I passi dell'autunno calcano l'impronta sui miei poveri ammalati bronchi. Mi ha contagiato l'influenza R, che poi s'è salvato. Grrr. Sarebbe almeno opportuno avvertire la mano che rulla la sigaretta che non è tempo di intossicarsi, questo. "Costei l'è un'imbecile", direbbe qualcuno.
Fumare per me è più alto d'una necessità. E' un'abitudine radicata nei miei ricordi e nel mio senso d'essere al mondo. Antonino mi insegnò in quel di liceo classico una vita fa, e così è che non posso rinunciare all'attività senza dimenticare la gioia dei primi raggi di sole (bugiardo) che si posarono sulla mia vita buia, angusta, solitaria.
Ma non parliamo sempre di me. Che palle, sempre di me.
Stanotte sognavo ... incubi, ma non me lo aspettavo, perché mi sono addormentata con un pensiero dolce rivolto alla madre, la quale sta male e mi ha comunque dato tanto negli ultimi giorni.
Un po' è vero, mi chiedevo domande puerili come "Ma sarà vero che mi vuol bene?". Da bambini, ci convinciamo di non essere amati, o di essere persino odiati, e trasciniamo questo dolore nell'età adulta.
Ma ... «Nessuno ama in modo perfetto.
Ancora meno, amano come vogliamo noi».
Mia madre è nata in una grande casa a due piani protetta da un immenso portone di legno, senza vetrate. Dalla finestra della stanza da letto poteva vedere, da bambina, sterminati campi di grano. La Sicilia di allora. Carente d'asfalto e piena di terra brulla e quasi secca.
La casa della sua infanzia è anche la casa della mia infanzia, ma negli anni 90, ovviamente, era già molto più moderna, e dove lei vedeva cumuli di terra marrone io vedevo negozietti, botteghe e cemento.
A una cena, una sua amica sedette con noi a tavola e mi raccontò la storia della loro amicizia.
«Io e la mamma avevamo due anni, forse tre, e dalla finestra delle nostre camere da letto, antistanti l'una all'altra, ci guardavamo negli occhi.»
Un particolare molto dolce, così lo trovai.
Loro fecero insieme le elementari, le medie e le superiori, sempre compagne di classe... poi si divisero all'Università.
Ha chiesto alla sua amica di far da madrina a mia sorella.
A me è andata una parente-serpente nello stesso ruolo, e ... quello che fece le veci di "zio".
Due figure così negative.
Il pensiero bello che mi accompagnava ieri sera come una folgore, mentre rantolavo fra fazzoletti e starnuti, era ...
«è nata il ventuno giugno».
Il primo giorno di primavera.
Alle elementari avevo scritto un tema:
La mia mamma per me è come un fiore -- perché la primavera ha salutato la sua nascita.
Non te la sei bevuta? Ok, non fu un tema di quegli anni ma un'immagine che mi è baluginata in mente ieri sera. Fra l'altro, adora i fiori. Ha un giardino pieno-pieno di calle, rose, girasoli, rampicanti, che cura con particolare premura per le rose.
A volte le sistemava nel vaso da mettere a centrotavola, in cucina.
Ieri sera, pensando questo, e al giorno in cui nacque, mi venne in mente la metafora dello sbocciare d'un fiore.
A volte è così che la "sento".
Negli ultimi mesi, la sua amica mi ha regalato il primo romanzo de "L'Amica geniale" della Ferrante. Forse voleva che lo passassi a lei. E questa è la terza cosa dolce.
Io non conosco il dono dell'amicizia, ma lo penso più prezioso di quello dell'amore. Ecco tutto.
.jpeg)
Nessun commento:
Posta un commento