Amaro Futtitinni.
Gli stoici insegnano che non devi dare attaccamento né aspettative a nulla e a nessuno nella vita - le occasioni di soffrire non mancano al mondo e derivano tutte dall'attaccamento e dalla dipendenza alle/dalle cose del mondo. La filosofia Zen insegna ad ascoltare le proprie necessità più intime e ad agire in conformità con esse. L'auto-compassione di Carl Rogers ci istruisce che uno dei pilastri più importanti al mondo - sentirsi soli nel proprio dolore - non è che un'illusione; che in realtà nessuno è solo in nessuna circostanza al mondo, e il dolore che provi e che stai provando lo provano e lo hanno provato molte persone al mondo.
"Povera me" ripeto spesso. Ma dovrei dire "poveri noi". Poveri noi umani, con il nostro bisogno degli altri e la nostra dipendenza patologica dal giudizio degli altri. Bisogna apprendere a non battere ciglio nemmeno davanti alla morte.
"Del resto tutte le vite si equivalgono" - Camus. Se proviamo a fare "i filosofi", la vita è solo un intervallo random fra il nulla della nascita e quello della morte. All'interno di esso puoi soffrire tanto, anche - se sei scemo - più del necessario. Quale che sia la mia vita, in modo "Zen" la accetto. E forse sarà il caffè del mattino, che mi dà sempre calma (paradossalmente), ma sto bene. O forse sono le goccine di Valium. O forse è che il mio cuore non può appesantirsi ulteriormente di altri sentimenti di dolore.
Sto scrivendo con le lacrime agli occhi, ma sebbene non pianga, di norma, e da secoli, comunque devo per forza guardare quel dolore, quella vergogna in faccia, riconoscerla e andare avanti lo stesso. Senza palliativi. Senza tamponare il sangue o le lacrime del cuore - lasciarle scorrere via come dev'essere.
Per la verità non provo particolare struggimento emotivo, non quanto la vergogna. La vergogna deriva ovviamente dall'alcool e dalle figure che mi fa fare... Ma chiudi gli occhi. Respira. Sei ancora viva. Anche in modo così ridicolo.
Mi sembra impossibile in questa landa depauperata d'ossigeno, ma un giorno starò bene. Felice non lo sarò mai - è probabile così. Ma almeno starò bene. Cercherò di essere fiduciosa nella vita. Questo inferno che ho costruito attorno a me si può grattare via, questa grotta di buio e vergogna avrà pure una via d'uscita...? La via d'uscita si chiama astinenza completa dall'alcool. Ma io, da sola, dove vado? Cosa faccio? Non sono capace di far nulla - dice la mia impotenza appresa. Nemmeno di partire per sempre.

Non te lo mai detto... ma questo "astinenza completa dall'alcool" l'ho pensato spesso.
RispondiEliminaè l'unico modo
EliminaHo un portachiavi di quel brand, Futtitinni.
RispondiEliminaChe poi è anche una giusta filosofia di vita, a volte.
Sì, spesso lo è. Ciao!
EliminaOgni tanto bisogna seguire alla lettera, l'etichetta di questo amaro.
RispondiEliminaSempre.
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