Del resto, scrisse Camus, tutte le vite si equivalgono.
Tornata dal giro notturno ho ripensato alla serata appena passata (sabato sera), nell'inconsapevolezza di un bicchiere di vino dopo l'altro. Tanti sorrisi. Tanta stupidità. Un'ineffabile, inafferrabile tristezza.
Non so se sono convinta di continuare a far ciò che i nostri tre comici d'Italia chiamavano "girare come la merda nei tubi", ciò che si definisce "vita" in qualche modo, perché che sia una vita felice o penosamente mediocre, in fondo - cosa cambia? Vale la pena?
Ebbene, immaginiamo Sisifo felice che contro l'Assurdo della vita oppone un infrangibile sorriso.
Spingi il masso, Sisifo. Per me sei un totale idiota, (lo siamo tutti, che condividiamo con te lo stesso dolore e la stessa insensatezza esistenziale), ma tu non ci badare, spingi. Spingi. Fino alla fine.
Spingi (vivi) finché lo vorrà Dio, o la necessità, o il caso. E non porti domande. Non guardarti indietro. Non piangerti addosso. Non fare un lamento.
Si potrebbe pensare che questa realtà sia "diabolica". Terribile. E che l'unico modo per tollerarla sia essere già matti - l'Elogio alla follia di Erasmo. La vita ci ha insegnato ad essere inconsapevoli per tutelare la nostra sopravvivenza. La vita ha messo in noi un pizzico di follia per aiutarci a tollerare il peso del non-senso.
Ma se fossimo completamente lucidi, che faremmo?
Cieli grigi infrangibili.
E un salto nel vuoto.
Nessun commento:
Posta un commento