sabato 2 maggio 2026

ἓν οἶδα ὅτι οὐδὲν οἶδα ("so di non sapere")


L'esperienza di "sentirsi sciocchi" è comune a molte persone -- non mi azzardo a dir "tutte" -- almeno saltuariamente.

Stanotte ho fatto un sogno di cui ricordo molto poco: mi trovavo ad uno sportello postale, con una donna bionda che gestiva, da impiegata, delle pratiche. Ci dibattevamo, io, lei e altri, sul significato del termine "stolto". Tutti, in Poste, sembravano convinti che volesse dire "intelligente". Intervenivo con costanza e determinazione a dire e ribadire il suo vero significato. L'impiegata bionda ci pensava un po', stentava, poi, vacuamente, acconsentiva.

Chiaramente non è un sogno che simboleggi le mie reali capacità o assenza di capacità, e il giudizio "di massa" su esse: semmai, credo fosse la messa in scena della mia più matura messa in discussione delle etichette che mi vengono attribuite.

Oggi penso che il giudizio di un altro abbia lo stesso peso del mio. Cioè, su una scala da 0 a 100, sia 100 che 0; per come io la penso, tutti e nessuno hanno la verità sugli altri. 

A livello soggettivo, forse, tutti -- va dato valore all'esperienza soggettiva di tutti (e in particolare di chi per noi è importante). Oggettivamente, ciascuno dovrebbe ammettere la propria ignoranza (data dai limiti, dai bias, dai pregiudizi, dalla "non (piena) conoscenza"...) nel valutare le persone

Mi preoccupo e mi tormento di meno su ciò che pensano gli altri (e forse non è così insolito, alla mia età).

Se in milioni pensassero ed esprimessero che io sia più o meno "scema", questa non sarebbe una prova di attendibilità. Il numero non definisce nulla - anzi: è spesso la leva di giudizi fuorvianti

Penso a me stessa (e di conseguenza anche agli altri) come ad una specie di semi-"flusso" che può avere performance buone o scadenti a seconda del momento e del contesto. Non gradisco le etichette e non le applico né a me né agli altri.

Tuttavia bisogna sempre agire con un certo criterio; se è giusto che si giudichi il comportamento e non la persona, questo non legittima il lasciarsi andare a performance scadenti.

La DBT (dialectical-behavioural therapy, terapia dialettico-comportamentale) di Marsha (Linehan) mi sta aiutando in tutto ciò che si evince da queste considerazioni -- una maggiore stabilità psicologica? -- e mi sta dando un filo di speranza.

Un po', mi sento cambiata.

Stamattina, come prima cosa, ho segnato le alternative piacevoli che mi sono venute in mente all'agito impulsivo -- che è tipico del mio problema psicologico (il disturbo borderline. Non abbiate paura: non mi definisce come "narcisistica" o "psicotica". Anzi... il più delle volte sono mite, mesta, e non mordo). E anche questa, in sé, è stata un'alternativa "piacevole" alla malinconia e al giudizio auto-svalutante che come un rumore di fondo mi tartassava prima, e che continua a ripresentarsi alla mia mente quando sono da sola...

giovedì 30 aprile 2026

Strappo // Amare "condizionatamente"


Fra un dilemma e l'altro, un senso di colpa e l'altro, una ripicca e l'altra, la battaglia fra noi viene mandata avanti da lui solo -- ma io ne comprendo le ragioni. E mi stuzzica il pensiero che sia in fondo (ma anche in superficie) colpa mia.

M'ero illusa d'un amore incondizionato.
Ma è davvero "vero amore" l'incondizionato?
Ciò che chiamiamo amore è davvero tale se dipende da condizioni? Se esiste solo "a patto che"? Se cambia, si ritira o si raffredda quando l’altro non risponde più alle nostre aspettative?

Poniamo le nostre condizioni: 
Ti amo se mi rispetti”, “Ti amo se mi fai sentire importante”, “Ti amo se non mi deludi”.

Molti dei nostri "paletti" non nascono dall'egoismo, ma da necessità legittime. Alcuni non sono altro che confini sani: elementi fondamentali per una relazione equilibrata.

