nemmeno una vaga idea.

A seguire Abito da sposa cercasi. Per ritrovare il sogno del giorno del matrimonio. Che una come me... meh proprio. E' uno degli show più noiosi e pieni di narcisismo - non a caso made in US.

Poi c'è quei programmi di freak show come Vite al limite e Body Bizarre. Nell'assistere al primo nottetempo puoi avere due reazioni possibili: abbuffarti nervosamente per l'angoscia di persone malate (come lo sei tu) riprese mentre mangiano o ignude si docciano, come solo in un documentario sugli animali, ("Dottore, io mangio poco, è la tiroide!" La tiroide: il McDonald sulla Triumplina) o chiuderti lo stomaco alla più estrema anoressia. In Body Bizarre capisci perché scopare con tuo cugino o con tuo fratello come di norma fanno in India e simili non è sempre un'ottima idea. L'effetto desiderato è lo stesso, come in tutti gli "show dei mostri": "Meno male che, almeno, la mia vita è meno merdosa della sua". E qui risiede l'unico, pallido, (non etico) merito di entrambi i programmi.

Altro da menzionare: Il mio grosso grasso matrimonio Gypsy (ma sono tutti napoletani, papà!), o Malati di pulito (ottimo per le pulizie domenicali) e Malati di risparmio (questa gemma era troppo preziosa per essere ancora smerciata alla plebe: eliminato dal palinsesto).

Casa a prima vista. Non potrei permettermi nemmeno la stanzina delle scope o un angolo di garage di quelle lussuose abitazioni. I milanesi (Ida, Mariana e "Biscottino" Gianluca) sono per lo meno simpatici - più dei Romani e dei Toscani, barbosi.

E arriviamo alla ciliegina di merda sulla torta di merda - "Cortesie (e simpatie) per gli ospiti". Le uniche puntate che amo di quel programma sono quelle in cui 'sti tre mangiapane a tradimento (il più odioso dei quali non è - colpo di scena - Csaba, ma per quanto mi riguarda quel "frocella acido" di cui non so neanche il nome - e non voglio saperlo) vengono invitati solo per essere presi per il culo. Ti ho invitato, ti ho comprato il servizio buono, apparecchiato tutto con una precisione fobica e ossessiva, ho passato 7 ore in cucina a preparare a mano le più elaborate squisitezze, e te che fai? Giudichi e anzi vieni pagato per giudicare. Persino 'a casa. Come se, se io dovessi invitare a casa un ospite, che sia amico o conoscente, mi dovessi preoccupare che la casa fosse di lusso (senza maioliche! Le maioliche, la morte!), il servizio elegante, il cibo squisito, la forchettina per il dolce apparecchiata correttamente dinanzi al piatto di porcellana fina ecc... (Ci fu una puntata da morire che vennero invitati in un bilocale ovviamente provvisto di maioliche da una siciliana e un calabrese a Milano che gli misero il bavaglino per i 'du spaghi aglio e olio - bavaglino che Csaba si tolse subito - la "concorrente" con un vestito ghepardato che era una cosa proprio..., fra l'altro. In quella puntata a Csaba venne messa vicino la formaggera che per il bon-ton connota "la più anziana del tavolo". Memorabile.)

Non so se sono felice o infelice che questo canale sia stato creato. Forse un mix dei due stati d'animo. 

venerdì 20 marzo 2026

L'arte di non fottersene

Amaro Futtitinni.

Gli stoici insegnano che non devi dare attaccamento né aspettative a nulla e a nessuno nella vita - le occasioni di soffrire non mancano al mondo e derivano tutte dall'attaccamento e dalla dipendenza alle/dalle cose del mondo. La filosofia Zen insegna ad ascoltare le proprie necessità più intime e ad agire in conformità con esse. L'auto-compassione di Carl Rogers ci istruisce che uno dei pilastri più importanti al mondo - sentirsi soli nel proprio dolore - non è che un'illusione; che in realtà nessuno è solo in nessuna circostanza al mondo, e il dolore che provi e che stai provando lo provano e lo hanno provato molte persone al mondo.

"Povera me" ripeto spesso. Ma dovrei dire "poveri noi". Poveri noi umani, con il nostro bisogno degli altri e la nostra dipendenza patologica dal giudizio degli altri. Bisogna apprendere a non battere ciglio nemmeno davanti alla morte. 

