giovedì 7 maggio 2026

In un mondo di maschere


Ci aspettiamo sempre troppo dagli altri. Bisogna accettare la possibilità cioè la certezza che ciascuna persona non sia che una scialuppa, non un porto d'approdo. Così facciamola finita con questo discorso di affezionarci o "sperare che...". Io mi affeziono spesso -- troppo spesso -- e spesso nella voglia deliberata di non capire nulla dell'altro trascuro dettagli che potrebbero rendermi palese che l'altra persona in realtà mi trova un emetico naturale. E' così che va. La gran parte delle volte si è indigesti agli altri. Io, poi... Io ho nella mia splendida fedina sociale una serie di bruciature. Di sigaretta. 

Di mia sorella non riesco a capacitarmi che sia una fredda statua di ghiaccio, narcisistica, megalomane, violenta e in pieno odio per me. Preferisco vedere lei come una creatura fragile e incompresa. A una visione "spirituale", "profonda", forse segnata da una sensibilità troppo acuta. Non che da sempre fosse cattiva, è che s'è costruita una corazza tutt'intorno. E non è che il cielo sia azzurro, è solo non-verde. Le due cose possono tranquillamente coesistere. Cattiva e con la corazza. Mi verrebbe da dire che, credo, siano proprio le persone più buone in principio a snaturarsi e pervertirsi alla malvagità più selvaggiamente nel corso del tempo coniugato ai calci che gli riserva la vita.

O forse sono state ferite troppo precocemente, non lo so. 

In tutti i casi va fatto un calcolo costo/beneficio. Se vedere il lato illuminato della luna è un modo per essere sereni, se bendarsi gli occhi è un modo per vivere sereni, allora va', fiorellino, e spargi i tuoi petali d'amore per il mondo... Anche se poi dovessero pensare e ribadire che sei totalmente cretina. Tu lo sei: stupid is as stupid does. Qual è il problema?

L'alternativa alla cretinaggine qual è, per me? La clausura? L'isolamento? O qualcosa di peggio?

(Credo nella proprietà intrinsecamente trasformatrice della materia ergo del cervello umano. Proviamo a trattare gli altri non tanto come ci trattano, quanto come vorremmo ci trattassero)

domenica 3 maggio 2026

Il cosiddetto "perdono"

Ego te absolvo in nomine Pater, filii et Spiritus Sancti

Ogni volta che sento qualcuno parlare di "perdono" con locuzioni quali "Io ti perdono", mi torna alla memoria l'immagine della Vergine Maria.

  • Nota 1: Verificare accuratamente che colui il quale "perdoni" voglia il tuo perdono. Perché spesso -- quasi sempre -- se ne sbatte. Quindi se il tuo perdono non lo fa facepalmare e ridere, al massimo gli procura disprezzo se non odio.
  • Nota 2: E così, dovrebbe servire a te, e a te soltanto, "per sentirti meglio"? Pensare di per-donare (donare) a chi ci scatarra sopra, al tuo per-dono? E' inutile. Non serve letteralmente a nulla. Anzi: ti fa solo stare peggio.
  • Nota 3: Tu perdoni CHI? Tu sei "l'assoluta parte lesa" e concedi "la tua grazia" al cosiddetto "assoluto peccatore"? E' come mettersi su un piedistallo di superiorità e far scendere la polverina dorata di Dio buono e misericordioso sull'Angelo Caduto. Ma chi ti credi di essere? Se pure fossi più parte lesa che in causa, ciascuno ha le sue ragioni per far quello che fa -- e non sta a te "perdonare"; al limite, per chi vuole crederci, sta a Dio. (Di cui tu non fai le veci. Nemmeno se sei il Papa -- soprattutto se sei il Papa.)
Sarebbe meglio ignorare. Né perdonii né misericordie né assoluzioni, e nemmeno rancori e vendette - mi fai del male? Stammi semplicemente alla larga! Una sola volta è sufficiente per squalificarti ai miei occhi per una vita intera.

sabato 2 maggio 2026

ἓν οἶδα ὅτι οὐδὲν οἶδα ("so di non sapere")


L'esperienza di "sentirsi sciocchi" è comune a molte persone -- non mi azzardo a dir "tutte" -- almeno saltuariamente.

Stanotte ho fatto un sogno di cui ricordo molto poco: mi trovavo ad uno sportello postale, con una donna bionda che gestiva, da impiegata, delle pratiche. Ci dibattevamo, io, lei e altri, sul significato del termine "stolto". Tutti, in Poste, sembravano convinti che volesse dire "intelligente". Intervenivo con costanza e determinazione a dire e ribadire il suo vero significato. L'impiegata bionda ci pensava un po', stentava, poi, vacuamente, acconsentiva.

Chiaramente non è un sogno che simboleggi le mie reali capacità o assenza di capacità, e il giudizio "di massa" su esse: semmai, credo fosse la messa in scena della mia più matura messa in discussione delle etichette che mi vengono attribuite.

Oggi penso che il giudizio di un altro abbia lo stesso peso del mio. Cioè, su una scala da 0 a 100, sia 100 che 0; per come io la penso, tutti e nessuno hanno la verità sugli altri. 

A livello soggettivo, forse, tutti -- va dato valore all'esperienza soggettiva di tutti (e in particolare di chi per noi è importante). Oggettivamente, ciascuno dovrebbe ammettere la propria ignoranza (data dai limiti, dai bias, dai pregiudizi, dalla "non (piena) conoscenza"...) nel valutare le persone

Mi preoccupo e mi tormento di meno su ciò che pensano gli altri (e forse non è così insolito, alla mia età).

Se in milioni pensassero ed esprimessero che io sia più o meno "scema", questa non sarebbe una prova di attendibilità. Il numero non definisce nulla - anzi: è spesso la leva di giudizi fuorvianti

Penso a me stessa (e di conseguenza anche agli altri) come ad una specie di semi-"flusso" che può avere performance buone o scadenti a seconda del momento e del contesto. Non gradisco le etichette e non le applico né a me né agli altri.

Tuttavia bisogna sempre agire con un certo criterio; se è giusto che si giudichi il comportamento e non la persona, questo non legittima il lasciarsi andare a performance scadenti.

La DBT (dialectical-behavioural therapy, terapia dialettico-comportamentale) di Marsha (Linehan) mi sta aiutando in tutto ciò che si evince da queste considerazioni -- una maggiore stabilità psicologica? -- e mi sta dando un filo di speranza.

Un po', mi sento cambiata.

Stamattina, come prima cosa, ho segnato le alternative piacevoli che mi sono venute in mente all'agito impulsivo -- che è tipico del mio problema psicologico (il disturbo borderline. Non abbiate paura: non mi definisce come "narcisistica" o "psicotica". Anzi... il più delle volte sono mite, mesta, e non mordo). E anche questa, in sé, è stata un'alternativa "piacevole" alla malinconia e al giudizio auto-svalutante che come un rumore di fondo mi tartassava prima, e che continua a ripresentarsi alla mia mente quando sono da sola...