giovedì 21 maggio 2026

Sull'attentato di Modena

Si chiama Saku Talukder, ha 21 anni, viene dal Bangladesh. Ed è uno degli eroi di Modena.

Quattro anni fa è salito su un barcone in Libia e ha attraversato il Mediterraneo. È sbarcato a Lampedusa. Lo hanno mandato a Modena, dove lavora all’Italpizza, lontano dai genitori rimasti in Bangladesh. Sabato pomeriggio, mentre Salim El Koudri travolgeva otto persone con la sua Citroën e scendeva dall’abitacolo impugnando un coltello, Saku era lì. È uno di quei cinque uomini diventati una mano sola nell’immagine che da due giorni gira ovunque. Si è lanciato con gli altri, ha disarmato l’aggressore, gli ha strappato il coltello di mano e l’ha buttato in strada.

Poi è tornato dai feriti a portare acqua, a chiedere come poteva aiutare.
A chi gli chiede se ha avuto paura, risponde così: “In quel momento non ci ho pensato. Era più importante aiutare Luca, che sanguinava”. A chi gli chiede perché lo ha fatto e se lo rifarebbe: “I miei genitori mi hanno insegnato che bisogna aiutare gli altri quando sono in difficoltà. Certo. Sempre. La vita delle persone viene prima di tutto”. E infine: “In tanti sono abituati a dire che gli stranieri delinquono. Ma non siamo tutti uguali. Anche gli stranieri sono onesti”.

Saku ha rischiato la vita per salvare quella di sconosciuti italiani in una via del centro di Modena. Lo ha fatto con il coraggio di chi sa cosa vuol dire perdere tutto e ricominciare da zero, di chi ha attraversato il mare per arrivare qui. Mentre lui correva incontro a un uomo armato di coltello, quelli che da anni passano le giornate a urlare contro “l’invasione” stavano comodamente seduti dietro a una tastiera.

Grazie Saku. Questa è casa tua.


(dal web)

2 commenti:

  1. complimenti, condivido il tuo sentito riconoscimento al comportamento di questo ragazzo.
    massimolegnani

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    1. Grazie a dio esistono persone come lui, in barba a tutti gli sciacalli.
      Ciao massimo

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