Ho una teoria un po' controversa -- e probabilmente opinabile -- sull'origine del sentimento d'amore.
Spesso, in genere, siamo persuasi che l'amore possa sbocciare in base alla "performance" o alla "prestazione". Di beltà, di buon carattere, di affidabilità, di cortesia, di empatia di... essere delle "belle" persone, insomma. Dentro ma soprattutto fuori.
Cerchiamo sempre di essere "perfetti" agli occhi dell'altro quando ci innamoriamo. Di apparire perfetti quantomeno, qualunque cosa la parola "perfezione" significhi per noi.
Essere senza errori? Potremmo trovare un esempio di perfezione nell'essere (utopicamente) privi di macchie e sbavature, almeno all'apparenza. Una volta che stiamo a lungo con una persona tipicamente ci lasciamo andare, ci rilassiamo mostrandole i nostri lati d'ombra.
La mia opinione personale è questa: non credo che l'amore, ma nemmeno la fase precedente e primaria dell'innamoramento, sia una questione di perfezione. Piuttosto è proprio dell'imperfezione che ci innamoriamo.
O meglio: della vulnerabilità.
E' facile pensare che una persona sicura di sé, sfrontata, la tipica "faccia tosta" debba risultare attraente, perché spesso è così in un certo qual modo.
Tuttavia non è nel sorriso beffardo e menefreghista, nella "durezza" e nella "potenza" che sorge l'amore -- piuttosto, sperando che voi mi perdoniate il "pateticume", nella lacrima dell'altro.
E' attraverso la percezione della vulnerabilità dell'altro che noi possiamo scorgere la sua anima e innamorarci di lui di conseguenza.
Non è quando ride ma quando le lacrime gli solcano il volto che possiamo davvero vedere l'altro e perciò innamorarcene.
La tristezza apre uno spiraglio sull'anima dell'alterità e questo più di ogni altra cosa ci porta a capire cosa proviamo per l'altro in toto. La tristezza dell'altro funge da specchio ai nostri sentimenti su di lui.
Dirò anche un altro pensiero personale: ci si chiede spesso se ciò che si sente dire all'altro quando è fuori di sé dalla rabbia sia vero. Ma per me la verità non risiede nella rabbia -- ma nel dolore.
Siamo sinceri con noi stessi e con il nostro cuore (cioè con la nostra anima) quando ci sentiamo tristi. La tristezza è assai più rivelatrice della rabbia circa ciò che davvero sentiamo e pensiamo.

Non ci si innamora mai in base alla prestazione, alla bellezza, alle grandi qualità.
RispondiEliminaQuindi io la penso come te. Ci si innamora irrazionalmente, spesso per ragioni che razionalmente non si conoscono neppure.
🧡
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