Arrendersi.
Aggrapparsi.
Voce del verbo amare.
Su un forum ho discusso del mio amore per un uomo in una relazione tossica (la più sana che ho avuto, comunque sia). Ebbene. Ieri sera piangevo lacrime di vetro e mi aggrappavo a lui come fosse stato lo scoglio della mia vita. Piangevo coperta dal lenzuolo. Senza dir nulla. Lui piangeva con me. E quando, più avanti, gli chiesi perché, rispose: "Sto male". Ma non mi chiese perché di rimando.
Di motivazioni potrebbero essercene troppe -- se piovesse il mio sangue diluvierebbe sul pianeta intero. Guardando La passione di Cristo avevo il cuore caldo. La corona di spine -- la corona dei "folli" -- è sempre simbolicamente attorno alla mia testa. Del nord ho notato -- e ne parlavo stasera -- che la discriminazione qui assume tinte più civili e perbeniste, e per questo forse ha un sapore meno amaro. Si fa uso di isolamento, mentre dove sono nata era isolamento+violenza sociale+distruzione della reputazione e della speranza. La cattiveria del sud mi sembra grandemente più eclatante di quella "politicamente corretta" del nord. Al nord ti squisciano il veleno endovena senza che te ne accorgi. Al sud ti riempiono di botte fino a che non hai più denti da sputare. In ogni caso stasera tornavo a pensare a quel video per me più significativo del dovuto sulla differenza criminologica fra il mostro e l'eroe.
L'AI suggerisce che si tratti di una scelta arbitraria fra identificazione con il carnefice o con la vittima. Uno spartiacque significativo verso una tendenza o l'altra è la presenza nella vita della vittima di una persona (anche una sola) che dia amore. Quella persona per me è stata mia nonna -- ma a 14 anni conobbi mio padre che frantumò in mille minuscoli pezzettini la sua immagine ai miei occhi. Però qualcosa di lei rimase. Annidata fra una corda e l'altra del cuore o in una porzione di memoria custodita gelosamente. Mentre in adolescenza bruciavo c'era il mio professore privato che tentava di aiutarmi. Bruciavo, bruciavo. Cyberharrassment, cyberstalking, molestie di tutti i tipi, l'odio del paese siciliano e di Dio che mi aveva fatta storta -- ma questa cosa non mi convinceva e non mi rassegnavo. Leggevo. Leggevo. Leggevo. Saggi di psicologia o sociologia o filosofia. Non ero intelligente d'un granché e non capivo tutto, data la mia giovane età oltretutto. Però ce l'ho messa davvero tutta. E alla fine sono riuscita a costruire un mosaico nella mia testa: un mosaico che componeva la scritta Io non diventerò come voi
Questo mondo non mi renderà cattiva (credits al fumettista italiano)
Ho zoppicato cercando di mantenermi in equilibrio sul nulla mentre nella mia testa (un cervello bastonato da droghe e sofferenze) correva in parallelo la pietà per ogni forma di dolore altrui e quel guizzo un po' psicopatico che mi portava a volte a fare del male con rabbia salvo poi guardare cosa avevo fatto e pentirmene fino a soffrire. Soffrivo del male che mi veniva fatto ma era più insopportabile quello che facevo io. Passano gli anni piovigginosi della prima età adulta senza che nulla cambi, violenze sempre più atroci. E io sempre disperata a "voler" essere scema o dissociata o folle o ubriaca perché sono gli unici mezzi per non sentire dolore.
Poi il mio ragazzo. La furia dell'odio-amore e la distruzione che avevo in serbo per il suo mondo -- a un qualche perverso livello del mio inconscio.
Sai, io credo che certi comportamenti siano aberranti ovunque, anche se li si infiocchetta, anche se sembrano meno amari e più educati.
RispondiEliminaE' un modo diverso di uccidere, più insidioso e apparentemente meno doloroso. Al sud noto la stessa indole al pettegolezzo unita a una particolare violenza più esplicita che aggiunge carico
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