"Del resto tutte le vite si equivalgono" - Camus. Se proviamo a fare "i filosofi", la vita è solo un intervallo random fra il nulla della nascita e quello della morte. All'interno di esso puoi soffrire tanto, anche - se sei scemo - più del necessario. Quale che sia la mia vita, in modo "Zen" la accetto. E forse sarà il caffè del mattino, che mi dà sempre calma (paradossalmente), ma sto bene. O forse sono le goccine di Valium. O forse è che il mio cuore non può appesantirsi ulteriormente di altri sentimenti di dolore.

Sto scrivendo con le lacrime agli occhi, ma sebbene non pianga, di norma, e da secoli, comunque devo per forza guardare quel dolore, quella vergogna in faccia, riconoscerla e andare avanti lo stesso. Senza palliativi. Senza tamponare il sangue o le lacrime del cuore - lasciarle scorrere via come dev'essere. 

Per la verità non provo particolare struggimento emotivo, non quanto la vergogna. La vergogna deriva ovviamente dall'alcool e dalle figure che mi fa fare... Ma chiudi gli occhi. Respira. Sei ancora viva. Anche in modo così ridicolo.

Mi sembra impossibile in questa landa depauperata d'ossigeno, ma un giorno starò bene. Felice non lo sarò mai - è probabile così. Ma almeno starò bene. Cercherò di essere fiduciosa nella vita. Questo inferno che ho costruito attorno a me si può grattare via, questa grotta di buio e vergogna avrà pure una via d'uscita...? La via d'uscita si chiama astinenza completa dall'alcool. Ma io, da sola, dove vado? Cosa faccio? Non sono capace di far nulla - dice la mia impotenza appresa. Nemmeno di partire per sempre.

giovedì 19 marzo 2026

La solitudine

Non la solitudine di Pausini - che a guardarla, lei e la sua boria e la sua voce da raccapriccio, uno capisce perché Marco non torna più... -, la solitudine come concetto universale, intimo, personale, condiviso talvolta da ogni persona.

Come i narcisisti patologici mi auto-cito, perché lo scrissi anche altrove: la solitudine (per quanto mi riguarda) è percepirsi nei limiti di un corpo, di una mente, che non può comunicare con l'esterno - che anche se riuscisse a comunicare qualcosa, non verrebbe capita. Incomunicabilità. E' incomunicabilità che sento quando la mia testa galleggia nel nulla - numbness - senza che il mio cuore provi un'emozione, scorrendo diversi post che anche se fossero offensivi non riescono più a toccarmi, passando in rassegna uno per uno gli elementi della alienazione... la mia testa rimane vuota, persa nelle nuvole... 

Non più la capacità di soffrire, ma nemmeno di ragionare se è per questo. Fra il 2019 e il 2022 sono diventata nota su blogger, e non esattamente in modo positivo per via del carattere di merda che mi ritrovavo. Narravo di sofferenze con cui alcuni potevano identificarsi. Quei post li ho raggruppati tutti in un documento Word. Ci va data una revisione. Poi lo sbatto sul web. 

In ospedale erano d'una gentilezza che sapeva di gentilezza-che-si-riserva-ai-ritardati. Finalmente ho la compassione che merito come essere meno che umano.

E vantiamoci, vantiamoci di essere Casi Umani... ma non mi sto vantando, tanto è ovvio e lo sanno tutti. Tornando al 2019, ero là che prendevo molto sul serio tutto ciò che scrivevo e pubblicavo qui, per il mio narcisismo per me rasemblava la letteratura, sebbene fossero cazzate puerili, e dato fra l'altro il carattere da vomito che avevo, altamente paranoica e incapace di fare buon viso a cattivo gioco, avevo sì e no 6 follower in tutto nonostante le mie parole fossero abbastanza condivisibili da persone che ci si potevano immedesimare - alla fine sarà l'inconscio collettivo, ma siamo tutti uniti in un dolore medesimo che prende solo sfumature diverse a seconda dell'esperienza individuale. 

