giovedì 16 aprile 2026

Il senso della vita


Due giorni fa ho guardato un video di JustMick nel quale, fra le altre cose, si parlava del fatto che se l'asteroide che ha fatto estinguere i dinosauri fosse caduto in qualunque altro punto del pianeta, i dinosauri - che fino a quel momento erano in ottima salute, avendo governato il pianeta per 160 milioni di anni - non si sarebbero estinti

Questo è uno degli assunti base di cui si serviva lo Youtuber (uno dei migliori che abbiamo in Italia per quanto mi riguarda) per sovvertire concettualmente la legge di causa-effetto a cui i bias del nostro cervello sono abituati. 

Proseguendo nel video si veniva a concludere per mezzo di varie solide argomentazioni che le coincidenze non esistono - tutto è necessario, cioè non potrebbe mai andare diversamente da come va

L'assenza del libero arbitrio è una situazione - per quanto dolorosa per noi, che abbiamo bisogno di credere che ci sia un perché a tutto ed un controllo su tutto - che ci porta ad una conclusione bella e terribile insieme: l'universo è una formula matematica perfetta ed eterna, immutabile e necessaria

Se non abbiamo alcun controllo sulla nostra vita, potremmo paragonarci a palle di metallo che scivolano in tubi dalle direzioni prestabilite (da Dio? Dal cosmo così com'è?) - quello che noi chiamiamo "destino". Che sia possibile operare una modifica ai Grandi, Imperscutabili Piani, è un'illusione disperata a cui ci consacriamo per non impazzire. La fine che faremo, ed ogni singolo passo o scelta che compiamo in ogni singolo istante, sono "arbitrariamente" già decisi.

L'universo, del resto, è un'immagine "fissa": il tempo (e lo spazio-tempo) non esistono realmente.

Avanzo un'ipotesi "esoterica" forse un po' coraggiosa: sappiamo già tutto sul nostro percorso di vita prima di nascere.

Me lo fa dire che alcune intuizioni - nonché "visioni" - che ho avuto della mia vita si sono poi effettivamente realizzate. Abbiamo una mente più complessa di quel che crediamo, e le cosiddette facoltà paranormali, in forma totalizzante o anche solo accennata, possono verificarsi in coincidenza di particolari stati psicologici. 

Io ho avuto alcuni episodi di pre-veggenza in cui ho "visto" con l'occhio della mente il mio attuale compagno, tre anni prima di conoscerlo (doveva essere lui, perché in suddetta "visione" il bambino e poi l'uomo che vidi era biondo, come lui) (no, non avevo fumato o assunto nulla), e alla fine dentro di me c'era una certezza più solida del titanio: "Un giorno io ti troverò", diceva la mia mente, senza nessuna ragione plausibile. Ne ero semplicemente certa, senza motivo.

Credo fermamente nella reincarnazione e seguendo il tracciato dell'esperienza mi sono formata una serie di altre idee-ipotesi sulla natura della vita. Ma una cosa è certa, se vogliamo trovare un senso ad essa, non possiamo perché (almeno dalla nostra microscopica prospettiva umana) non c'è. E' quello di godersela - al massimo.

Un viaggio misterioso, che termina nel buio... lo vivremo come in aereo, rigidi su una sedia con la cintura stretta, o come in crociera, svagandoci e guardando il cielo dal pontile? Su un piano "oggettivo" non ha nessuna importanza, quale delle due. Eppure, su uno personale, è di vitale importanza.

