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mercoledì 18 febbraio 2026

La forma del disastro

Sei di una forza incredibile
Ti ammazzerà soltanto il polline

Io vado nei miei sogni nei musei dei morti.
Scrivo racconti che i misogini dicono venire da un "cervello idiota";
Mi aggrappo alla creazione-di-qualcosa, un disegno, un dipinto, una storia,
Per dare una forma al fallimento che sia credibile e forse comprensibile e forse persino significativa.

Ma la forma del disastro è un cumulo di macerie e frammenti, anche se mi impegno a dargli forma non puoi assemblarne i pezzi, tanto sono piccoli, più piccoli che piccoli, minuscoli come o più dei granelli di sabbia e di polvere. In questo disastro faccio "arte". Sono capace solo a morire restando in vita, ché di morire veramente non so darmi la dignità e assumermi la responsabilità. Giustifico con la tesi di una "forza sovraumana" che a volte definiscono "demoniaca" di vivere e lottare, lottare e vivere, mentre è la verità che sono fragile e trasparente come il cristallo, come un ologramma, e i brandelli di umanità che mi sono rimasti si aggrappano alla vita come i tentacoli di un octopus per mezzo della lotta - che il bisogno più commovente e forte e umano delle persone è vivere; e vivere nonostante tutto - più che a ragione di tutto - è più umano ancora, forse troppo umano. Di troppa umanità pecco, così tanta umanità che non mi mischio con le persone normali con i loro istinti animali reconditi, forse mi sto sopravvalutando, ecco, sono una persona che non si è formata secondo le logiche del mondo civile, parte troppo bestiale, parte troppo gentile, troppo sensibile, troppo scrupolosa che mentre mi calpestano con i tacchi li innalzo ulteriormente, che mentre mi tirano coltellate spingo il coltello più in profondità "se gli può far piacere", e ridono, che scema, che poveretta, che mente debole, fragile, che schiena invertebrata che si piega con compiacenza per servire l'assassino, l'aguzzino, l'odiatore, il pedofilo, il diffusore delle foto delle sue figlie in lingerie dormienti su Telegram; che poveretta che si è vista attraversare da tutto il male e tutto il male non l'ha corrotta, che è capace solo di crisi come scoppi di granata, crisi animali mentre le regine degli scacchi con compostezza sanno come muovere la prossima pedina lei non si capacità del perché senza strategia non vince nessun gioco anche se sarebbe giusto e morale così; è giusto e morale così, cosa c'è da disquisire oltre?, forse le fiabe non ci insegnano che il bene vince sul male?, forse il bene vince sul male solo quando è troppo tardi... che troppo tardi è sempre troppo presto. Che bisognerebbe prolungare l'agonia fino all'estinzione del genere umano, similmente al grande diluvio. Quando il cielo si illuminerà delle scie rosse sangue degli aerei militari, ecco che i più spiritosi perderanno il senso dell'umorismo. Quando verrà una tragica morte, un tragico sterminio, a strappargli il sorriso dai denti, allora impareranno cos'è il dolore. E a differenza di me non avranno le difese - caratteriali, esperienziali, di forza d'animo, psicopatologiche anche - per proteggersene. Si butteranno giù in un abisso che reclamerà le loro anime, in una fornace che è l'Inferno per come ce l'hanno sempre raccontato, e il gelo li fredderà per l'eternità. La vita alla fine. Il bene alla fine. La vita, la vita. Ognuno deve raccogliere quello che ha seminato. Ognuno raccoglierà così come ha seminato. Chi ha adulato e creato morte negli altri avrà morte per se stesso. Chi ha lottato per la vita avrà vita. La vita romperà tutti in mille pezzi, e sarà più spietata che mai con quelli che al momento credono di essere vincitori.



3 commenti:

  1. Ci sono molte dinamiche che sicuramente non posso capire (perché sono un tuo vissuto). Di una cosa son sicuro però, vivere è il peggior "dispetto" che si possa fare a chi ci fa del male.

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    1. Credo che non gli importi d'un granché. Sono stata per loro una chewing gum da ruminare fra i denti e poi sputare con disprezzo sull'asfalto. Della fine che ho fatto e che farò se ne fregano. Se vivessi applaudirebbero con ironia dicendo "Brava la chewing-gum!". Se morissi direbbero "Che dispiacere! Me cojoni". E questo è un punto che fa più male della violenza in sé. Il fatto che tu sia stata calpestata e distrutta come un oggetto e poi cestinata come una cosa che non conta, coperta di scatarrate e poi di sublime indifferenza beffarda.

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    2. Mentre son quasi certo del "Che dispiacere! Sti cazzi"... vivere e sopravvivere a chi ci disprezza e fa del male ti assicuro che è fastidioso (indifferentemente da ciò che possono dire... )

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