A volte le mie lagne "poetiche" e pompose risultavano efficaci perché mi riconosco una qualche capacità evocativa. Il quoziente intellettivo basso era e basso è rimasto... ma mi viene da dire che non sia necessaria chissà che intelligenza per essere "scrittori" (o imbrattacarte) oggi. Così revisiono con la "maturità" di oggi quegli scritti e tento con Amazon self-publishing. Non ho nulla da guadagnare - ma manco da perdere

mercoledì 18 marzo 2026

Scusa

Ogni mattina il rituale di stordimento comincia da una dose extra di Valium, che mi tiene lontana dall'alcool. Ogni mattina-che-posso-permettermelo. Quando mi lasciano aperto il cassettino dei farmaci, come stamane, me ne approfitto. Se lo avessero lasciato aperto un giorno prima mi sarei di nuovo scolata la boccetta per intero nel tentativo ennesimo di togliermi di mezzo. Non so cosa scateni questa disperazione. Sto a vegetare a letto 20/24h, dormendo, poi mi alzo, mi ingozzo, vado al bagno e vomito. Alcool a fiumi. La casa a soqquadro. Va tutto da cani. As always.

Rispetto al trasferimento semestrale in Spagna, non se ne fa un cazzo di niente perché i costi sono troppo elevati per le finanze materne. Eh vabbé. Sarà per quando vinco all'enalotto. Se non fossi spaventata di farne una nuova dipendenza, comincerei a giocare le schedine, così come di norma fanno tutti i disperati. 

E questo è tutto.