Parlare di amore completamente incondizionato nelle relazioni adulte non ha senso. Non siamo genitori di un bebè, non siamo chiamati ad accettare tutto senza limiti. L’amore maturo include anche la capacità di dire “no”, di allontanarsi da ciò che ferisce, di riconoscere quando una relazione non è più sana.

In fondo, però, è anche vero che amare davvero qualcuno significa anche concedergli lo spazio di essere imperfetto.
Lo spazio per l'imperfezione, in una data (e grande) misura, lui me lo ha anche concesso.
Negli ultimi tempi sta crollando tutto... e forse sono io che mi sono illusa di poter trovare un amore così, "incondizionato", in una persona che da me voleva ovviamente altro.

Abbiamo giocato al papà e alla bambina -- perché quello che cercavo in lui era un padre... per farne "il mio uomo" avrei dovuto prima maturare abbastanza da essere una donna.
Lui non è più disposto a giocare.
Ed ha iniziato ad odiare.

Ringrazio sempre la mia scarsa consapevolezza, (leggi: ottundimento emotivo) che mi consente di non considerare con dolore e apprensione il pericolo di perdere lui.

Il dolore verrà al momento dello strappo...

martedì 28 aprile 2026

La stupidità umana secondo Carlo Maria Cipolla

Carlo Maria Cipolla

Stamattina ho dato una rinfrescata mnemonica a Le leggi fondamentali della stupidità umana di C. M. Cipolla -- un "must have" in libreria -- rileggendolo. Perché si consuma in un quarto d'ora o meno. 

Mi è venuta voglia di parlarne.

Nel saggio, le leggi di Cipolla sulla stupidità umana (quattro) spiegano una teoria originale sulla stupidità come condizione esistenziale, più che neurologica o genetica.

Riassumendo, Cipolla identifica quattro tipi di "personalità" ovvero di (circa) "stati mentali", che espone in un grafico.
Questi sono:
  • Lo stupido. Lo stupido reca svantaggio a sé ed anche al prossimo.
  • Il criminale/bandito. Il criminale o bandito arreca vantaggio a e svantaggio al prossimo.
  • Lo sprovveduto. Lo sprovveduto avvantaggia il prossimo e reca danno a se stesso.
  • L'Intelligente. Procura vantaggio a sé ed anche al prossimo.

Ogni essere umano può comportarsi in date circostanze come ciascuna delle personalità in oggetto. Non si tratta di categorie fisse, ma di stati psicologici / comportamentali.

Prosegue Cipolla: in ogni singolo gruppo umano possiamo trovare la medesima, identica percentuale X di stupidi. Dai contadini agli ingegneri aerospaziali. C'è sempre la stessa, medesima probabilità di avere a che fare con uno stupido -- ovvero con una persona che agisce stupidamente.

Tutti, a volte, siamo tentati o portati ad agire stupidamente.

La differenza fra uno "stupido" ed un "non stupido" è più legata al quantitativo di mosse stupide (= che recano svantaggio a sé e al contempo anche ad altri) che compie, piuttosto che a una sentenza perentoria su di lui.

Uno stupido (o uno che, in un dato momento, si comporta da tale) agisce deliberatamente ma non sensatamente. Stupidamente, senza ragione, egli manda a monte i nostri piani, ci rovina la giornata (al meglio), l'umore, ci colpisce e ferisce, ci espone alla sensazione di essere inadeguati. Al contempo ponendo se stesso in una brutta posizione (la cosiddetta arma a doppio taglio).

(Diverso è il bandito, che dal compiere il "male" ne trae un qualche vantaggio personale).

Siamo tutti saltuariamente stupidi -- e la capacità di switchare fra essere stupidi e non esserlo, è proprio ciò che conta.

Se non fossimo in grado di agire stupidamente, probabilmente non potremmo mai essere definibili "intelligenti" -- perché il discrimine fra intelligenza e stupidità è visibile proprio dall'alternanza contrastante dei due stati mentali. Questa la conclusione del piccolo saggio di Cipolla -- una piccola, ma geniale teoria divenuta virale sul web già da un po' di anni.