Nel medioevo, secondo il canale di Vivi che vi consiglio viv(i)mente, le persone passavano il tempo a letto, spesso nudi, stretti l'uno all'altro per farsi caldo a vicenda.
Magari essere nati nel medioevo. Non avrei raggiunto i tredici anni, che sarei stata bruciata al rogo prima, ma sarebbero stati dodici anni di quiete e normalità. La mia vita fra il letto e la dispensa normalizzata. Un sogno. E poi c'era Dio, cosa più importante di tutte. La devozione a Dio era unilaterale, universale. Ecco: sarei stata felice d'aderire a quella fede come la fiumana di gente che la osannava, e avere un "amico" - Dio - con cui parlare nel silenzio della notte. Per la verità, in momenti di dissociazione o nevrosi intensa, io parlavo con Dio. Solo non riesco più da qualche anno a questa parte - mi hanno strappato a morsi la fede dal cuore.
Quando ero bimba mio zio bestemmiava provocatoriamente a Natale, davanti a noi bambini. Mi inginocchiavo dinanzi al presepio e pregavo per la salvezza della sua anima. Anche oggi, agnostica come sono, prego per i miei "nemici". Che poi di nemici non ne ho - non sento di averne. "Perdonali, Padre, perché forse sanno quello che fanno, ma non ne hanno comunque colpa. La colpa, se poi c'è, risiede nella natura di noi uomini, inferiore, sofferente. Perdonali nonostante sappiano esattamente quello che fanno. Perdonali proprio per questo. Offri loro le tue mani amorevoli, a carezzarli e sanare la loro rabbia, il loro rancore, il loro dolore".
Un discorso così sarebbe stato "normie" nel medioevo. Non oggi, comunque. Non importa: Dio, ti amo. Sei il mio unico amico - quando ho tanto alcool in corpo. Ma anche quando sono in preda alla disperazione.
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