lunedì 29 giugno 2026

Le radici psicologiche del razzismo


Pensando a personaggi come Richard Lynn -- pessima idea fargli pubblicità, ma tant'è: uno pseudo-psicologo britannico famoso per i suoi articoli pseudo-scientifici sul suprematismo bianco, il quale sostenne che il QI della popolazione italiana decresceva quanto più a Sud si andava... sì, proprio una questione di "latitudine" -- ho deciso di affrontare oggi il tema del razzismo...

Come voi già saprete, non esiste un'unica tipologia di discriminazione razziale: c'è il razzismo "classico" basato essenzialmente sul colore della pelle, oppure il più diffuso e attualissimo "razzismo culturale". 

Un esempio del primo è l'assunto ottocentesco tanto caro a Lynn per cui i neri sono "intellettivamente inferiori"... perché l'eugenetica, perché la melanina, e... non saprei più cos'altro. 

Ma è principalmente sul secondo che voglio concentrarmi, perché è il principale problema del tempo.

Possiamo trovare un esempio lampante del razzismo culturale, più "moderno" (ma non meno deprecabile), nella discriminazione dei meridionali o degli immigrati da altri Paesi al Nord (Italia). 

Io, come donna che, per disabilità fisica, sono impossibilitata a lavorare, mi sono sentita rivolgere in continuazione, in Lombardia, la domanda (spesso dopo che avevano saputo o capito che ero del Sud) "Cosa fai nella vita?" "Lavori?". A questo rispondo sempre con un tranquillo "Studio all'università, e purtroppo sono disoccupata". Ma mi accorgo che nel pronunciare queste parole il mio sguardo si fissa in basso, come se mi sentissi in colpa. Successivamente, l'atteggiamento che ricevo è freddo. Del tipo "Tornatene in Sicilia, dunque". "A noi qui non servi a nulla". 

Forse, il razzismo culturale si presenta come più "ragionevole", in quanto non parte in sesta dall'assunto che se hai la pelle scura o il craneo piuttosto allungato sei automaticamente, in chiave lombrosiana, un delinquente; semmai basa le sue "ragioni" (pseudo-ragioni) sul concetto di integrazione.

"Se sei meridionale e ti integri, ok; sennò, tornatene a casa".

Integrarsi in sostanza vuol dire: aderire agli usi e costumi locali, agire con il decoro che ci si aspetta da te e soprattutto avere un lavoro e quindi contribuire al PIL regionale. 

Del razzismo del Nord contro il Sud, che esiste da secoli (se non millenni) ed è innegabile, non si può letteralmente parlare. E' del tutto normale che un articolo scritto da un inglese che identifica l'Italia da Roma in giù come "Bordello" (un inglese con, guardacaso, la moglie piemontese e leghista) occupi le maggiori testate giornalistiche e i telegiornali nazionali per due settimane intere. E nessuno che ci veda qualcosa di anormale.

Se i cartelli "Non si affitta ai meridionali" sono ormai "quasi"[*] una rarità relegata al passato, agli anni '60 o giù di lì, il razzismo culturale Nord-Sud non è per nulla acqua passata, come vorrebbero farci credere, eppure non se ne può semplicemente parlare. Questione chiusa.

E chiudendo con l'occasione anche la parentesi, andiamo al nucleo del post.

Cosa scatta nella mente del razzista -- culturale o "classico-ottocentesco" che sia -- allorché sostiene e crede fermamente che certe culture, o certe razze, siano "geneticamente" o "culturalmente" inferiori alla propria?

Freud, così come i neofreudiani come E. Fromm, furono molto chiari sulla questione: 

quando non hai nulla di particolare di cui vantarti nella tua misera esistenza, quando, insomma, percepisci di essere una totale nullità d'essere, individualmente, la tua unica ragione d'orgoglio diventa il chiarore della tua pelle o dei tuoi occhi, oppure la tua "identità nazionale" (o culturale, o etnica).

Si tratta di quello che Freud definì "Narcisismo collettivo". La nazione, la razza, la cultura, diventa uno specchio sul quale si proiettano gli aspetti di sé più desiderabili, alla percezione del singolo "superiori" (e che intimamente e singolarmente, al 99,9% periodico dei casi, non si possiedono per nulla). 

Come la civiltà. 
Come l'intelligenza. 
Come l'istruzione. 
Come l'essere "gran lavoratori". 
Come l'essere "moderni e progrediti".

Mario Borghezio, deputato Lega Nord, a un raduno del partito a Pontida.

Affermò ai tempi del ruggente antimeridionalismo il non-compianto Umberto Bossi, segretario della fu Lega Nord: "Scendere al Sud è come tornare indietro di 200 anni". Bossi aveva una moglie d'origini materne siciliane, che sembrava essere in realtà "la mente" dell'intera famiglia Bossi, formata, oltre che da lei che era l'unica "normale", da un cocainomane che era Bossi stesso, già colpito da ictus, e due figli i quali, ("Roma ladrona"...) usavano i soldi pubblici anche per pagarsi le mutande.

Ma lasciamo perdere -- lo sappiamo tutti, e del resto per fortuna il fenomeno Lega "Nord" è affondato, resta un solitario "Lega" (Lega Sicilia, Calabria, Campania... concedetemelo: LOL), e anche la parola Lega sta scomparendo assieme a Salvini dietro minaccia di Vannacci.



Questi cambi di rotta all'interno di un partito come la Lega (Nord o Sud che sia) non sono per nulla incomprensibili; anzi: l'essenziale è trovare un capro espiatorio; ieri i "terroni", oggi (principalmente) gli immigrati / neri o islamici in generale.

Per chiudere, il razzismo, classico o culturale che sia, è sempre sintomo d'una mentalità gretta, rozza, appartenente a persone che sanno di non valere nulla e contraddicono sistematicamente gli aspetti desiderabili di sé che affermano di possedere in base "alla nazione", "alla cultura", "ai capelli biondi".

I peggiori evasori fiscali, assenteisti in Parlamento, rozzi, incolti, pigri, volgari, incivili, sono sempre stati razzisti verso il prossimo e per le medesime ragioni che in realtà sono loro proprie caratteristiche. (Proiezione, in psicologia).

Succede ovunque, il meccanismo è lo stesso: quando sai di non essere nulla di encomiabile, hai "bisogno" che il tuo narcisismo si rifletta in un concetto più ampio di nazione, cultura, etnia, razza, -- quella sì -- encomiabile e superiore.

Sentirti parte di un "gruppo" di gente "distinta" ti rende fiero di te stesso e orgoglioso delle tue qualità quando quelle qualità non le possiedi veramente.

Note a margine

[*] quasi, perché leggevo su un social che un ragazzo laureato in Ingegneria all'Università di Palermo che cercava casa in Veneto per lavorare, oggi, anno domini 2026, si è visto rifiutare l'affitto per via delle sue origini geografiche; e tutte le volte che ho telefonato io per cercare casa al Nord, si accertavano sempre accuratamente che fossi italiana, e non straniera.

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