lunedì 16 marzo 2026

Social a-detox

Regina di cuori riavvia la lunga chioma oltre la spalla ossuta, così ossuta da parre scheletrica - e lo dice: "Dunque... fammi ridere di nuovo. Dovrei staccare da qui". 
Regina di picche sospira, lasciandosi sfuggire dalle labbra schiuse un piccolo soffio d'aria, impercettibile. 
"Che ci guadagni a restare?" le chiede a mo' di sfida.
Regina di cuori guarda fisso dinanzi a sé, verso un orizzonte insondabile agli occhi.
"Ci guadagno tante ore vuote colmate dall'illusione di avere  un impegno. Ci guadagno sentirmi meno sola - molto semplicemente".
Regina di picche alza il sopracciglio in un'espressione ironica.
"Non perdi nulla, al contempo?"
"Nulla" ribadisce con forza Regina di cuori, fulminando con uno sguardo Regina di picche, come a volerla azzittire.
Regina di picche fa un altro sospiro, più profondo del precedente. Ed è qui che il suo viso si contorce in una smorfia di irrisorio sarcasmo.
"Hai dimenticato da qualche parte la tua dignità. Probabilmente nello stesso posto ove hai lasciato il cervello. E' impossibile che tu non ti renda conto di questa tua reputazione stracciata sotto le scarpe e riempita di cagate e di sputi dalla plebaglia della rete. Impossibile che a te non importi nulla del concetto di privacy".
"La privacy!", Regina di cuori ride a gola aperta, in modo un po' isterico e forse un po' folle. Folle. "La privacy è un'utopia anno domini 2026. Che si parli di stalker psicopatici, di Google e i suoi ads, dell'Intelligenza Artificiale o di Meta, non ce n'è per nessuno. A che serve dannarsi l'anima per nulla? E" aggiunge, assaporando ogni sillaba per l'originalità del pensiero, "hai considerato che a tanti tutto ciò potrebbe non importare?".
Regina di picche contrae il sopracciglio. Scuote la testa.
"Hai una vita da vivere. E se continui a fare il fenomeno da baraccone 2.0 non potrai viverla in modo lontanamente decente. Ci sono persone..."
"Chiamale persone"
"Ad ogni modo - gente con forti tratti antisociali, pericolosa, che può distruggerti la reputazione in uno schiocco di dita per mezzo della rete. Niente più vita per te. Niente lavoro, niente amici, nessuna possibilità di scappare dal caos della tua vita e della tua mente. Di questo non ti importa, oh..."
Regina di cuori scrolla le spalle anoressiche.
"Sai cosa me ne frega? Una vita è tanto più riuscita quanto più viene vissuta tranquillamente. Ed è così che la vivo io, Regina di picche. Quale che sia la follia e la crudeltà del mondo. Una cosa inconcepibile per una testa quadra come la tua"
"Oh, sì, sei libera"
"Libera"
"E senza nome. Senza dignità, senza vita, ma libera. Bella vita se durasse".
"Non stai drammatizzando?". Regina di cuori allunga la mano verso la bottiglia di latte di suocera. Si bagna le labbra, assaporando il liquore. "Allora, questi 'nemici', 'stalker', 'sociopatici', sono per caso in questa stanza con noi? Dove li vedi?"
"Ovunque! Si materializzano in incomprensibili ban dai siti e dalle aziende, e in un isolamento sempre più spietato. Tutti..."
"Tutti?"
"... tutti sanno chi sono..." sibila Regina di picche. I suoi occhi incastonati nel viso grasso incontrano quelli grandi dell'altra. Mantengono a lungo il contatto visivo.
"Curati" conclude Regina di cuori.
"L'assurdo si è manifestato. L'impossibile è avvenuto..."
"Esiste un nome per il tuo morbo, il quale è 'fobia di Internet'. Avviene quando una bambina molto piccola, come te quando ti hanno regalato il tuo primo computer mettendo una pietra tombale alla tua ragionevolezza, viene esposta alla realtà virtuale senza alcuna protezione e supervisione da parte delle figure di accudimento".
"Questo non cambia i fatti" rilancia Regina di picche. "Vedo che hai una grossolana e autodidatta infarinatura della Scienza della mente... allora", soggiunge, "conoscerai senz'altro la Profezia che si autoavvera".
Queste ultime parole paralizzano Regina di cuori nell'atto di mandar giù dell'altro liquore. Lentamente la donna abbassa la bottiglia e si volta a fronteggiare lo sguardo dell'altra. Nei suoi occhi c'è un misto di confusione e... paura?
"So della profezia che si autoavvera" sussurra piano.
"Bene. Sai cosa può comportare?"
"Comporta che la realtà si adatti alla persuasione" dice Regina di cuori, recitando a memoria da qualche libro di psicologia a caso, con tono via via più annoiato. "Se in ambito scolastico un'insegnante tratta un bambino come se fosse sciocco, egli si adatterà al preconcetto diventando, dati alla mano, sciocco. Se lo tratta come se fosse particolarmente dotato..."
"... diventerà particolarmente dotato. E tu hai sempre temuto di essere perseguitata. Cosa ti dice questo sulla tua realtà?"
"Se stai cercando di insinuare che una mandria di belve feroci, cybercriminali, si sia interessata al mio caso così tanto da farne una persecuzione ossessiva, con tanto di facili vendite su eBay di oggetti che valgono molto di meno di quanto li svendo, da parte di collezionisti evidentemente sociopatici..."
"Hetalia: Le potenze dell'asse"
"Che?!"
"Quel fumetto ammantato di chissà che antiche maledizioni inca. Lo hai messo su eBay un mese fa per la modica cifra di...?"
"200 euro..."
"200 euro, perbacco! Cinque volumi risicati di un'opera che fa ridere - non volontariamente si intende..."
"Tu non capisci!" esclama Regina di cuori. "Sono out of stock, introvabili, nessuno ha la collezione completa in Italia... !"
"E tu pensi che ci siano molti otaku interessati ad acquistarlo per il prezzo di duecento euro. Capisco".
"Ne ho trovato uno, sarà un fanatico, che ne so. Questo non prova nulla..."
"Quel manga ha la reputazione che si merita, anche in Italia, pertanto è assai strambo trovare qualcuno disposto a pagare quella cifra per averlo. In ogni caso. Dato che sei cocciuta, ti riporto alla mente un altro esempio..."
"Non..."
"Che ne dici del Kobo Colour?"
"BASTA!" urla Regina di cuori, pazza di dolore, afferrandosi i capelli con le dita. "Non prova un accidente, ti ho detto! Sta' zitta!"
"Il Kobo Colour... disponibile a 150 euro online, nuovo fiammante... sei riuscita a venderlo al lampo per 100 euro... solo cinquanta euro in meno del prezzo pieno del nuovo... questo non ti fa sorgere dubbi? E anche l'Intelligenza Artificiale era persuasa che fosse sospetto... Tutte quelle richieste di contatto per un aggeggio usato che con 50 euro poteva essere acquistato nuovo... immacolato..."
"Taci". Regina di cuori è perentoria. "Se pure fosse sospetto, questa è la mia via. La serena, imbecille inconsiderazione del male e dei problemi della mia vita. Questo mi fa sentire libera e la libertà è il bene supremo per me. Inoltre se ci sono sospetti, non ci sono ancora prove. Non hai semplicemente prove, Regina di picche".
Regina di picche si stringe nelle grasse spalle. "Un problema non cessa di esistere solo perché non lo consideriamo. Dato che ti piace la filosofia. Occorre una presa di posizione netta sulla questione. Anche se fosse solo un dubbio".
Regina di cuori si chiude nel silenzio. Regina di picche le poggia una mano sulla spalla cadaverica.
"Si tratterebbe di poco" la implora. "Sei... sette mesi... di sparizione totale, dalla rete e dai social. Poi si stancheranno. Perderanno interesse. Guarderanno altrove."
Regina di cuori solleva su Regina di picche uno sguardo ardente d'odio. "Sai cosa penso? Che tu sei la prima a beneficiarne"
"Io... cosa?"
"Ti piace, eh, essere famosa! Ti piace che ti seguano, ti stiano dietro, mettano like alle tue opere più brutte su Deviantart volendole nella loro collezione, ti paghino lauti denari per i tuoi oggetti di scarso o nessun valore su eBay, tenuti da cani fra l'altro spesso e volentieri. Ti piace sognare di essere seguita! E soprattutto, ti piace pensare di non essere mai sola... proprio come a me..."
"E' un grave errore scambiare un reato penalmente perseguibile con 5 anni di reclusione in cella per una fortuna o qualcosa che procuri vantaggi, patologici o reali, immaginari o concreti" replica Regina di picche freddamente. "Cosa pensi che tentassi di ammazzarmi a fare? Cosa pensi motivasse tutto quel dolore, quella paura? La paura tipica di chi è in stato di iper-arousal continuo, subendo stalking. Sì, è stalking. E' una molestia. Non è 'essere famosi'. Sono molestatori che diffondono informazioni delicate sulla tua vita privata sulla rete, e ti hanno già sputtanata per tutto il web".
"E se l'importante fosse vivere sereni?"
"Accontentati pure di questa vita subumana, allora. Io mi chiamo fuori".
Regina di cuori guarda Regina di picche darle le spalle e allontanarsi. La paura striscia all'interno delle sue vene, congelandole.
"E dimenticavo" conclude Regina di picche con sottile e spietato sadismo. "Stai rovinando la reputazione anche a terze persone che risentono della tua stessa egoistica esposizione. Persone che ti amavano, un tempo, e che tutt'oggi tu dici di amare. Le hai perse tutte. Sei sola. E tutto a causa della tua passione per giocare a fare la blogger".
Il silenzio rimbomba nel corridoio buio. Regina di picche apre una porticina sul fondo del corridoio. Una lama di luce colpisce il volto contratto dall'orrore di Regina di cuori. Regina di picche oltrepassa la soglia. Si chiude la porta alle spalle. 
Per sempre.