Lascio il link del video di JustMick che ha fatto da spunto a questo post:
https://youtu.be/LDpQ2QjarXQ?si=wAEShkNYD6Z4jxNr

martedì 14 aprile 2026

Rabbia e dolore


La rabbia è un rifugio - dietro la rabbia c'è dolore, in genere, così come dietro la malattia (di qualsiasi tipo) c'è la ferita dell'assenza d'amore. Se - scrisse Galimberti - potessimo fare un referto medico, sulle patologie psicologiche o somatiche di chiunque, un referto medico che veramente esprimesse i sentimenti del malato e il motivo reale per cui si è ammalato, ci sarebbe scritto in sostanza: "Fategli capire che deve amarmi, che deve preoccuparsi per me, che deve prestarmi la stessa cura e lo stesso rispetto che io gli impresto". Quale che sia la malattia - dai disturbi alimentari al cancro maligno.
Dunque malattia come richiesta implicita di amore, rabbia come espressione "deviata" di sofferenza. Ricordiamocelo quando giudichiamo con biasimo una persona che in profondità non è tanto malata o cattiva, quanto semplicemente sofferente.

La natura dell'odio


Contrariamente a quanto ci insegnano, l'odio non è un sentimento "umano" necessariamente; non affonda le radici nella natura umana, geneticamente, sebbene sia più antico dell'amore. Non è necessario né inevitabile odiare: l'odio è un sentimento che deriva da una struttura caratteriale narcisistica e ha come sua base l'invidia - così come l'ignoranza fa da pietra d'angolo alla paura e conseguentemente alla violenza.

Vero è che, se tu mi odii, sebbene io non ti odii di conseguenza (poiché non ne sento la necessità), non ti amerò di certo. Gesù, Giuseppe e Maria possono attaccarsi. Di fronte all'odio è civile, rispettoso di sé, sintomo di amor proprio, di sanità mentale prendere le distanze.

Una mente che sia limitata è più predisposta all'odio di una equilibrata e intelligente.

Una persona davvero intelligente non può essere cattiva, e cioè covare odio, perché l'odio è il presupposto di una mente povera di materia grigia.

Le passioni "sataniche", istillate dall'ego e contrapposte all'amore, sono circa queste qui: 
  • Odio. Come già detto, è invidia di base, e dirò di più - odio e invidia sono praticamente la stessa cosa. In filosofia si parla di "invidia esistenziale" quando essa non si rifà ai possedimenti dell'altro o alle sue qualità, ma alla sua mera esistenza. (E' il caso dei fratelli maggiori che odiano i minori, narcisisticamente, perché li hanno privati del posto privilegiato di "figli unici" davanti ai genitori).
  • Rancore. Il rancore è prova di una mente retoricamente "ottusa" in quanto incapace di concepire altri punti di vista e altri vissuti dal proprio. Si cova rancore perché ci si sente "assolutamente vittime"; sentirsi "assolutamente vittime" significa non capire la propria parte di colpa che esiste in tutte - ma proprio tutte - le dinamiche conflittuali umane.
  • Dinamiche di potere come la svalutazione. Quando ci si sente insicuri, e quando si percepisce la vita come una lotta costante, in altre parole - quando si è competitivi, è un continuo "mors tua, vita mea". Le persone più deboli hanno bisogno di affondare il prossimo per sentirsi meno insicure e difettose.
  • Sadismo. Questo è proprio dei caratteri antisociali. Il sadismo subentra in una mentalità quando chi ne soffre è stato a propria volta trattato in modo sadico da bambino. Il "modello sadico" viene interiorizzato e riprodotto sugli altri percepiti come "più deboli" sotto forma di tortura o maltrattamenti di diverso tipo. Qui si tenta di risolvere il conflitto traumatico irrisolto del essersi sentiti impotenti di fronte al sadismo dei genitori riproducendolo come in un "gioco di ruolo" in cui si è, questa volta, oppressori e non oppressi.
Amore e speranza tentano di porre un argine a tutti questi mali, ma per il principio dell'entropia valuto più verosimile che la Specie, di autofagia in autofagia, giungerà all'estinzione per mezzo di essi. 

Omnia vincit amor? 

Il potere dell'amore non vince sul potere dell'odio dato dall'ego (con tutta la sua carrellata di derivati che ho appena elencato), perché questo è più forte, più pervasivo, più "semplice" (il cervello umano semplifica, non si complica la vita in riflessioni e comprensioni che porrebbero potenzialmente un freno alla violenza), e di conseguenza più affine alla natura dell'uomo. O di molti uomini, per lo meno.