Lo sguardo dell'altro
- La Sicilia. In Sicilia possono fissarti per due minuti buoni ininterrotti senza nessuna vergogna o imbarazzo. Il tempo medio di fissità di sguardo lì (come in altri Paesi più retrò) va dai 30 secondi ai 2 minuti. Se hai davanti un deficiente andiamo ancora oltre.
- Il Nord Italia. Il tempo di fissità si riduce. I passanti distolgono lo sguardo dopo qualche secondo di fissità, guardando il cielo, in basso, a destra, a manca, ovunque tranne che verso il tuo viso.
- Paesi asiatici come la Cina e il Giappone. Non c'è contatto visivo con questi individui. Se sei una donna e ti imbatti in un cino-giappo, lo sguardo che ha è fisso inchiodato al pavimento. Lo abbassa istantaneamente, tanto che pensi che si vergogni. In realtà è proprio prassi sociale "d'educazione" e "rispetto" lì. (Così come lo è sucare i noodles sputando brodo a 500 metri di distanza.)
Trovo adorabile l'abitudine cina-giappa di abbassare lo sguardo. Lo faccio anch'io ogni volta che si presenta uno sconosciuto - ma questo sentimento di vergogna e pudore è personale, non deriva dalla cultura. L'amichetto disse che sembravo "una giapponesina" ai primi tempi della nostra frequentazione perché non facevo che scusarmi e ogni cosa era fonte di senso di colpa distruttivo e vergogna (No amichetto, sono afro-araba, dell'Africa bianca in realtà...). Ci sono punti in comune - uno unico in realtà - fra la Sicilia e il Sol Levante. Il concetto di vergogna e cosa-diranno-i-vicini, l'onore, la reputazione pubblica.
Infatti la Sicilia registra più hikikomori di qualunque altra regione a livello nazionale. (A detta dello psichiatra giapponese più arcinoto (non ricordo il nome) che tratta questi casi in Giappone, interessandosene anche a livello culturale-mondiale).
Nel periodo Edo, in Giappone, i vicini erano responsabili penalmente della reputazione dei vicini di fronte allo shogun - in gruppi di vicinato di cinque famiglie -, perciò va da sé che sia cresciuto un senso di autocontrollo e pudore del giudizio del prossimo.
In Sicilia Saudita, non so da cosa dipenda. Là si dice "rugnusa fimmina!", "svergognata!". Ci tengono al giudizio degli altri perché ci tengono all'onore e al prestigio sociale. (Specie verso le donne.) Ma non ne ho idea del perché.
In questo contesto lo sguardo pesa come un macigno perché è correlato al giudizio (negativo). Un siculo si sente addosso tanti di quegli sguardi "spiritati" che si rinchiude in casa per la vergogna. Avrà anche il sangue negro (dicono alcune teorie) ma non ha nulla della disinvoltura e menefreghismo dei negri. Per il siculo (medio) la vita sociale può essere un dramma se non si posseggono i requisiti minimi di figaggine. Una regione divisa fra bulli caustici, "mafiosi" e vittime spaventate terrorizzate dal mondo. Il bullismo - e lo stigma, concetto, fra l'altro, greco come le origini della Sicilia - al Nord sarà anche più diffuso, ma al Sud è (tendenzialmente) più feroce. In società e in famiglia.
Leggendo stavo cercando di fare un'analisi del "centro". Lo sguardo.... chi ti guarda, ti può seguire o distogliere dopo pochi secondi. Chi è guardato (e qui siamo a Roma) che sia uomo o donna... ha sempre tre diverse opzioni, tutte possibili e alle quali nessuno ha da ridire... Ricambia lo sguardo e sorride o semplicemente aspetta che sparisci dal campo visivo, non ti guarda e passa oltre (se sta fermo guarda altrove). Terza opzione non me no frequente delle precedenti ed unisex, dopo pochi secondi "Che ca@@o ti guardi". La vergona non esiste (generalizzando) sei un coglione... che tu sia dei parioli piuttosto che del tufello.
RispondiEliminaMa eppure io a Roma stavo bene. Solo a vedere quella fiumana di gente che circonda il colosseo (meraviglioso) o piazza di spagna (stupenderrima) mi sentivo una formichina in mezzo a tante formichine
EliminaEd è così :)
EliminaTiro a sorte fra New York e Roma. Con l'inglese faccio cilecca. Ma lì l'anonimato sarebbe totale...
EliminaRoma è grande come mezza Sicilia praticamente e popolosa come tutta la Sicilia
EliminaProbabilmente è anche molto soggettiva la cosa..pur da romano la Sicilia la frequento parecchio, continuo ad avere zie e cugini da parte di mia moglie in tutto l'hinterland etneo, papà invece è palermitano e trapiantato a Roma da millenni e di quel ramo abbiamo perso radici.. oltretutto Palermo e Catania sono due mondi a parte, legati forse solo dall'outlet nel cuore siculo.. ahah
RispondiEliminaInsomma dicevo, chi mi guarda e mi scruta mi rimbalaza e spesso guardo anche io sfacciatamente e faccio le pulci ad un sacco di gente, e al centro di Roma c'è da divertirsi in questo.. secondo me c'è gente che passeggia solo dall'Altare della Patria a piazza del Popolo e ritorno perchè fuori da quel perimetro diverrebbero casi umani da ricovero, in quella fascia invece non c'è limite all'assurdo e viene tollerato ogni pazzariello.. la pressione non si sente.. se vuoi sentirti "inosservato" però, hai ragione, credo che New York sia il top.. l'ho imparato che puoi entrare in qualsiasi hotel per fare pipì.. se lo fai a Roma ti tocca prenoita' una suite minimo.. ;)
Ma sì che tutto il mondo è paese. Qui ci sono immigrati che più che entrare in hotel pisciano contro le ruote delle macchine.
EliminaForse il dilemma più emblematico e rappresentativo della faida Palermo-Catania è la disputa "Arancini - Arancine". Etimologicamente abbiamo ragione noi dell'area Ovest: si dice Arancine, e basta. Si tratta di un diminuitivo di "Arancia" per l'accademia della Crusca. E quindi va coniugato al femminile. Che se ne facciano una ragione.
Un abbraccio!