«Es feo y triste, pero es todo amor.»
«È brutto e triste, ma è tutto amore.»
L'amore ai tempi del colera
Questo passaggio è una specie di incisione nel mio spirito, all'interno del mio romanzo preferito. Zia Escolàstica sta descrivendo a Fermina il suo ossessionato innamorato Florentino.
Oggi è successa una cosa che me l'ha riportata in mente. Un episodio semplice.
Ero al supermercato vicino casa, dove sembro ricoprire il ruolo di cliente-scarafaggio.
In fila davanti a me c'era un ragazzo di colore che sul nastro aveva messo cipolla, pane e pomodori -- una spesa essenziale, nulla di vizioso e superfluo.
La cassiera aveva già la faccia storta nel vedermi in fila alla sua cassa (fra l'altro avevo tutta la mia spesa in una mano).
Al momento di pagare -- pochi euro -- il ragazzo tentennava. Ho pensato che forse bluffasse, ma non significava niente: una persona in difficoltà lo rimane anche se sa che quei dieci euro per pane e cipolla non può darli a "te" (supermercato) ma deve tenerseli per spenderli in modo più utile ancora, e non gliene rimangono altri.
Facendo questo ragionamento, me ne stavo impalata davanti a lui rimuginando se era il caso di dare ascolto al mio impulso selvatico e sbattergli la carta di debito davanti, pur circondata da gente che mi schifava a vista (c'è una balorda alleanza complice fra cassiere e cliente medio). La cassiera ancora contrita (ovviamente per mia responsabilità) attendeva con finta pazienza, tutta pretenziosa, i suoi sei euro.
Il ragazzo nero alzava lo sguardo, lo abbassava, lo alzava di nuovo con un sorrisetto vacuo di timidezza. Infine per fortuna ha tirato fuori un biglietto da dieci euro e l'ha porto alla cassiera, sollevandomi dall'onere di espormi al giudizio impietoso della gente in un contesto in cui sono considerata come sono considerata.
L'aiuto può escludere l'esposizione. Anzi, l'altruismo si dimostra proprio lontano da sguardi indiscreti. Ma non avrei saputo come dargli i soldi fuori dal negozio, essendo che non avevo contanti. Mi sono chiesta se lo avrei fatto in caso contrario e mi sono risposta di sì. Ho questa cosa di essere letteralmente intollerante di fronte alla vulnerabilità o all'ingiustizia. Ho sempre dato la pelle per aiutare chi "ritenevo" (non sempre a ragione) avesse bisogno di aiuto.
Del mio, di aiuto, nello specifico, non molti ne hanno bisogno o ammetteranno mai di averne -- meglio la morte, si fa per dire. E questa è un'ulteriore ragione per cui ho questo bisogno spasmodico, lacrimoso e in definitiva folle di aiutare.
"Che c'è da prendere in lei? E' grassa, ha un viso comune, ha una sfilza di gravissimi difetti che esulo dall'elencare. E' una persona letteralmente repellente"
Il "cuore"...?. Penso. Circondata dal frinire dei grilli.
Sì.
Se a qualcuno del cuore importasse più.

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