"Se solo al mondo ci fosse un po' di bene"

Mi sto preparando psicologicamente per un soggiorno-studio di un anno a Barcellona per imparare lo spagnolo sul luogo, mi sono rivolta a EF Italia che organizza viaggi studio per tutte le età in qualunque destinazione, dall'Europa agli Stati Uniti. In realtà in passato c'avevo già provato con quell'agenzia, ma mi ero tirata indietro... mentre adesso andrò fino in fondo. Ovviamente ci vorrà una buona dose di coraggio, ma ho fiducia nella mia volontà sperticata di cambiare la mia vita per sempre. Per la verità avrei preferito come destinazione di apprendimento Madrid, ma Barcellona o Malaga erano le uniche disponibili in territorio iberico. Forse avrei fatto meglio a scegliere l'Andalusia, che assomiglia alla Sicilia sotto più aspetti ma è per forza di cose fatta di gente più intelligente (qualunque popolazione al mondo è più intelligente di quella siciliana). Non so quando mi chiameranno al telefono, ho richiesto un preventivo per una durata di soggiorno superiore ai 5 mesi - non lavorando ed essendo lo stesso tipo di scarto sociale che altrimenti si trova favorevolmente nei centri asociali, parassita a spese di genitore e stato, ecco che si fa più semplice trovare tutto il tempo del mondo. Sarò felice lì? Me la sento di cambiare aria. Ovviamente l'amico resterà in Lombardia. Forse sarà utile separarci per un periodo, ad entrambi.

Passerò un boot camp come nei peggiori film sui militari.

Comincio a capire quale sia la filosofia dell'amico che preferisce non-vivere che avere a che fare con la gente di merda che appesta il mondo. Ma forse si possono coniugare due cose in apparenza opposte - vivere e avere a che fare con persone che probabilmente mi faranno vittima per l'ennesima volta. Ecco come lo vedo il mio prossimo soggiorno all'estero. Sarà, sì, presumibilmente una gran sofferenza - rispetto alle interazioni sociali - come sempre, ma non una sofferenza inutile - forse posso fare esperienze significative al contempo.


Condivido Mark Twain (sebbene non il suo ottimismo di minchia.)