Del resto, scrisse Camus, tutte le vite si equivalgono.
Tornata dal giro notturno ho ripensato alla serata appena passata (sabato sera), nell'inconsapevolezza di un bicchiere di vino dopo l'altro. Tanti sorrisi. Tanta stupidità. Un'ineffabile, inafferrabile tristezza.
Non so se sono convinta di continuare a far ciò che i nostri tre comici d'Italia chiamavano "girare come la merda nei tubi", ciò che si definisce "vita" in qualche modo, perché che sia una vita felice o penosamente mediocre, in fondo - cosa cambia? Vale la pena?
Ebbene, immaginiamo Sisifo felice che contro l'Assurdo della vita oppone un infrangibile sorriso.
Spingi il masso, Sisifo. Per me sei un totale idiota, (lo siamo tutti, che condividiamo con te lo stesso dolore e la stessa insensatezza esistenziale), ma tu non ci badare, spingi. Spingi. Fino alla fine.
Spingi (vivi) finché lo vorrà Dio, o la necessità, o il caso. E non porti domande. Non guardarti indietro. Non piangerti addosso. Non fare un lamento.
Si potrebbe pensare che questa realtà sia "diabolica". Terribile. E che l'unico modo per tollerarla sia essere già matti - l'Elogio alla follia di Erasmo. La vita ci ha insegnato ad essere inconsapevoli per tutelare la nostra sopravvivenza. La vita ha messo in noi un pizzico di follia per aiutarci a tollerare il peso del non-senso.
Due giorni fa ho guardato un video di JustMick nel quale, fra le altre cose, si parlava del fatto che se l'asteroide che ha fatto estinguere i dinosauri fosse caduto in qualunque altro punto del pianeta, i dinosauri - che fino a quel momento erano in ottima salute, avendo governato il pianeta per 160 milioni di anni - non si sarebbero estinti.
Questo è uno degli assunti base di cui si serviva lo Youtuber (uno dei migliori che abbiamo in Italia per quanto mi riguarda) per sovvertire concettualmente la legge di causa-effetto a cui i bias del nostro cervello sono abituati.
Proseguendo nel video si veniva a concludere per mezzo di varie solide argomentazioni che le coincidenze non esistono - tutto è necessario, cioè non potrebbe mai andare diversamente da come va.
L'assenza del libero arbitrio è una situazione - per quanto dolorosa per noi, che abbiamo bisogno di credere che ci sia un perché a tutto ed un controllo su tutto - che ci porta ad una conclusione bella e terribile insieme: l'universo è una formula matematica perfetta ed eterna, immutabile e necessaria.
Se non abbiamo alcun controllo sulla nostra vita, potremmo paragonarci a palle di metallo che scivolano in tubi dalle direzioni prestabilite (da Dio? Dal cosmo così com'è?) - quello che noi chiamiamo "destino". Che sia possibile operare una modifica ai Grandi, Imperscutabili Piani, è un'illusione disperata a cui ci consacriamo per non impazzire. La fine che faremo, ed ogni singolo passo o scelta che compiamo in ogni singolo istante, sono "arbitrariamente" già decisi.
L'universo, del resto, è un'immagine "fissa": il tempo (e lo spazio-tempo) non esistono realmente.
Avanzo un'ipotesi "esoterica" forse un po' coraggiosa: sappiamo già tutto sul nostro percorso di vita prima di nascere.
Me lo fa dire che alcune intuizioni - nonché "visioni" - che ho avuto della mia vita si sono poi effettivamente realizzate. Abbiamo una mente più complessa di quel che crediamo, e le cosiddette facoltà paranormali, in forma totalizzante o anche solo accennata, possono verificarsi in coincidenza di particolari stati psicologici.
Io ho avuto alcuni episodi di pre-veggenza in cui ho "visto" con l'occhio della mente il mio attuale compagno, tre anni prima di conoscerlo (doveva essere lui, perché in suddetta "visione" il bambino e poi l'uomo che vidi era biondo, come lui) (no, non avevo fumato o assunto nulla), e alla fine dentro di me c'era una certezza più solida del titanio: "Un giorno io ti troverò", diceva la mia mente, senza nessuna ragione plausibile. Ne ero semplicemente certa, senza motivo.
Credo fermamente nella reincarnazione e seguendo il tracciato dell'esperienza mi sono formata una serie di altre idee-ipotesi sulla natura della vita. Ma una cosa è certa, se vogliamo trovare un senso ad essa, non possiamo perché (almeno dalla nostra microscopica prospettiva umana) non c'è. E' quello di godersela - al massimo.
Un viaggio misterioso, che termina nel buio... lo vivremo come in aereo, rigidi su una sedia con la cintura stretta, o come in crociera, svagandoci e guardando il cielo dal pontile? Su un piano "oggettivo" non ha nessuna importanza, quale delle due. Eppure, su uno personale, è di vitale importanza.
Lascio il link del video di JustMick che ha fatto da spunto a questo post:
La rabbia è un rifugio - dietro la rabbia c'è dolore, in genere, così come dietro la malattia (di qualsiasi tipo) c'è la ferita dell'assenza d'amore. Se - scrisse Galimberti - potessimo fare un referto medico, sulle patologie psicologiche o somatiche di chiunque, un referto medico che veramente esprimesse i sentimenti del malato e il motivo reale per cui si è ammalato, ci sarebbe scritto in sostanza: "Fategli capire che deve amarmi, che deve preoccuparsi per me, che deve prestarmi la stessa cura e lo stesso rispetto che io gli impresto". Quale che sia la malattia - dai disturbi alimentari al cancro maligno.
Dunque malattia come richiesta implicita di amore, rabbia come espressione "deviata" di sofferenza. Ricordiamocelo quando giudichiamo con biasimo una persona che in profondità non è tanto malata o cattiva, quanto semplicemente sofferente.