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giovedì 19 marzo 2026

La solitudine

Non la solitudine di Pausini - che a guardarla, lei e la sua boria e la sua voce da raccapriccio, uno capisce perché Marco non torna più... -, la solitudine come concetto universale, intimo, personale, condiviso talvolta da ogni persona.

Come i narcisisti patologici mi auto-cito, perché lo scrissi anche altrove: la solitudine (per quanto mi riguarda) è percepirsi nei limiti di un corpo, di una mente, che non può comunicare con l'esterno - che anche se riuscisse a comunicare qualcosa, non verrebbe capita. Incomunicabilità. E' incomunicabilità che sento quando la mia testa galleggia nel nulla - numbness - senza che il mio cuore provi un'emozione, scorrendo diversi post che anche se fossero offensivi non riescono più a toccarmi, passando in rassegna uno per uno gli elementi della alienazione... la mia testa rimane vuota, persa nelle nuvole... 

Non più la capacità di soffrire, ma nemmeno di ragionare se è per questo. Fra il 2019 e il 2022 sono diventata nota su blogger, e non esattamente in modo positivo per via del carattere di merda che mi ritrovavo. Narravo di sofferenze con cui alcuni potevano identificarsi. Quei post li ho raggruppati tutti in un documento Word. Ci va data una revisione. Poi lo sbatto sul web. 

In ospedale erano d'una gentilezza che sapeva di gentilezza-che-si-riserva-ai-ritardati. Finalmente ho la compassione che merito come essere meno che umano.

E vantiamoci, vantiamoci di essere Casi Umani... ma non mi sto vantando, tanto è ovvio e lo sanno tutti. Tornando al 2019, ero là che prendevo molto sul serio tutto ciò che scrivevo e pubblicavo qui, per il mio narcisismo per me rasemblava la letteratura, sebbene fossero cazzate puerili, e dato fra l'altro il carattere da vomito che avevo, altamente paranoica e incapace di fare buon viso a cattivo gioco, avevo sì e no 6 follower in tutto nonostante le mie parole fossero abbastanza condivisibili da persone che ci si potevano immedesimare - alla fine sarà l'inconscio collettivo, ma siamo tutti uniti in un dolore medesimo che prende solo sfumature diverse a seconda dell'esperienza individuale. 

A volte le mie lagne "poetiche" e pompose risultavano efficaci perché mi riconosco una qualche capacità evocativa. Il quoziente intellettivo basso era e basso è rimasto... ma mi viene da dire che non sia necessaria chissà che intelligenza per essere "scrittori" (o imbrattacarte) oggi. Così revisiono con la "maturità" di oggi quegli scritti e tento con Amazon self-publishing. Non ho nulla da guadagnare - ma manco da perdere

6 commenti:

  1. Anche a me la voce della Pausini non fa impazzire, e ricordo che se un tempo lo dicevo mi prendevano per pazza...
    Mi piace il tuo modo di descrivere la solitudine, è molto vero.

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    1. Mai piaciuta (neanche a me) e non ho mai capito perché strilli così tanto nelle sue melense canzoni.
      Ti ringrazio tanto! 💓

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  2. E niente io non ci riesco a vederti come un caso umano. Concordo sul bellissimo (quanto "drammatico") modo di descrivere la solitudine.

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    1. Andrea, se ti dico che sei gentile ti incazzi, che non sei "gentile" ma dici quello che pensi. Allora ti dirò che sei un tesoro di persona.♥ I tuoi commenti mi aprono il cuore. Grazie.

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  3. Persa la mia consorte, mi ci sto raccapezzando con la solitudine "quella che arriva lei", non quella che cerchiamo in autonimia quando vogliamo fare i fighetti anticonvenzionali. Ne scopro difetti e virtù (in realtà le virtù si son nascoste bene ma so che usciranno fuori prima o poi..), il fatto è che quando non siamo artefici rimaniamo sempre un po' basiti, impreparati, anche se quel piatto amaro hai avuto una vita per somatizzarlo, allora ti resta quel margine di incomunicabilità che resiste (ma scoprire altri bloggers aiuta) e di inutilità che scaturisce dalla trista modalità "compito esaurito", mentre invece devo occuparmi di me, e anche lei lo avrebbe voluto, lo vuole.

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    1. Occuparti di te a volte è anche prendere respiro dall'angoscia (della solitudine non voluta) e cercare di mettere una toppa sebbene un po' storpia alla sensazione di essere soli. La realtà virtuale ci illude un po' tutti di essere meno soli... ma dovrebbe essere un male? Se l'alternativa è una solitudine reale, concreta e tangibile...

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