Mi dimentico di mangiare per una giornata intera. Ciuccio un bicchiere dopo l'altro di Pepsi zero e guardo lo schermo. Fuori dalla porta-finestra il sole declina verso il basso filtrando per le tende trasparenti di color azzurro. E la stanza si fa buia. E se viene il buio, non sono più così sola. La maggior parte del tempo non mi sento così sola come invece sono. Dipende, non so se ti è chiaro, dal fatto che sono sempre stata sola. Non ho mai avuto amici neanche quando pensavo di averne. Che i nemici più letali sono quelli che si fingono tuoi amici. Che avrei dovuto capirlo che ero sola quando mi definivano buona solo per far copiare i compiti.
Ti racconto: alle medie avevo un metodo infallibile anti-coping. Accanto a me si sedevano delle persone solo con l'intento di copiare. Allora sollevavo un'ala del grosso dizionario di inglese, che tenevo dritta e ferma con il braccio piegato, la mano saldamente fissa sullo spessore delle pagine, e infilavo il quaderno/libro/foglio sopra l'altra ala. Era patetico che poi loro si sporgessero per cercare di leggere lo stesso. Una mia compagna sbottò un giorno "Non mi ci siedo più vicino!", snervata. E in effetti l'unica che facessi copiare era l'ultima che ne avrebbe avuto diritto, proprio quella che esplicitamente mi definiva buona solo per essere copiata.
All'epoca, ti narro, avevo un cagnolino. Ho un'affinità speciale con i cani, che se mi vedono per strada rischiano di impiccarsi con il guinzaglio tenuto dai padroni pur di saltarmi addosso. Sì, ne ho avuto tanti. In seconda media c'era Teo, che ha fatto seguito a un altro malato di lesmaniosi e cieco per giunta, e a un altro ancora, Coffee, che avevo chiamato così perché il pelo era del colore del caffè. Era un cane da tartufo con le orecchie a sventola, bellino. Teo lo avevo chiamato così perché sapevo che in greco antico significava "Dio" e per me quel cane era dio. La mia "amica" lo scaraventò a terra, sul marciapiede, facendolo piangere. Le urlai addosso disperata e impotente, ma ci sarebbe stato da buttarla a terra e riempirla di calci in bocca finché non avesse perso l'uso dei muscoli facciali. Sto scherzando. Non so com'è che non mi sono messa a piangere.
Questa è l'amicizia.
Ho trovato più amicizia alla cassa del supermercato.
Che non era un'illusione, tutte le volte che mi porge il resto lo fa dandomelo direttamente in mano. I nostri sguardi si fissano sul biglietto che unisce le nostre dita. Sulle nostre dita. Che non si sfiorano più casualmente. Ma io vorrei toccarle. Chiaramente non lo faccio.
E me ne vado, sai, quando succede mi esclama con forza dietro "Grazie! Buona giornata!". Sono sempre io la sola a ringraziare e augurare buona giornata sempre. Nessuno in genere ricambia.
Ecco che mi sono fatta una mia idea. Spesso è nei posti più strani che càpita l'amore.
E a R. l'ho detto dopo i Coni, i Cani, no, no, sì invece, vedremo, cosa?, poi si vede, non sono tua figlia di dieci anni, è da vedere, sì, sì...
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Mi accade la stessa cosa con i gatti... fenomeno molto discreto per il carattere schivo dell'animale.
RispondiEliminaSi parla infatti di "cat people" e di "dog people" per indicare chi ha affinità con uno dei due pets :)
EliminaCiao